Riassunto: «Io avrò sempre in odio la fenestra»
La finestra da cui Laura si affacciava, e da cui Amore gli ha scagliato mille frecce, il poeta la odierà per sempre. Non perché lo abbiano ferito, ma perché nessuna è stata mortale, ed è bello morire quando la vita va ancora bene. Restare troppo a lungo nella prigione del corpo gli causa infiniti mali, e lo addolora ancora di più che lo seguiranno anche dopo la morte, perché l’anima non si stacca dal cuore. Rimprovera allora la propria anima. Dovrebbe aver capito per esperienza che il tempo non si ferma. Più volte le ha detto di andarsene, perché non parte in tempo chi ha lasciato passare i giorni migliori.
Da ricordare
- Sonetto, schema ABBA ABBA CDE CDE.
- Il corpo come «pregion terrestra» per l’anima.
- Paradosso: il poeta rimprovera le frecce per non averlo ucciso.
- Dialogo con l’anima, chiamata «misera» e «trista».
Parafrasi del componimento 86
Versi 1-4
Odierò per sempre la finestra da cui Amore mi scagliò già mille frecce, perché alcune di loro non furono mortali: perché è bello morire mentre la vita va bene.
Versi 5-8
Ma restare troppo a lungo nella prigione terrena è per me, povero me, causa di mali infiniti; e mi addolora di più che resteranno con me anche quando sarò immortale, perché l’anima non si libera dal cuore.
Versi 9-11
Misera, che ormai dovrebbe aver capito per lunga esperienza che non c’è nessuno che faccia tornare indietro il tempo o lo freni.
Versi 12-14
Più volte l’ho incitata con queste parole: vattene, sventurata, perché non parte in tempo chi lascia passare i suoi giorni più sereni.
Testo del componimento 86
Io avrò sempre in odio la fenestra
onde Amor m’aventò già mille strali,
perch’alquanti di lor non fur mortali:
ch’è bel morir, mentre la vita è dextra.
Ma ’l sovrastar ne la pregion terrestra
cagion m’è, lasso, d’infiniti mali;
et piú mi duol che fien meco immortali,
poi che l’alma dal cor non si scapestra.
Misera, che devrebbe esser accorta
per lunga experïentia omai che ’l tempo
non è chi ’ndietro volga, o chi l’affreni.
Piú volte l’ò con ta’ parole scorta:
Vattene, trista, ché non va per tempo
chi dopo lassa i suoi dí piú sereni.
Testo del Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta) da Wikisource, disponibile con licenza CC BY-SA 3.0.
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