Giacomo Leopardi: vita, opere principali e pensiero

Giacomo Leopardi: biografia essenziale e opere principali per orientarsi nello studio della letteratura italiana.

Antonio Garofano Antonio Garofano 12 min di lettura

ORIENTAMENTO PER LO STUDIO

Profilo cronologico e opere nel catalogo

Nascita1798Morte1837
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Opere collegate

Partiamo da un dato che sorprende sempre: quando scrive L’infinito, nel 1819, Leopardi ha poco più di vent’anni. Alle spalle ha già sette anni passati chiuso nella biblioteca del padre, il conte Monaldo, a imparare da solo il greco e l’ebraico, in quello che lui stesso chiamerà «studio matto e disperatissimo». Era nato a Recanati, nello Stato pontificio, il 29 giugno 1798, figlio di Monaldo e di Adelaide Antici. Morirà a Napoli il 14 giugno 1837, dopo aver vissuto a Roma, Milano, Bologna, Firenze e Pisa, quasi sempre inseguendo un po’ di salute e un po’ di libertà.

A scuola di lui si leggono soprattutto tre libri. I Canti, usciti nel 1831 e ampliati nel 1835, raccolgono tutta la poesia. Le Operette morali (1827) sono dialoghi e prose filosofiche, spesso ironiche. Lo Zibaldone di pensieri è un enorme quaderno di appunti scritto tra il 1817 e il 1832 e pubblicato solo dopo la morte, come i Pensieri (1845). Il pensiero che li attraversa parte dalla teoria del piacere, passa per il pessimismo storico e poi cosmico, e arriva nella Ginestra a chiedere agli uomini di stringersi insieme contro la Natura. La poesia, intanto, cerca il vago, l’indefinito, la rimembranza. Andiamo con ordine, e cominciamo dalla vita.

Sette tappe di una vita breve

L’infanzia a Recanati e gli anni di «studio matto e disperatissimo» (1798-1815)

Primo di dieci figli (cinque dei quali sopravvissuti), Giacomo cresce in una famiglia nobile ma economicamente in difficoltà: il padre Monaldo, uomo colto e conservatore, aveva dissestato il patrimonio, e la madre Adelaide lo amministra con rigore e religiosità severa. Dopo i primi insegnamenti di precettori ecclesiastici, il ragazzo prosegue da autodidatta nella biblioteca paterna, ricca di migliaia di volumi. Impara il latino, il greco e l’ebraico, traduce classici, compila a quindici anni una Storia dell’astronomia e a diciassette il Saggio sopra gli errori popolari degli antichi. Lui stesso definirà quegli anni come un periodo di «studio matto e disperatissimo», al quale attribuirà la rovina della propria salute: una grave deformazione della colonna vertebrale e disturbi agli occhi e ai nervi lo accompagneranno per tutta la vita.

La «conversione letteraria» e l’amicizia con Giordani (1816-1819)

Intorno al 1816 Leopardi passa, come dirà, «dall’erudizione al bello»: scopre la grande poesia, traduce Omero e Virgilio, partecipa al dibattito tra classicisti e romantici con il Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica (1818), in cui difende la poesia degli antichi come più vicina alla natura e all’immaginazione. Nel 1817 comincia la corrispondenza con il letterato Pietro Giordani, il primo a riconoscerne il genio, e inizia lo Zibaldone. Nel 1818 compone le canzoni patriottiche All’Italia e Sopra il monumento di Dante. Nel 1819, dopo un tentativo fallito di fuga da Recanati e un periodo di malattia agli occhi, vive la «conversione filosofica», cioè il passaggio «dal bello al vero»: la poesia diventa riflessione sulla condizione umana.

Gli idilli e il primo viaggio a Roma (1819-1823)

Tra il 1819 e il 1821 nascono i cosiddetti «piccoli idilli»: L’infinito, La sera del dì di festa, Alla luna, Il sogno, La vita solitaria. Sono brevi componimenti in endecasillabi sciolti in cui un paesaggio o un ricordo diventano occasione di meditazione. Nel novembre 1822 Leopardi riesce finalmente a lasciare Recanati per Roma, ospite degli zii Antici; la città lo delude profondamente, e l’unico momento di commozione, racconta in una lettera al fratello Carlo, è la visita alla tomba di Torquato Tasso. Torna a Recanati nella primavera del 1823.

Le Operette morali e gli anni di Milano, Bologna e Firenze (1824-1827)

Il 1824 è l’anno delle Operette morali: una ventina di dialoghi e brevi prose filosofiche, spesso ironiche, che espongono il suo pensiero in forma narrativa. Nel 1825 si trasferisce a Milano per lavorare con l’editore Antonio Fortunato Stella (cura edizioni di classici e un’antologia della prosa italiana), poi a Bologna, dove frequenta i circoli letterari. Nel 1827 escono le Operette morali e Leopardi si stabilisce a Firenze, dove entra in contatto con il gruppo dell’Antologia di Giovan Pietro Vieusseux e conosce Alessandro Manzoni, allora in città per la revisione linguistica dei Promessi sposi.

Pisa, il «risorgimento» e i grandi idilli (1827-1830)

Nell’inverno 1827-1828 il clima mite di Pisa gli restituisce una fase di benessere e di ispirazione, il «risorgimento» poetico: nascono Il risorgimento e A Silvia (aprile 1828). Costretto dalle difficoltà economiche, torna a Recanati per sedici mesi che ricorderà come «notte orribile». Proprio lì compone i cosiddetti «grandi idilli» o canti pisano-recanatesi: Le ricordanze, La quiete dopo la tempesta, Il sabato del villaggio e il Canto notturno di un pastore errante dell’Asia.

Firenze, Ranieri e il ciclo di Aspasia (1830-1833)

Nel 1830 un gruppo di amici toscani gli offre un sussidio che gli permette di lasciare Recanati per sempre. A Firenze stringe un’amicizia decisiva con il giovane esule napoletano Antonio Ranieri e si innamora, senza essere ricambiato, di Fanny Targioni Tozzetti: da questa esperienza nasce il «ciclo di Aspasia» (Il pensiero dominante, Amore e morte, A se stesso, Aspasia), poesia più nuda e drammatica. Nel 1831 esce a Firenze la prima edizione dei Canti.

Gli ultimi anni a Napoli (1833-1837)

Dal 1833 vive a Napoli con Ranieri e la sorella di lui, Paolina. Polemizza con l’ottimismo spiritualista e progressista dei «nuovi credenti» nella Palinodia al marchese Gino Capponi e nei Paralipomeni della Batracomiomachia, poemetto satirico in ottave. Nel 1835 l’editore napoletano Starita pubblica la nuova edizione dei Canti; il progetto di un’edizione completa delle opere si arena però per l’intervento della censura borbonica. Nel 1836, per sfuggire all’epidemia di colera, si ritira nella villa Ferrigni a Torre del Greco, alle falde del Vesuvio, dove scrive La ginestra e Il tramonto della luna. Muore a Napoli il 14 giugno 1837; grazie a Ranieri evita la fossa comune ed è sepolto nella chiesa di San Vitale a Fuorigrotta. Dal 1939 i suoi resti si trovano nel Parco Vergiliano a Piedigrotta.

I libri da conoscere

Canti

I Canti sono la raccolta di tutta la poesia che Leopardi volle conservare: dopo la prima edizione fiorentina del 1831 e quella napoletana del 1835, l’edizione definitiva curata da Ranieri nel 1845 comprende 41 componimenti, tra cui gli ultimi, Il tramonto della luna e La ginestra. Comprendono le canzoni civili e filosofiche (come Bruto minore e Ultimo canto di Saffo), gli idilli, i canti pisano-recanatesi, il ciclo di Aspasia e i canti napoletani. Il titolo stesso, scelto al posto di «poesie» o «rime», sottolinea la musicalità e la libertà metrica: Leopardi elabora la canzone libera, con strofe di lunghezza variabile e rime sparse. Il testo integrale è disponibile nella pagina Canti, testo integrale.

Operette morali

Le Operette morali (1827, poi accresciute nelle edizioni del 1834 e 1835) sono prose in forma di dialogo, novella filosofica o apologo, popolate da personaggi storici e immaginari: Ercole e Atlante, la Moda e la Morte, la Natura e un Islandese, Federico Ruysch e le sue mummie, Tristano e un amico. Con ironia e leggerezza espongono i temi del sistema leopardiano: l’illusione, il piacere, la noia, la Natura indifferente, la vanità della gloria.

Zibaldone di pensieri

Lo Zibaldone è un diario intellettuale di oltre 4.500 pagine manoscritte, tenuto tra il 1817 e il 1832: appunti di filologia, linguistica, filosofia, estetica e osservazioni morali. Fu pubblicato soltanto tra il 1898 e il 1900 e permette di seguire passo dopo passo l’evoluzione del suo pensiero, dalla teoria del piacere alla riflessione sulla Natura.

Le altre opere

  • Pensieri: 111 riflessioni brevi sulla società e sui comportamenti umani, pubblicati da Ranieri nel 1845.
  • Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’Italiani (1824, edito nel 1906): analisi della mancanza di una «società stretta» e di un costume civile in Italia.
  • Paralipomeni della Batracomiomachia: poemetto satirico contro la politica del tempo, uscito postumo nel 1842.
  • L’Epistolario, con lettere essenziali al padre, ai fratelli Carlo e Paolina, a Giordani e a Ranieri.

Il pensiero di Leopardi: dal pessimismo storico al pessimismo cosmico

La teoria del piacere

Al centro del sistema c’è la teoria del piacere, elaborata nello Zibaldone nel 1820: l’uomo desidera un piacere infinito, per durata ed estensione, ma può ottenere soltanto piaceri finiti. Da questa sproporzione nasce l’infelicità. Solo l’immaginazione, creando illusioni, può dare una sensazione di infinito: per questo l’uomo è attratto da ciò che è vago, lontano, indefinito.

Il pessimismo storico

In una prima fase Leopardi considera la Natura una madre benevola che ha dato agli uomini le illusioni per renderli felici. Gli antichi, vicini alla natura, vivevano di immaginazione, di gloria e di passioni forti; la civiltà moderna, con la ragione e il «vero», ha distrutto le illusioni e reso l’uomo infelice. L’infelicità è quindi un prodotto della storia.

Il pessimismo cosmico e la Natura «matrigna»

Dalla metà degli anni Venti la prospettiva si rovescia: la Natura appare come un meccanismo indifferente, che produce e distrugge gli esseri senza curarsi della loro felicità. È la svolta del Dialogo della Natura e di un Islandese (1824). Il male non dipende più dalla storia ma dalla condizione stessa di ogni essere vivente: è il cosiddetto pessimismo cosmico, approfondito nella pagina Leopardi e il pessimismo cosmico.

Il titanismo e la «social catena»

Leopardi non si rassegna. Rifiuta le consolazioni religiose e le «magnifiche sorti e progressive» del suo secolo, che deride nella Ginestra, e propone un atteggiamento eroico: guardare il vero senza illusioni. Proprio dalla coscienza della comune fragilità può nascere, secondo l’ultimo Leopardi, una solidarietà fra gli uomini, uniti «in social catena» contro la Natura nemica. Il pessimismo diventa così anche un pensiero etico e civile.

La poetica: il vago, l’indefinito e la rimembranza

Dalla teoria del piacere discende la poetica. Se l’infinito non si può possedere, la poesia può evocarlo attraverso immagini e parole vaghe e indefinite: suoni lontani, luci notturne, spazi senza confini, ostacoli che impediscono la vista e costringono l’immaginazione a lavorare, come la siepe dell’Infinito. Lo Zibaldone elenca anche le parole più «poetiche» proprio perché indeterminate: lontano, antico, notte, notturno.

Altro cardine è la rimembranza: il ricordo rende piacevoli anche cose che nel presente erano dolorose o banali, perché le allontana e le avvolge di indefinito. Su questo principio si reggono Alla luna, Le ricordanze e A Silvia. Leopardi parla infine di una «doppia vista»: il poeta vede l’oggetto reale e, insieme, quello immaginato.

Sul piano formale, la lingua dei Canti unisce un lessico letterario e spesso arcaico, scelto proprio per la sua capacità evocativa, a una sintassi limpida. La libertà metrica della canzone libera e dell’endecasillabo sciolto prepara la poesia moderna. Per il rapporto con il dibattito del tempo vedi la pagina sul Romanticismo: Leopardi si dichiarò contrario ai romantici, ma la sua opera condivide con loro l’attenzione al soggetto, al sentimento e all’infinito.

Le poesie che arrivano all’esame

  • L’infinito (1819): la siepe che esclude lo sguardo apre all’immaginazione di spazi interminati. Vedi parafrasi e analisi e l’analisi testuale.
  • Alla luna (1819): la rimembranza rende dolce perfino il ricordo del dolore. Parafrasi.
  • A Silvia (1828): la giovinezza spezzata di Silvia diventa immagine della speranza delusa. Parafrasi e analisi.
  • Il sabato del villaggio (1829): l’attesa della festa è più bella della festa stessa. Parafrasi e analisi.
  • Canto notturno di un pastore errante dell’Asia (1829-1830): le domande di un pastore alla luna sul senso dell’esistenza.
  • A se stesso (1833): la fine dell’«inganno estremo» dell’amore, in sedici versi di estrema concisione.
  • La ginestra (1836): il fiore del deserto sulle pendici del Vesuvio come simbolo di dignità e solidarietà. Parafrasi e analisi.

Se volete allenarvi sull’analisi del testo, provate la Tipologia A svolta sull’Infinito e quella su A Silvia.

Perché lo leggiamo ancora

Poco letto e spesso frainteso in vita, Leopardi fu riscoperto nella seconda metà dell’Ottocento, quando Francesco De Sanctis ne fece uno dei protagonisti della sua Storia della letteratura italiana. La pubblicazione dello Zibaldone rivelò la portata del pensatore; nel Novecento la critica (da Walter Binni, che ne sottolineò la «protesta» eroica, a Cesare Luporini, che ne lesse il pensiero in chiave progressiva) ha superato l’immagine del poeta malinconico e chiuso nel dolore privato. Per la poesia novecentesca, da Ungaretti a Montale, Leopardi è il punto di partenza della lirica moderna: il confronto tra la siepe dell’Infinito e la muraglia di Meriggiare pallido e assorto è uno dei collegamenti più classici dell’esame di Stato.

Se dovete raccontarlo in due minuti

Provate a dirlo così, ad alta voce. Leopardi nasce a Recanati nel 1798, in una famiglia nobile e piuttosto chiusa, e si forma da solo sui libri del padre. Tra il 1816 e il 1819 passa dall’erudizione alla poesia, e poi alla filosofia: sono gli anni delle canzoni civili e dei primi idilli, tra cui L’infinito. Roma, nel 1822-23, lo delude. Nel 1824 scrive le Operette morali, poi si sposta tra Milano, Bologna, Firenze e Pisa, dove nel 1828 nasce A Silvia. Tornato a Recanati compone i grandi idilli; dal 1830 è a Firenze, pubblica i Canti (1831) e si innamora senza speranza di Fanny Targioni Tozzetti. Gli ultimi anni li passa a Napoli con Antonio Ranieri, scrive la Ginestra e muore nel 1837. Se a quel punto vi chiedono il pensiero, la sequenza è teoria del piacere, pessimismo storico, pessimismo cosmico, solidarietà tra gli uomini; per la poetica bastano tre parole: vago, indefinito, rimembranza.

Per fissare tutto in uno schema c’è Leopardi in breve: mappa concettuale.

Le domande che arrivano più spesso

Che cos’è il pessimismo cosmico?
È la fase del pensiero leopardiano in cui l’infelicità non dipende più dalla storia ma dalla Natura stessa, indifferente al destino dei viventi: tutti gli esseri, in ogni tempo, sono destinati a soffrire.

Che cosa dice la teoria del piacere?
Che l’uomo desidera un piacere infinito ma ottiene solo piaceri limitati: da questa sproporzione nasce l’infelicità, che solo l’immaginazione e le illusioni possono temporaneamente alleviare.

Dove e quando è morto Leopardi?
A Napoli, il 14 giugno 1837: aveva trentotto anni e gliene mancavano due settimane per compierne trentanove. Oggi è sepolto nel Parco Vergiliano a Piedigrotta.

Leopardi era romantico o classicista?
Nel dibattito del 1816-1818 si schierò con i classicisti, ma la sua poesia condivide molti temi del Romanticismo europeo: per questo la critica lo considera una figura a sé, tra classicismo e modernità.

Chi era Silvia?
La tradizione la identifica con Teresa Fattorini, figlia del cocchiere di casa Leopardi, morta giovane di tisi nel 1818; nella poesia diventa il simbolo della speranza giovanile spezzata.

Bibliografia essenziale

Opere principali di Giacomo Leopardi: vita, opere principali e pensiero

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