Quella fenestra ove l’un sol si vede (Petrarca, RVF 100)

Antonio Garofano Antonio Garofano

Riassunto: «Quella fenestra ove l'un sol si vede»

Un inventario dei luoghi di Laura, uno dopo l’altro. La finestra dove lei appare come un sole, mentre l’altro sole compare a mezzogiorno; quella dove d’inverno fischia il vento del nord; il sasso dove nei giorni lunghi siede pensosa e parla da sola; tutti i posti che la sua persona ha coperto d’ombra o segnato con il piede. Poi il passo dove Amore lo ha raggiunto, e la stagione che ogni anno, in quel giorno, gli riapre le vecchie ferite. Infine il volto e le parole, piantati in fondo al cuore. Tutto questo fa venire ai suoi occhi la voglia di piangere. Solo nell’ultimo verso arriva il predicato.

Da ricordare

  • Sonetto, schema ABBA ABBA CDE DCE.
  • Lunga serie di soggetti retti da un solo verbo finale, «fanno».
  • Geografia sentimentale: finestra, sasso, sentieri.
  • L’anniversario dell’innamoramento rinnova le piaghe ogni anno.

Parafrasi del componimento 100

Versi 1-4

Quella finestra dove si vede un sole quando a lui piace, e l’altro verso mezzogiorno; e quella dove l’aria fredda fischia nei giorni brevi, quando la colpisce la tramontana;

Versi 5-8

e il sasso dove nei giorni lunghi siede pensosa la mia donna e parla da sola con se stessa, insieme a tutti i luoghi che la sua bella persona coprì mai d’ombra o segnò con il piede;

Versi 9-11

e il passaggio crudele dove Amore mi raggiunse; e la stagione nuova che di anno in anno, in quel giorno, mi rinnova le antiche ferite;

Versi 12-14

e il volto e le parole che mi stanno conficcati in profondità in mezzo al cuore fanno venire ai miei occhi il desiderio di piangere.

Testo del componimento 100

Quella fenestra ove l’un sol si vede,
quando a lui piace, et l’altro in su la nona;
et quella dove l’aere freddo suona
ne’ brevi giorni, quando borrea ’l fiede;

e ’l sasso, ove a’ gran dí pensosa siede
madonna, et sola seco si ragiona,
con quanti luoghi sua bella persona
coprí mai d’ombra, o disegnò col piede;

e ’l fiero passo ove m’agiunse Amore;
e lla nova stagion che d’anno in anno
mi rinfresca in quel dí l’antiche piaghe;

e ’l volto, et le parole che mi stanno
altamente confitte in mezzo ’l core,
fanno le luci mie di pianger vaghe.

Testo del Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta) da Wikisource, disponibile con licenza CC BY-SA 3.0.

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