Far potess’io vendetta di colei (RVF 256): testo e parafrasi

Antonio Garofano Antonio Garofano

Riassunto: «Far potess'io vendetta di colei»

Desiderio di vendetta contro Laura, che con lo sguardo e le parole lo distrugge e poi, per farlo soffrire di più, si nasconde e fugge, celando gli occhi dolci e colpevoli. Così succhia a poco a poco i suoi spiriti stanchi e di notte, quando dovrebbe riposare, ruggisce sul suo cuore come un leone feroce. L’anima, cacciata dalla sua dimora come dalla morte, lo lascia e se ne va proprio da lei, che la minaccia. Il poeta si meraviglia che Laura non si svegli, mentre la sua anima le parla, piange e la abbraccia.

Da ricordare

  • Sonetto, schema ABBA ABBA CDC DCD.
  • Desiderio impossibile di «vendetta» contro la donna amata.
  • Immagine del leone che ruggisce sul cuore di notte.
  • L’anima che vola da Laura durante il sonno.
  • Finale onirico e affettuoso: l’abbraccio non la sveglia.

Parafrasi del componimento 256

Versi 1-4

Potessi vendicarmi di colei che guardandomi e parlandomi mi distrugge, e poi, per darmi più dolore, si nasconde e fugge, nascondendomi gli occhi così dolci e colpevoli.

Versi 5-8

Così succhia a poco a poco consumandoli i miei spiriti afflitti e stanchi, e ruggisce sul cuore come un leone feroce di notte, quando dovrei riposare.

Versi 9-11

L’anima, che la Morte caccia dalla sua dimora, si allontana da me e, sciolta da un tale nodo, se ne va proprio da colei che la minaccia.

Versi 12-14

Mi meraviglio davvero che qualche volta, mentre le parla, piange e poi l’abbraccia, non le rompa il sonno, se lei l’ascolta.

Testo del componimento 256

Far potess’io vendetta di colei
che guardando et parlando mi distrugge,
et per piú doglia poi s’asconde et fugge,
celando gli occhi a me sí dolci et rei.

Cosí li afflicti et stanchi spirti mei
a poco a poco consumando sugge,
e ’n sul cor quasi fiero leon rugge
la notte allor quand’io posar devrei.

L’alma, cui Morte del suo albergo caccia,
da me si parte, et di tal nodo sciolta,
vassene pur a lei che la minaccia.

Meravigliomi ben s’alcuna volta,
mentre le parla et piange et poi l’abbraccia,
non rompe il sonno suo, s’ella l’ascolta.

Testo del Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta) da Wikisource, disponibile con licenza CC BY-SA 3.0.

Torna alla guida al Canzoniere o alla pagina su Francesco Petrarca.