Canzoniere di Petrarca: i 366 componimenti, testo e parafrasi

Antonio Garofano Antonio Garofano

Il Canzoniere di Petrarca

Il Canzoniere è il libro di poesia più importante della letteratura italiana dopo la Commedia, e quello che ha avuto più imitatori in Europa. Francesco Petrarca lo intitolò in latino Rerum vulgarium fragmenta, «frammenti di cose in volgare», e ci lavorò per circa quarant’anni, fino alla morte nel 1374. Raccoglie 366 componimenti, quasi tutti sonetti, ordinati dall’autore stesso.

Al centro c’è l’amore per Laura. Petrarca la vede per la prima volta ad Avignone il 6 aprile 1327 e la perde, per la peste, il 6 aprile 1348. Ma il libro non racconta una storia nel senso dei romanzi: è il ritratto di un’anima divisa tra il desiderio terreno e il bisogno di rivolgersi a Dio, tra la gloria poetica e il pentimento. Si apre con un sonetto in cui il poeta chiede perdono ai lettori e si chiude con una preghiera alla Vergine.

In questa pagina trovi la guida generale e l’indice dei 366 componimenti. Ogni numero porta alla pagina del testo, con riassunto, parafrasi e il testo integrale di Petrarca; per i componimenti più studiati c’è anche un commento lungo.

Autore Francesco Petrarca (1304-1374)
Titolo originale Rerum vulgarium fragmenta
Composizione dagli anni Trenta del Trecento al 1374, con molte redazioni
Componimenti 366: 317 sonetti, 29 canzoni, 9 sestine, 7 ballate, 4 madrigali
Struttura rime in vita di Laura (1-263), rime in morte di Laura (264-366)
Manoscritto Vaticano latino 3195, in parte autografo

I componimenti da conoscere per primi

Con 366 testi conviene partire da quelli che si leggono più spesso a scuola e all’università. Eccoli in ordine, con una riga per capire di cosa parlano.

Struttura e storia del libro

Petrarca non scrisse il Canzoniere di seguito. Compose le rime nel corso di tutta la vita e le ordinò in un libro solo a partire dagli anni Quaranta, rivedendo l’ordine più volte. Gli studiosi hanno ricostruito diverse «forme» della raccolta; l’ultima è quella del codice Vaticano latino 3195, copiato in parte dal suo segretario e in parte da Petrarca stesso, che vi lavorò fino agli ultimi mesi.

L’ordine dei testi non segue sempre la cronologia della scrittura. Segue un disegno. Il sonetto 1 è stato scritto tardi e messo all’inizio come proemio; gli anniversari dell’innamoramento tornano a intervalli; la canzone 264, «I’ vo pensando», apre la seconda parte con un esame di coscienza. La morte di Laura arriva poco dopo, nel sonetto 267, «Oimè il bel viso».

Il numero 366 non è casuale. Molti lo collegano ai giorni dell’anno, con un componimento in più: una specie di calendario dell’anima, che va dal peccato alla preghiera.

Laura

Chi fosse Laura non lo sappiamo con certezza. Una tradizione antica la identifica con Laura de Noves, moglie di Ugo de Sade, ma non ci sono prove decisive. Petrarca stesso, in una nota scritta sul suo codice di Virgilio, registra la data del primo incontro e quella della morte, e questo è quasi tutto ciò che abbiamo.

Nel libro Laura è descritta per frammenti: i capelli biondi, gli occhi, il viso, la voce, il modo di camminare. Raramente parla. Il suo nome gioca con altre parole, l’aura, il lauro, l’oro, e attraverso il lauro si lega alla gloria poetica: Petrarca fu incoronato poeta in Campidoglio nel 1341. Dopo la morte, Laura cambia: diventa meno severa, appare in sogno, consola. È una figura che si trasforma insieme al poeta.

A differenza della Beatrice di Dante, Laura non porta il poeta alla salvezza. Anzi, l’amore per lei è visto spesso come un ostacolo. È questa tensione, mai del tutto risolta, a dare al libro la sua forza.

I temi principali

Il dissidio interiore. Il poeta è diviso tra l’amore per Laura e l’aspirazione a Dio. Lo stesso conflitto è al centro del Secretum, il dialogo latino in cui Petrarca si fa rimproverare da sant’Agostino.

Il tempo. Nel libro il tempo è sempre perdita o minaccia. «La vita fugge, et non s’arresta una hora», dice il sonetto 272; e il proemio chiude con «quanto piace al mondo è breve sogno».

La memoria. Molti componimenti nascono da un ricordo: i capelli sciolti al vento del sonetto 90, la pioggia di fiori della canzone 126. La memoria tiene vivo l’amore anche quando Laura è lontana, e poi quando è morta.

Il paesaggio. Valchiusa, la Sorga, i monti e le selve non sono descritti come luoghi reali: diventano lo specchio dello stato d’animo del poeta, come in «Solo et pensoso».

La gloria. Accanto all’amore c’è il desiderio di fama poetica, simboleggiato dal lauro. Anche questo è un desiderio terreno, e Petrarca lo sa.

Lingua, metrica e stile

La lingua del Canzoniere è un fiorentino selezionatissimo. Petrarca usa poche parole e le ripete, scegliendo sempre le più eleganti; esclude quasi del tutto i termini bassi o tecnici che Dante accoglieva. Proprio per questo, nel Cinquecento, Pietro Bembo lo propose come modello della lingua poetica italiana.

Le forme metriche sono quelle della tradizione: il sonetto, la canzone, la sestina, la ballata, il madrigale. Il sonetto domina, con schemi di rima vari nelle terzine. Lo stile cerca l’equilibrio: frasi ben ordinate, coppie di aggettivi («tardi et lenti»), antitesi («ardo, et son un ghiaccio»), simmetrie tra quartine e terzine. Molte grafie del testo, come «et» per «e» o «h» etimologiche («homo», «hora»), vengono dal latino e si leggono come in italiano moderno.

La fortuna del Canzoniere

Nessun libro di poesia italiana è stato imitato quanto il Canzoniere. Nel Quattrocento e soprattutto nel Cinquecento nasce il petrarchismo, una moda che attraversa l’Italia, la Francia, la Spagna e l’Inghilterra: Ronsard, Garcilaso, Shakespeare conoscono e riprendono i suoi sonetti. In Italia lo leggeranno con attenzione anche Foscolo e Leopardi.

Da ricordare

  • 366 componimenti: 317 sonetti, 29 canzoni, 9 sestine, 7 ballate, 4 madrigali.
  • Il titolo scelto da Petrarca è latino, Rerum vulgarium fragmenta, «frammenti di cose in volgare». «Canzoniere» è un nome moderno.
  • Il libro si divide in rime in vita e rime in morte di Laura; la seconda parte comincia con il 264.
  • Petrarca vede Laura per la prima volta il 6 aprile 1327, nella chiesa di Santa Chiara ad Avignone; lei muore nel 1348, durante la peste.
  • Si apre con un sonetto di pentimento, «Voi ch’ascoltate», e si chiude con la canzone alla Vergine.

Domande frequenti

Quanti componimenti ci sono nel Canzoniere?

366: 317 sonetti, 29 canzoni, 9 sestine, 7 ballate e 4 madrigali. Il numero richiama i giorni dell’anno più uno, e molti studiosi lo leggono come un calendario simbolico.

Che cosa significa Rerum vulgarium fragmenta?

«Frammenti di cose in volgare». Petrarca scrisse quasi tutto in latino e considerava le rime italiane un’opera minore, eppure le corresse fino alla morte. Il titolo latino dice proprio questo: sono pezzi, ma pezzi ordinati con cura.

Chi è Laura?

Una donna che Petrarca dice di aver visto ad Avignone il 6 aprile 1327, nella chiesa di Santa Chiara, e che morì di peste il 6 aprile 1348. La sua identità storica è incerta. Nel libro conta soprattutto come figura poetica, legata al lauro, cioè alla gloria.

Come è diviso il libro?

In due parti: le rime in vita di Laura (1-263) e le rime in morte di Laura (264-366). La seconda parte si apre con la canzone «I’ vo pensando» e si chiude con la preghiera alla Vergine.

Da quali componimenti conviene cominciare?

Dal sonetto 1, poi dai sonetti 3, 35, 90 e 134 e dalla canzone 126. Per la seconda parte, i sonetti 272, 292, 310 e la canzone 366. Ogni pagina ha testo, parafrasi e riassunto.

Per l’autore vedi la pagina su Francesco Petrarca: biografia e opere.

Updated on