Riassunto: «A la dolce ombra de le belle frondi»
Questa sestina segna una svolta morale. Il poeta racconta di essere corso all’ombra di un lauro per sfuggire alla luce del terzo cielo, quello di Venere, in primavera. Nessun albero gli sembrò mai così bello, e per anni è tornato a quei rami fedele in ogni stagione. Ora però riconosce che il tempo vince e cambia ogni cosa, e chiede perdono al lauro se, cominciando a vedere la luce vera, ha deciso di fuggire quei rami pieni di vischio. La vita breve gli indica un’altra strada verso il cielo, che porti frutto e non solo fiori e foglie.
Da ricordare
- Sestina: sei stanze di sei versi più congedo di tre, con le parole rima frondi, lume, cielo, poggi, tempo, rami.
- Il lauro come simbolo di Laura e della gloria poetica.
- Svolta verso l’amore divino: «altr’amor, altre frondi et altro lume».
- Il «terzo cielo» è quello di Venere, secondo l’astronomia tolemaica.
- Chiude, secondo la lettura più diffusa, una sezione del Canzoniere con un pentimento.
Parafrasi del componimento 142
Prima stanza
All’ombra dolce delle belle fronde corsi fuggendo una luce spietata che mi bruciava fin quaggiù dal terzo cielo; e la brezza amorosa che rinnova la stagione liberava già i colli dalla neve, e sui pendii fiorivano erbe e rami.
Seconda stanza
Il mondo non vide mai rami così belli, né il vento mosse mai fronde così verdi come quelle che mi si mostrarono in quel primo tempo: tanto che, temendo la luce ardente, non scelsi come rifugio l’ombra dei colli, ma quella della pianta più gradita al cielo.
Terza stanza
Un lauro allora mi difese dal cielo, e per questo più volte, desideroso dei bei rami, sono andato poi per boschi e colli; e non ho mai più trovato tronco né fronde così onorati dalla luce celeste che non cambiassero natura con il tempo.
Quarta stanza
Perciò, sempre più fermo di tempo in tempo, seguendo dove mi sentivo chiamare dal cielo e guidato da una luce dolce e chiara, tornai sempre devoto ai primi rami, sia quando le fronde sono sparse a terra sia quando il sole fa verdeggiare i colli.
Quinta stanza
Boschi, sassi, campi, fiumi e colli, tutto ciò che è creato, il tempo lo vince e lo cambia: per questo chiedo perdono a queste fronde se, dopo che il cielo ha girato per molti anni, ho deciso di fuggire i rami invischiati appena ho cominciato a vedere la luce.
Sesta stanza
Tanto mi piacque all’inizio la dolce luce che superai con piacere colli molto alti per poter avvicinare i rami amati: ora la vita breve, il luogo e il tempo mi mostrano un’altra strada per andare al cielo e per fare frutto, non soltanto fiori e fronde.
Congedo
Cerco un altro amore, altre fronde e un’altra luce, un’altra salita al cielo per altri colli, perché ormai è tempo, e altri rami.
Testo del componimento 142
A la dolce ombra de le belle frondi
corsi fuggendo un dispietato lume
che’nfin qua giú m’ardea dal terzo cielo;
et disgombrava già di neve i poggi
l’aura amorosa che rinova il tempo,
et fiorian per le piagge l’erbe e i rami.
Non vide il mondo sí leggiadri rami,
né mosse il vento mai sí verdi frondi
come a me si mostrâr quel primo tempo:
tal che, temendo de l’ardente lume,
non volsi al mio refugio ombra di poggi,
ma de la pianta piú gradita in cielo.
Un lauro mi difese allor dal cielo,
onde piú volte vago de’ bei rami
da po’ son gito per selve et per poggi;
né già mai ritrovai tronco né frondi
tanto honorate dal superno lume
che non mutasser qualitate a tempo.
Però piú fermo ognor di tempo in tempo,
seguendo ove chiamar m’udia dal cielo
e scorto d’un soave et chiaro lume,
tornai sempre devoto ai primi rami
et quando a terra son sparte le frondi
et quando il sol fa verdeggiar i poggi.
Selve, sassi, campagne, fiumi et poggi,
quanto è creato, vince et cangia il tempo:
ond’io cheggio perdono a queste frondi,
se rivolgendo poi molt’anni il cielo
fuggir disposi gl’ invescati rami
tosto ch’incominciai di veder lume.
Tanto mi piacque prima il dolce lume
ch’i’ passai con diletto assai gran poggi
per poter appressar gli amati rami:
ora la vita breve e ’l loco e ’l tempo
mostranmi altro sentier di gire al cielo
et di far frutto, non pur fior’ et frondi.
Altr’amor, altre frondi et altro lume,
altro salir al ciel per altri poggi
cerco, ché n’é ben tempo, et altri rami.
Testo del Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta) da Wikisource, disponibile con licenza CC BY-SA 3.0.
Torna alla guida al Canzoniere o alla pagina su Francesco Petrarca.