Quel sempre acerbo et honorato giorno (Petrarca, RVF 157)

Antonio Garofano Antonio Garofano

Riassunto: «Quel sempre acerbo et honorato giorno»

Quel giorno, sempre amaro e sempre onorato, ha impresso nel cuore un’immagine così viva che nessun ingegno potrà mai descriverla, eppure il poeta ci torna spesso con la memoria. Il gesto pieno di pietà gentile e il lamento dolce e amaro facevano dubitare se fosse una donna mortale o una dea a rasserenare il cielo intorno. Segue un ritratto fatto di materiali preziosi: la testa d’oro fino, il volto di neve calda, le ciglia d’ebano, gli occhi due stelle da cui Amore tirava senza sbagliare. Le labbra sono perle e rose, i sospiri fiamma, le lacrime cristallo.

Da ricordare

  • Sonetto, schema ABBA ABBA CDE CDE.
  • Ancora il ricordo del pianto di Laura.
  • Ritratto per metafore preziose: oro, neve, ebano, stelle, perle, rose, cristallo.
  • Dubbio tra donna mortale e dea, motivo stilnovistico.
  • Ossimori: «calda neve», «dolce amaro lamentar».

Parafrasi del componimento 157

Versi 1-4

Quel giorno, sempre amaro e onorato, mandò al cuore la sua immagine così viva che nessun ingegno o stile potrà mai descriverla, ma spesso ci torno con la memoria.

Versi 5-8

Il gesto adorno di ogni gentile pietà e il dolce e amaro lamento che sentivo facevano dubitare se fosse una donna mortale o una dea quella che rasserenava il cielo intorno.

Versi 9-11

La testa era oro fino, il volto neve calda, le ciglia ebano, e gli occhi due stelle da cui Amore non tendeva l’arco invano;

Versi 12-14

perle e rose rosse, dove il dolore raccolto formava parole ardenti e belle; i sospiri erano fiamma, le lacrime cristallo.

Testo del componimento 157

Quel sempre acerbo et honorato giorno
mandò sí al cor l’imagine sua viva
che ’ngegno o stil non fia mai che ’l descriva,
ma spesso a lui co la memoria torno.

L’atto d’ogni gentil pietate adorno,
e ’l dolce amaro lamentar ch’i’ udiva,
facean dubbiar, se mortal donna o diva
fosse che ’l ciel rasserenava intorno.

La testa òr fino, et calda neve il volto,
hebeno i cigli, et gli occhi eran due stelle,
onde Amor l’arco non tendeva in fallo;

perle et rose vermiglie, ove l’accolto
dolor formava ardenti voci et belle;
fiamma i sospir’, le lagrime cristallo.

Testo del Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta) da Wikisource, disponibile con licenza CC BY-SA 3.0.

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