Il figliuol di Latona avea già nove (Petrarca, RVF 43)

Antonio Garofano Antonio Garofano

Riassunto: «Il figliuol di Latona avea già nove»

Il terzo pannello del trittico ha Apollo come protagonista. Il figlio di Latona si era affacciato nove volte dal suo balcone celeste per cercare la donna che un tempo gli aveva fatto sospirare invano e che ora fa sospirare gli altri. Stanco di cercare, senza sapere se fosse vicina o lontana, si mostrò come un uomo impazzito di dolore che non ritrova una cosa molto amata. Rimasto triste in disparte, non si accorse del ritorno di quel viso, che il poeta loderà in mille pagine se resterà in vita. Anche lei era cambiata per la pietà e i suoi occhi piangevano un poco: per questo il cielo restò nuvoloso.

Da ricordare

  • Sonetto, schema ABBA ABBA CDC DCD.
  • Chiude la serie 41-43 sul legame tra Laura e il tempo atmosferico.
  • Il «figliuol di Latona» è Apollo, cioè il sole.
  • Le nove volte sono nove giorni di cielo coperto.

Parafrasi del componimento 43

Versi 1-4

Il figlio di Latona aveva già guardato nove volte dal balcone celeste, cercando colei che un tempo mosse invano i suoi sospiri e ora muove quelli degli altri.

Versi 5-8

Poi, stanco di cercare, poiché non sapeva dove abitasse, se vicino o lontano, si mostrò a noi come un uomo reso folle dal dolore perché non ritrova una cosa molto amata.

Versi 9-11

E così, mentre stava triste in disparte, non vide tornare il viso che, se vivrò, sarà lodato in più di mille pagine;

Versi 12-14

e anche lei era stata cambiata dalla pietà, tanto che i begli occhi piangevano un poco: per questo l’aria rimase com’era prima.

Testo del componimento 43

Il figliuol di Latona avea già nove
volte guardato dal balcon sovrano,
per quella ch’alcun tempo mosse invano
i suoi sospiri, e or gli altrui commove.

Poi che cercando stanco non seppe ove
s’albergasse, da presso o di lontano,
mostrossi a noi qual huom per doglia insano,
che molto amata cosa non ritrove.

Et così tristo standosi in disparte,
tornar non vide il viso, che laudato
sarà, s’io vivo, in piú di mille carte;

et pietà lui medesmo avea cangiato,
sí che’ begli occhi lagrimavan parte:
però l’aere ritenne il primo stato.

Testo del Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta) da Wikisource, disponibile con licenza CC BY-SA 3.0.

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