Riassunto: «I' ò pregato Amor, e 'l ne riprego»
Più volte ha pregato Amore, e lo prega ancora, di scusarlo presso Laura, sua dolce pena e amaro piacere, se pur con fede piena si allontana a volte dalla strada giusta. Non può negare che la ragione, che frena ogni anima buona, sia stata vinta dalla volontà, che lo porta dove è costretto a seguirla. Laura, con il cuore che il cielo illumina di ingegno e virtù più di quanto sia mai piovuto da una stella benigna, dovrebbe dire con pietà e senza sdegno: che altro può fare costui? È il mio volto che lo consuma. Lui è colpevole perché è avido, io perché sono così bella.
Da ricordare
- Sonetto, schema ABBA ABBA CDE CDE.
- Richiesta di perdono per l’eccesso del desiderio.
- Ossimori: «dolce mia pena», «amaro mio dilecto».
- La ragione vinta dalla volontà, come nel 211.
- Discorso immaginato di Laura che si assume parte della colpa.
Parafrasi del componimento 240
Versi 1-4
Ho pregato Amore, e lo prego ancora, di scusarmi presso di voi, mia dolce pena, mio amaro piacere, se con piena fedeltà mi allontano dalla mia strada giusta.
Versi 5-8
Non posso negarlo, signora, e non lo nego, che la ragione, che frena ogni anima buona, è vinta dal desiderio; e lui mi porta a volte in luoghi dove lo seguo per forza.
Versi 9-11
Voi, con quel cuore che il cielo illumina di un ingegno così chiaro e di una virtù così alta, quanto mai piovve da una stella benigna,
Versi 12-14
dovete dire, pietosa e senza sdegno: che altro può fare costui? Il mio volto lo consuma: lui perché è avido, e io perché sono così bella.
Testo del componimento 240
I’ ò pregato Amor, e ’l ne riprego,
che mi scusi appo voi, dolce mia pena,
amaro mio dilecto, se con piena
fede dal dritto mio sentier mi piego.
I’ nol posso negar, donna, et nol nego,
che la ragion, ch’ogni bona alma affrena,
non sia dal voler vinta; ond’ei mi mena
talor in parte ov’io per forza il sego.
Voi, con quel cor, che di sí chiaro ingegno,
di sí alta vertute il cielo alluma,
quanto mai piovve da benigna stella,
devete dir, pietosa et senza sdegno:
Che pò questi altro? il mio volto il consuma:
ei perché ingordo, et io perché sí bella?
Testo del Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta) da Wikisource, disponibile con licenza CC BY-SA 3.0.
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