Fresco, ombroso, fiorito et verde colle (Petrarca, RVF 243)

Antonio Garofano Antonio Garofano

Riassunto: «Fresco, ombroso, fiorito et verde colle»

Apostrofe al colle fresco, ombroso, fiorito e verde dove Laura siede pensando o cantando, testimoniando quaggiù la natura degli spiriti celesti. Il suo cuore ha voluto lasciarlo per lei, e ha fatto bene, e farebbe meglio a non tornare mai. Ora va contando i punti in cui l’erba è segnata dal piede di Laura e bagnata dalle lacrime del poeta. Si stringe a lei e a ogni passo dice: magari ci fosse qui per un momento quel povero infelice, stanco di piangere e di vivere! Lei ne ride. Il gioco non è alla pari: il colle è un paradiso, il poeta senza cuore è un sasso.

Da ricordare

  • Sonetto, schema ABBA ABBA CDC DCD.
  • Apostrofe al colle, legato al sonetto 242.
  • Il cuore del poeta rimasto accanto a Laura.
  • Contrasto tra il colle paradiso e il poeta pietra.
  • Laura che ride, tra leggerezza e indifferenza.

Parafrasi del componimento 243

Versi 1-4

Colle fresco, ombroso, fiorito e verde, dove ora pensando e ora cantando siede, e qui rende testimonianza degli spiriti celesti, colei che toglie la fama a tutto il mondo:

Versi 5-8

il mio cuore, che volle lasciarmi per lei, e fece molto bene, e farà meglio se non torna mai, va ora contando dove l’erba è segnata da quel bel piede e bagnata da questi occhi.

Versi 9-11

Si stringe a lei e dice a ogni passo: magari fosse qui ora, anche solo per poco, quel misero che è già stanco di piangere e di vivere!

Versi 12-14

Lei ne ride, e il gioco non è alla pari: tu sei un paradiso, io senza cuore un sasso, o luogo sacro, fortunato e dolce.

Testo del componimento 243

Fresco, ombroso, fiorito et verde colle,
ov’or pensando et or cantando siede,
et fa qui de’ celesti spirti fede,
quella ch’a tutto ’l mondo fama tolle:

il mio cor che per lei lasciar mi volle
(et fe’ gran senno, et piú se mai non riede)
va or contando ove da quel bel piede
segnata è l’erba, et da quest’occhi è molle.

Seco si stringe, et dice a ciascun passo:
Deh fusse or qui quel miser pur un poco,
ch’è già di pianger et di viver lasso!

Ella sel ride, et non è pari il gioco:
tu paradiso, i’ senza cor un sasso,
o sacro, aventuroso et dolce loco.

Testo del Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta) da Wikisource, disponibile con licenza CC BY-SA 3.0.

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