Decameron di Boccaccio: le 100 novelle, riassunti e testo

Antonio Garofano Antonio Garofano

Il Decameron è la raccolta di cento novelle scritta da Giovanni Boccaccio tra il 1349 e il 1353, subito dopo la peste nera che nel 1348 aveva ucciso a Firenze una parte enorme degli abitanti. Il titolo viene dal greco e significa «opera di dieci giorni»: dieci ragazzi, sette donne e tre uomini, lasciano la città appestata, si ritirano in una villa sulle colline e per due settimane passano il tempo raccontando. Ogni giorno, tranne il venerdì e il sabato, ciascuno dice una novella. Alla fine le novelle sono cento.

A scuola si studia perché è il primo grande libro di prosa della letteratura italiana e perché dentro c’è un mondo intero: mercanti e re, frati e contadini, beffe e tragedie, Firenze e il Mediterraneo. Boccaccio non giudica dall’alto. Osserva gli uomini come sono, con la loro astuzia, la loro fortuna e la loro capacità di amare. Qui trovi le cento novelle una per una, con riassunto, testo integrale e commento.

Scheda dell’opera

Autore Giovanni Boccaccio (1313-1375)
Genere Raccolta di novelle in prosa con cornice
Composizione 1349-1353 circa
Struttura Proemio, dieci giornate di dieci novelle ciascuna, Conclusione dell’autore
Cornice Dieci giovani fuggono dalla peste di Firenze del 1348 e raccontano a turno, sotto un re o una regina che sceglie il tema
Narratori Pampinea, Fiammetta, Filomena, Emilia, Lauretta, Neifile, Elissa; Panfilo, Filostrato, Dioneo
Dedica Alle donne innamorate, che non hanno le distrazioni degli uomini
Temi Fortuna, ingegno, amore, la forza della parola, la critica dell’ipocrisia religiosa, la cortesia
Stile Periodo lungo alla latina nelle parti alte, dialoghi vivaci e lingua parlata nelle parti comiche
Titolo Dal greco, «dieci giornate». Sottotitolo: «cognominato Prencipe Galeotto»

Le cento novelle

Giornata I

Giornata II

Giornata III

Giornata IV

Giornata V

Giornata VI

Giornata VII

Giornata VIII

Giornata IX

Giornata X

Le dieci giornate

Giornata prima: tema libero

Regno di Pampinea. La brigata si presenta e ciascuno racconta ciò che vuole. Ma i temi sono già chiari: l’ipocrisia religiosa, con ser Ciappelletto e Abraam giudeo, la forza di una parola detta bene, con Melchisedech e la marchesana di Monferrato. Si chiude con una serie di motti eleganti.

  1. I, 1 · Ser Ciappelletto (Panfilo)
  2. I, 2 · Abraam giudeo (Neifile)
  3. I, 3 · Melchisedech e le tre anella (Filomena)
  4. I, 4 · Il monaco e l'abate (Dioneo)
  5. I, 5 · La marchesana di Monferrato (Fiammetta)
  6. I, 6 · L'inquisitore e il buon uomo (Emilia)
  7. I, 7 · Bergamino e Cangrande (Filostrato)
  8. I, 8 · Guglielmo Borsiere (Lauretta)
  9. I, 9 · Il re di Cipro (Elissa)
  10. I, 10 · Maestro Alberto da Bologna (Pampinea)

Giornata seconda: chi, dopo molte avversità, arriva a un lieto fine inatteso

Regno di Filomena. Le novelle della fortuna. Mercanti, principesse e viaggiatori vengono sballottati per il Mediterraneo e alla fine si salvano: Landolfo Rufolo aggrappato a una cassetta di gioielli, Andreuccio da Perugia uscito da una tomba, Alatiel che torna a casa dopo quattro anni e nove uomini.

  1. II, 1 · Martellino (Neifile)
  2. II, 2 · Rinaldo d'Asti (Filostrato)
  3. II, 3 · Alessandro e la figlia del re d'Inghilterra (Pampinea)
  4. II, 4 · Landolfo Rufolo (Lauretta)
  5. II, 5 · Andreuccio da Perugia (Fiammetta)
  6. II, 6 · Madama Beritola (Emilia)
  7. II, 7 · Alatiel, la figlia del soldano (Panfilo)
  8. II, 8 · Il conte d'Anversa (Elissa)
  9. II, 9 · Bernabò da Genova e Zinevra (Filomena)
  10. II, 10 · Paganino da Monaco (Dioneo)

Giornata terza: chi con la propria abilità ottiene una cosa desiderata o recupera quella perduta

Regno di Neifile. Chi ottiene con l’ingegno ciò che vuole. È la giornata più maliziosa, piena di conventi, mariti ingannati e travestimenti: Masetto da Lamporecchio, il palafreniere della regina Teodolinda, Ferondo in purgatorio, Giletta di Narbona.

  1. III, 1 · Masetto da Lamporecchio (Filostrato)
  2. III, 2 · Il palafreniere e la regina Teodolinda (Pampinea)
  3. III, 3 · La donna e il frate confessore (Filomena)
  4. III, 4 · Frate Puccio e don Felice (Panfilo)
  5. III, 5 · Il Zima (Elissa)
  6. III, 6 · Ricciardo Minutolo (Fiammetta)
  7. III, 7 · Tedaldo degli Elisei (Emilia)
  8. III, 8 · Ferondo in purgatorio (Lauretta)
  9. III, 9 · Giletta di Narbona (Neifile)
  10. III, 10 · Alibech e Rustico (Dioneo)

Giornata quarta: gli amori che finiscono in modo infelice

Regno di Filostrato. Gli amori infelici, voluti dal re Filostrato, che si sente sfortunato in amore. È la giornata tragica del libro: Tancredi e Ghismunda, Lisabetta da Messina con il vaso di basilico, il cuore mangiato. Dioneo alla fine alleggerisce con una farsa.

  1. IV, 1 · Tancredi e Ghismunda (Fiammetta)
  2. IV, 2 · Frate Alberto e l'angelo Gabriele (Pampinea)
  3. IV, 3 · Le tre sorelle di Marsiglia (Lauretta)
  4. IV, 4 · Gerbino (Elissa)
  5. IV, 5 · Lisabetta da Messina (Filomena)
  6. IV, 6 · Andreuola e Gabriotto (Panfilo)
  7. IV, 7 · Simona e Pasquino (Emilia)
  8. IV, 8 · Girolamo e Salvestra (Neifile)
  9. IV, 9 · Il cuore mangiato (Filostrato)
  10. IV, 10 · La moglie del medico e l'arca (Dioneo)

Giornata quinta: gli amori che, dopo casi crudeli o sventurati, finiscono bene

Regno di Fiammetta. Gli amori che finiscono bene dopo molte sventure. Ci sono rapimenti, naufragi, riconoscimenti, e due novelle celebri: la caccia infernale di Nastagio degli Onesti e il falcone di Federigo degli Alberighi.

  1. V, 1 · Cimone (Panfilo)
  2. V, 2 · Gostanza e Martuccio (Emilia)
  3. V, 3 · Pietro Boccamazza e l'Agnolella (Elissa)
  4. V, 4 · L'usignolo (Filostrato)
  5. V, 5 · La fanciulla di Faenza (Neifile)
  6. V, 6 · Gian di Procida (Pampinea)
  7. V, 7 · Teodoro e Violante (Lauretta)
  8. V, 8 · Nastagio degli Onesti (Filomena)
  9. V, 9 · Federigo degli Alberighi (Fiammetta)
  10. V, 10 · Pietro di Vinciolo (Dioneo)

Giornata sesta: i motti di spirito con cui ci si difende o si evita un pericolo

Regno di Elissa. La giornata dei motti: risposte pronte che salvano o correggono. Madonna Oretta, Cisti fornaio, Chichibio e la gru, Giotto e Forese, Guido Cavalcanti tra le tombe e, per finire, la predica di frate Cipolla.

  1. VI, 1 · Madonna Oretta (Filomena)
  2. VI, 2 · Cisti fornaio (Pampinea)
  3. VI, 3 · Monna Nonna de' Pulci (Lauretta)
  4. VI, 4 · Chichibio e la gru (Neifile)
  5. VI, 5 · Forese da Rabatta e Giotto (Panfilo)
  6. VI, 6 · Michele Scalza e i Baronci (Fiammetta)
  7. VI, 7 · Madonna Filippa (Filostrato)
  8. VI, 8 · Fresco e la nipote (Emilia)
  9. VI, 9 · Guido Cavalcanti (Elissa)
  10. VI, 10 · Frate Cipolla (Dioneo)

Giornata settima: le beffe che le mogli fanno ai mariti

Regno di Dioneo. Le beffe che le mogli fanno ai mariti, per amore o per salvarsi. Il tema l’ha scelto Dioneo, e il tono è da commedia: la fantasima di Gianni Lotteringhi, Peronella e il doglio, il pero incantato.

  1. VII, 1 · Gianni Lotteringhi e la fantasima (Emilia)
  2. VII, 2 · Peronella e il doglio (Filostrato)
  3. VII, 3 · Frate Rinaldo (Elissa)
  4. VII, 4 · Tofano e la moglie (Lauretta)
  5. VII, 5 · Il geloso confessore (Fiammetta)
  6. VII, 6 · Madonna Isabella (Pampinea)
  7. VII, 7 · Lodovico, Beatrice ed Egano (Filomena)
  8. VII, 8 · Lo spago al dito (Neifile)
  9. VII, 9 · Lidia, Nicostrato e il pero (Panfilo)
  10. VII, 10 · Tingoccio e Meuccio (Dioneo)

Giornata ottava: le beffe che uomini e donne si fanno a vicenda

Regno di Lauretta. Le beffe in generale, tra uomini e donne. Qui entrano in scena i pittori fiorentini Bruno, Buffalmacco e il povero Calandrino, insieme a giudici, preti di campagna e mercanti. Contiene anche la vendetta crudele dello scolare.

  1. VIII, 1 · Gulfardo e Guasparruolo (Neifile)
  2. VIII, 2 · Il prete da Varlungo (Panfilo)
  3. VIII, 3 · Calandrino e l'elitropia (Elissa)
  4. VIII, 4 · Il proposto di Fiesole (Emilia)
  5. VIII, 5 · Le brache del giudice (Filostrato)
  6. VIII, 6 · Il porco di Calandrino (Filomena)
  7. VIII, 7 · Lo scolare e la vedova (Pampinea)
  8. VIII, 8 · Zeppa e Spinelloccio (Fiammetta)
  9. VIII, 9 · Maestro Simone e la brigata (Lauretta)
  10. VIII, 10 · Salabaetto e Iancofiore (Dioneo)

Giornata nona: tema libero

Regno di Emilia. Tema libero, come nella prima. Tornano Calandrino e i suoi amici, c’è la badessa con le brache del prete in testa, ci sono Ciacco e Filippo Argenti presi da Dante, e la novella del ponte dell’oca.

  1. IX, 1 · Madonna Francesca e i due pretendenti (Filomena)
  2. IX, 2 · La badessa e le brache del prete (Elissa)
  3. IX, 3 · Calandrino pregno (Filostrato)
  4. IX, 4 · Cecco Fortarrigo e Cecco Angiulieri (Neifile)
  5. IX, 5 · Calandrino innamorato (Fiammetta)
  6. IX, 6 · Pinuccio e Adriano all'osteria (Panfilo)
  7. IX, 7 · Il sogno di Talano (Pampinea)
  8. IX, 8 · Biondello e Ciacco (Lauretta)
  9. IX, 9 · Salomone e i due giovani (Emilia)
  10. IX, 10 · Compar Pietro e la cavalla (Dioneo)

Giornata decima: chi ha agito con liberalità o magnificenza

Regno di Panfilo. La magnificenza: gesti di generosità straordinaria, quasi eroica. Ghino di Tacco, Natan che offre la vita, il giardino di gennaio, Tito e Gisippo, il Saladino e Torello. Si chiude con la pazienza di Griselda.

  1. X, 1 · Messer Ruggieri e il re di Spagna (Neifile)
  2. X, 2 · Ghino di Tacco e l'abate di Cligny (Elissa)
  3. X, 3 · Mitridanes e Natan (Filostrato)
  4. X, 4 · Messer Gentile de' Carisendi (Lauretta)
  5. X, 5 · Madonna Dianora e il giardino di gennaio (Emilia)
  6. X, 6 · Re Carlo e le figlie di Neri (Fiammetta)
  7. X, 7 · La Lisa e il re Pietro (Pampinea)
  8. X, 8 · Tito e Gisippo (Filomena)
  9. X, 9 · Messer Torello e il Saladino (Panfilo)
  10. X, 10 · Griselda (Dioneo)

La cornice: la peste e la brigata

Il libro si apre con una pagina che gli studenti trovano spesso nei manuali: la descrizione della peste. Boccaccio racconta i sintomi, i bubboni, i morti abbandonati per strada, le fosse comuni, i parenti che fuggono. Soprattutto racconta la fine dei legami sociali. Il fratello lascia il fratello, la moglie il marito, e i padri, dice, evitano di visitare i figli. È una pagina da cronista, durissima, e serve a far capire da che cosa la brigata stia scappando.

I dieci giovani si incontrano in Santa Maria Novella un martedì mattina. L’idea di partire viene a Pampinea, la più grande delle ragazze; i tre uomini si aggiungono poco dopo. Nella villa si danno delle regole: ogni giorno uno di loro è re o regina, sceglie il tema e organizza la giornata. Si mangia, si passeggia, si canta, e nel pomeriggio si racconta. Ogni giornata termina con una ballata.

La cornice non è un semplice contenitore. Dice che, davanti al disordine della peste, si può ricostruire un ordine fatto di misura, bellezza e parola. Le novelle raccontano il mondo com’è, anche il più basso; la brigata le ascolta senza perdere l’onestà. È una scelta morale prima che letteraria.

Dei dieci narratori, uno ha un ruolo speciale: Dioneo. Dalla prima giornata ottiene il privilegio di raccontare sempre per ultimo e di non rispettare il tema, se vuole. Le sue novelle sono spesso le più audaci, ma è sua anche l’ultima, quella di Griselda.

I temi, spiegati con le novelle

La fortuna. È la forza che muove la seconda giornata e tante altre storie. Non è il destino stabilito da Dio, è il caso, che toglie e restituisce. Landolfo Rufolo perde tutto per avidità e lo ritrova aggrappato a una cassetta in mezzo al mare.

L’ingegno. Contro la fortuna l’uomo ha l’intelligenza pratica, la capacità di reagire. Andreuccio impara a stare al mondo in una notte, frate Cipolla trasforma dei carboni in reliquie, Melchisedech si salva con una parabola.

L’amore. In tutte le sue forme: tragico, con Ghismunda e Lisabetta; cortese, con Federigo degli Alberighi; sensuale e comico, nelle giornate delle beffe. Boccaccio lo considera una forza naturale, che non va repressa.

La parola. Ciappelletto inganna con una confessione, Cisti corregge un nobile con due parole, Guido Cavalcanti umilia una brigata con una frase. Il Decameron è un libro che celebra chi sa parlare, e infatti è fatto tutto di racconti detti a voce.

La critica al clero. Frati, abati e preti sono tra i bersagli preferiti. Non è un attacco alla fede, che resta fuori discussione, ma all’ipocrisia di chi la usa per guadagno o per piacere.

La nobiltà d’animo. Ghismunda lo dice chiaramente al padre: la nobiltà non viene dal sangue ma dalla virtù. Cisti, fornaio, è più cortese di molti cavalieri. È un’idea che viene dallo Stilnovo e che Boccaccio porta nella vita quotidiana dei mercanti.

Lingua e stile

Il Decameron è scritto in un fiorentino colto. Nelle parti narrative e nei discorsi solenni la frase è lunga, costruita sul modello del latino di Cicerone, con il verbo spesso in fondo. Nei dialoghi, invece, si sente la lingua parlata: proverbi, battute, perfino il veneziano di Chichibio o il siciliano della canzone di Lisabetta. Questa varietà è una delle ragioni per cui il libro è stato preso a modello, nel Cinquecento, da Pietro Bembo, che lo indicò come esempio della prosa italiana.

Ogni novella è preceduta da una rubrica, un breve riassunto in corsivo, e introdotta dalle parole del narratore, che la collega alle precedenti o commenta il tema. Leggendo le novelle nel testo integrale, soffermati su questi passaggi: mostrano come la brigata reagisce e come ogni storia nasce dalla conversazione.

Quando e perché nasce

Boccaccio era figlio di un mercante legato ai Bardi, una delle grandi compagnie bancarie fiorentine, e da giovane visse a Napoli, alla corte angioina, dove conobbe la cultura cortese e il mondo dei commerci. Tornato a Firenze, visse da vicino la peste del 1348. Il Decameron nasce da queste esperienze: il mondo mercantile, la tradizione cortese, la catastrofe.

Nella Conclusione dell’autore, Boccaccio si difende dalle accuse di aver scritto cose sconvenienti. Risponde che ha riportato le storie come andavano raccontate, che chi legge sceglie che cosa prendere, e che il libro non è stato scritto per le chiese né per le scuole di filosofia, ma per le donne che vogliono svagarsi. È una difesa ironica e moderna della libertà della letteratura.

Da ricordare

  • Cento novelle in dieci giornate, raccontate da dieci giovani: sette ragazze e tre ragazzi.
  • La cornice è la peste di Firenze del 1348: la brigata si rifugia in campagna e passa il tempo raccontando.
  • Ogni giornata ha un re o una regina che sceglie il tema; la prima e la nona sono a tema libero.
  • Le forze che muovono le storie sono tre: la Fortuna, l’Amore, l’ingegno.
  • Le novelle che a scuola si chiedono di più: Ser Ciappelletto, Andreuccio da Perugia, Federigo degli Alberighi, Chichibio, Griselda.

Domande frequenti

Che cosa significa Decameron?

Viene dal greco e significa «dieci giorni», cioè le dieci giornate di racconti della brigata.

Quante novelle ci sono nel Decameron?

Cento: dieci per ciascuna delle dieci giornate, raccontate a turno dai dieci giovani della brigata.

Chi sono i narratori del Decameron?

Sette ragazze, Pampinea, Fiammetta, Filomena, Emilia, Lauretta, Neifile ed Elissa, e tre ragazzi, Panfilo, Filostrato e Dioneo.

Perché la brigata lascia Firenze?

Per sfuggire alla peste del 1348. Boccaccio la descrive nell’Introduzione alla prima giornata.

Qual è la prima novella e qual è l’ultima?

La prima è quella di ser Ciappelletto, un uomo malvagio creduto santo; l’ultima è quella di Griselda, la moglie messa alla prova dal marito.

Quali sono le novelle più studiate a scuola?

Ser Ciappelletto, Melchisedech, Andreuccio da Perugia, Landolfo Rufolo, Tancredi e Ghismunda, Lisabetta da Messina, Nastagio degli Onesti, Federigo degli Alberighi, Chichibio, Cisti fornaio, Guido Cavalcanti, frate Cipolla, Calandrino e l’elitropia, Griselda.

Per la vita e le altre opere vai alla pagina su Giovanni Boccaccio.

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