Chi è fermato di menar sua vita (RVF 80): testo e parafrasi

Antonio Garofano Antonio Garofano

Riassunto: «Chi è fermato di menar sua vita»

La quarta sestina usa la metafora della navigazione, con le parole-rima vita, scogli, legno, fine, porto e vela. Chi ha deciso di passare la vita sulle onde ingannevoli con una piccola barca non può essere lontano dal naufragio, e farebbe bene a tornare in porto finché la vela obbedisce. Il poeta racconta di aver affidato la sua barca a un’aura soave, il gioco su Laura è evidente, e di essere finito tra mille scogli. Per molto tempo ha navigato alla cieca, poi Dio lo ha richiamato indietro e da lontano gli ha mostrato il porto. Teme però di non farcela, perché la barca è fragile e lasciare la vecchia vita è duro.

Da ricordare

  • Sestina: sei stanze di sei versi e congedo di tre.
  • Allegoria della vita come navigazione pericolosa.
  • «L’aura soave» gioca sul nome di Laura.
  • Il congedo è una preghiera a Dio, «Signor de la mia fine et de la vita».

Parafrasi del componimento 80

Stanza 1 (versi 1-6)

Chi ha deciso di condurre la sua vita sulle onde ingannevoli e tra gli scogli, separato dalla morte solo da una piccola barca, non può essere molto lontano dalla fine: per questo bisognerebbe ritirarsi in porto finché la vela obbedisce ancora al timone.

Stanza 2 (versi 7-12)

L’aria dolce a cui affidai timone e vela entrando nella vita d’amore, sperando di arrivare a un porto migliore, poi mi portò in mezzo a più di mille scogli; e le cause della mia fine dolorosa non le avevo solo intorno, ma dentro la barca.

Stanza 3 (versi 13-18)

Chiuso per molto tempo in questa barca cieca, andai errando senza alzare gli occhi alla vela, che mi portava alla fine prima del mio tempo; poi piacque a colui che mi diede la vita di richiamarmi tanto indietro dagli scogli che almeno da lontano mi apparisse il porto.

Stanza 4 (versi 19-24)

Come una nave o una barca in alto mare ha visto di notte la luce di un porto, se non gliel’hanno tolta la tempesta o gli scogli, così dall’alto della vela gonfia io vidi i segni di quell’altra vita, e allora sospirai verso la mia fine.

Stanza 5 (versi 25-30)

Non perché io sia ancora sicuro della fine: perché, volendo arrivare in porto prima che finisca il giorno, è un lungo viaggio in una vita così breve; e poi ho paura, perché mi vedo su una barca fragile, con la vela più piena di quanto vorrei del vento che mi spinse tra questi scogli.

Stanza 6 (versi 31-36)

Se uscissi vivo da questi scogli pericolosi e il mio esilio arrivasse a una bella fine, come vorrei voltare la vela e gettare l’ancora in qualche porto! Ma brucio come un legno acceso, tanto mi è difficile lasciare la vita di sempre.

Congedo (versi 37-39)

Signore della mia fine e della mia vita, prima che io spezzi la barca tra gli scogli, guida a un buon porto la vela affannata.

Testo del componimento 80

Chi è fermato di menar sua vita
su per l’onde fallaci et per gli scogli
scevro da morte con un picciol legno,
non pò molto lontan esser dal fine:
però sarrebbe da ritrarsi in porto
mentre al governo anchor crede la vela.

L’aura soave a cui governo et vela
commisi entrando a l’amorosa vita
et sperando venire a miglior porto,
poi mi condusse in piú di mille scogli;
et le cagion’ del mio doglioso fine
non pur d’intorno avea, ma dentro al legno.

Chiuso gran tempo in questo cieco legno
errai, senza levar occhio a la vela
ch’anzi al mio dí mi trasportava al fine;
poi piacque a lui che mi produsse in vita
chiamarme tanto indietro da li scogli
ch’almen da lunge m’apparisse il porto.

Come lume di notte in alcun porto
vide mai d’alto mar nave né legno
se non gliel tolse o tempestate o scogli,
cosí di su da la gomfiata vela
vid’io le ’nsegne di quell’altra vita,
et allor sospirai verso ’l mio fine.

Non perch’io sia securo anchor del fine:
ché volendo col giorno esser a porto
è gran vïaggio in cosí poca vita;
poi temo, ché mi veggio in fraile legno,
et piú che non vorrei piena la vela
del vento che mi pinse in questi scogli.

S’io esca vivo de’ dubbiosi scogli,
et arrive il mio exilio ad un bel fine,
ch’i’ sarei vago di voltar la vela,
et l’anchore gittar in qualche porto!
Se non ch’i’ ardo come acceso legno,
sí m’è duro a lassar l’usata vita.

Signor de la mia fine et de la vita,
prima ch’i’ fiacchi il legno tra gli scogli
drizza a buon porto l’affannata vela.

Testo del Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta) da Wikisource, disponibile con licenza CC BY-SA 3.0.

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