Riassunto: «Soleasi nel mio cor star bella et viva»
Rovesciamento delle parti. Prima Laura abitava nel cuore del poeta, bella e viva, come una donna qualunque in un luogo umile. Ora, con la sua morte, lui è diventato non solo mortale ma morto, e lei è divina. L’anima spogliata di ogni bene e Amore privato della sua luce dovrebbero spezzare un sasso per la pietà, ma nessuno racconta o scrive il loro dolore, perché piangono dentro, dove ogni orecchio è sordo tranne quello del poeta. Le terzine chiudono con tre verità ripetute: siamo polvere e ombra, il desiderio è cieco e avido, la speranza inganna.
Da ricordare
- Sonetto, schema ABBA ABBA CDE DCE.
- Antitesi: il poeta «morto», Laura «diva».
- Il dolore nascosto, che nessuno può ascoltare.
- Triplice anafora di «Veramente» nell’ultima terzina.
- Eco biblica e oraziana: «polvere et ombra».
Parafrasi del componimento 294
Versi 1-4
Lei soleva stare nel mio cuore bella e viva, come una donna qualsiasi in un luogo umile e basso: ora, per il suo ultimo passo, io sono diventato non solo mortale ma morto, ed ella è divina.
Versi 5-8
L’anima spogliata e privata di ogni suo bene, Amore spogliato e privo della sua luce dovrebbero spezzare un sasso per la pietà, ma non c’è nessuno che racconti o scriva il loro dolore:
Versi 9-11
perché piangono dentro, dove ogni orecchio è sordo, tranne il mio, che è ingombro di tanto dolore che non mi resta altro che sospirare.
Versi 12-14
Davvero siamo polvere e ombra, davvero il desiderio è cieco e avido, davvero la speranza è ingannevole.
Testo del componimento 294
Soleasi nel mio cor star bella et viva,
com’altra donna in loco humile et basso:
or son fatto io per l’ultimo suo passo
non pur mortal, ma morto, et ella è diva.
L’alma d’ogni suo ben spogliata et priva,
Amor de la sua luce ignudo et casso
devrian de la pietà romper un sasso,
ma non è chi lor duol riconti o scriva:
ché piangon dentro, ov’ogni orecchia è sorda,
se non la mia, cui tanta doglia ingombra,
ch’altro che sospirar nulla m’avanza.
Veramente siam noi polvere et ombra,
veramente la voglia cieca e ’ngorda,
veramente fallace è la speranza.
Testo del Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta) da Wikisource, disponibile con licenza CC BY-SA 3.0.
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