Glorïosa columna in cui s’appoggia (Petrarca, RVF 10)

Antonio Garofano Antonio Garofano

Riassunto: «Glorïosa columna in cui s'appoggia»

Il destinatario è un signore lontano, chiamato «signor mio», e la «colonna» dell’attacco richiama il nome della famiglia Colonna. Petrarca lo chiama colonna gloriosa che sostiene le speranze e il nome latino, e che l’ira di Giove non ha mai fatto deviare. Poi lo invita in campagna. Qui non ci sono palazzi né teatri né logge, ma abeti, faggi e pini, l’erba e il monte che ispira la poesia e porta la mente in alto. Di notte l’usignolo canta e riempie il cuore di pensieri d’amore. Manca solo una cosa a tanta bellezza: la presenza del signore lontano.

Da ricordare

  • Testo d’occasione indirizzato a un protettore, non a Laura.
  • Primo testo d’occasione per i Colonna, i protettori di Petrarca.
  • Gioco di parole su «columna» e il nome della famiglia.
  • Contrasto tra il lusso cittadino e la semplicità della natura.

Parafrasi del componimento 10

Versi 1-4

Gloriosa colonna su cui si appoggiano la nostra speranza e il grande nome latino, che l’ira di Giove con la sua pioggia di tempesta non ha ancora fatto deviare dalla via giusta,

Versi 5-8

qui non ci sono palazzi, né teatri né logge, ma al loro posto un abete, un faggio, un pino, in mezzo all’erba verde e vicino al bel monte da cui si scende e si sale scrivendo versi,

Versi 9-11

e innalzano la nostra mente dalla terra al cielo; e l’usignolo, che dolcemente all’ombra si lamenta e piange tutte le notti,

Versi 12-14

ci riempie il cuore di pensieri d’amore: ma tutto questo bene lo interrompi e lo rendi incompleto tu solo, mio signore, che stai lontano da noi.

Testo del componimento 10

Glorïosa columna in cui s’appoggia
nostra speranza e ’l gran nome latino,
ch’ancor non torse del vero camino
l’ira di Giove per ventosa pioggia,

qui non palazzi, non theatro o loggia,
ma ’n lor vece un abete, un faggio, un pino
tra l’erba verde e ’l bel monte vicino,
onde si scende poetando et poggia,

levan di terra al ciel nostr’intellecto;
e ’l rosigniuol che dolcemente all’ombra
tutte le notti si lamenta et piagne,

d’amorosi penseri il cor ne ’ngombra:
ma tanto ben sol tronchi, et fai imperfecto,
tu che da noi, signor mio, ti scompagne.

Testo del Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta) da Wikisource, disponibile con licenza CC BY-SA 3.0.

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