S’io avesse pensato che sí care (RVF 293): testo e parafrasi

Antonio Garofano Antonio Garofano

Riassunto: «S'io avesse pensato che sí care»

Riflessione sul successo delle proprie rime. Se avesse immaginato che i suoi sospiri in versi sarebbero stati così apprezzati, il poeta li avrebbe scritti fin dall’inizio più numerosi e in uno stile più raffinato. Ma è morta colei che lo faceva parlare e stava al vertice dei suoi pensieri, e ora non ha più la dolce lima capace di rendere chiare e soavi le rime aspre e scure. In quel tempo voleva solo sfogare il cuore, non guadagnare fama: cercava di piangere, non l’onore del pianto. Adesso vorrebbe piacere, ma Laura lo chiama a sé, stanco e silenzioso.

Da ricordare

  • Sonetto, schema ABBA ABBA CDE DCE.
  • Dichiarazione di poetica: la poesia come sfogo, non come ricerca di fama.
  • La «dolce lima», immagine del lavoro di revisione.
  • Laura «in cima» ai pensieri del poeta.
  • Contrasto tra il desiderio di piacere e il richiamo alla morte.

Parafrasi del componimento 293

Versi 1-4

Se avessi pensato che le voci dei miei sospiri in rima sarebbero state così care, le avrei fatte, fin dall’inizio del mio sospirare, più numerose e in uno stile più raro.

Versi 5-8

Morta colei che mi faceva parlare e che stava in cima ai miei pensieri, non posso più, e non ho più una lima così dolce, rendere soavi e chiare le rime aspre e scure.

Versi 9-11

E certo ogni mio impegno in quel tempo era soltanto di sfogare in qualche modo il cuore dolente, non di acquistare fama.

Versi 12-14

Cercai di piangere, non l’onore del pianto: ora vorrei piacere, ma quella donna altera mi chiama dopo di sé, silenzioso e stanco.

Testo del componimento 293

S’io avesse pensato che sí care
fossin le voci de’ sospir’ miei in rima,
fatte l’avrei, dal sospirar mio prima,
in numero piú spesse, in stil piú rare.

Morta colei che mi facea parlare,
et che si stava de’ pensier’ miei in cima,
non posso, et non ò piú sí dolce lima,
rime aspre et fosche far soavi et chiare.

Et certo ogni mio studio in quel tempo era
pur di sfogare il doloroso core
in qualche modo, non d’acquistar fama.

Pianger cercai, non già del pianto honore:
or vorrei ben piacer; ma quella altera
tacito stanco dopo sé mi chiama.

Testo del Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta) da Wikisource, disponibile con licenza CC BY-SA 3.0.

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