Era il giorno ch’al sol si scoloraro (Petrarca, RVF 3)

Antonio Garofano Antonio Garofano

Riassunto: «Era il giorno ch'al sol si scoloraro»

Il giorno dell’innamoramento non è un giorno qualsiasi: è il Venerdì santo, quando il sole si oscurò per la pietà verso Cristo morente. Proprio mentre tutti piangevano la Passione, Petrarca fu catturato dagli occhi di Laura, senza stare in guardia. Gli sembrava un momento in cui non c’era bisogno di difendersi da Amore, e così i suoi guai personali cominciarono dentro il dolore comune. Amore lo trovò disarmato, con la strada libera dagli occhi fino al cuore. Nelle terzine arriva un rimprovero quasi ironico: colpire lui indifeso non è stato un gesto onorevole, mentre con Laura, che era armata, Amore non ha nemmeno tirato fuori l’arco.

Da ricordare

  • Sonetto, schema ABBA ABBA CDE CDE.
  • Colloca l’innamoramento nel giorno della Passione di Cristo.
  • Gli occhi sono la porta per cui Amore entra e le lacrime escono.
  • Contrasto tra il poeta disarmato e Laura armata della sua onestà.

Parafrasi del componimento 3

Versi 1-4

Era il giorno in cui i raggi del sole si oscurarono per la pietà verso il loro creatore, quando io fui catturato senza difendermi, perché i vostri begli occhi, donna, mi legarono.

Versi 5-8

Non mi sembrava il momento di proteggermi dai colpi d’Amore, perciò andavo sicuro e senza sospetti; e così i miei dolori cominciarono in mezzo al dolore di tutti.

Versi 9-11

Amore mi trovò del tutto disarmato, con la via aperta dagli occhi al cuore, quegli occhi che sono diventati porta e passaggio per le lacrime.

Versi 12-14

Per questo, secondo me, non gli fece onore colpirmi con la freccia in quello stato, e a voi, che eravate armata, non mostrare neppure l’arco.

Testo del componimento 3

Era il giorno ch’al sol si scoloraro
per la pietà del suo factore i rai,
quando i’ fui preso, et non me ne guardai,
ché i be’ vostr’occhi, donna, mi legaro.

Tempo non mi parea da far riparo
contra colpi d’Amor: però m’andai
secur, senza sospetto; onde i miei guai
nel commune dolor s’incominciaro.

Trovommi Amor del tutto disarmato
et aperta la via per gli occhi al core,
che di lagrime son fatti uscio et varco:

però, al mio parer, non li fu honore
ferir me de saetta in quello stato,
a voi armata non mostrar pur l’arco.

Testo del Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta) da Wikisource, disponibile con licenza CC BY-SA 3.0.

Analisi e commento

Il terzo sonetto racconta il momento dell’innamoramento, e lo colloca in un giorno preciso: il Venerdì santo. Petrarca lo dice con una perifrasi solenne, il giorno in cui i raggi del sole si scolorirono «per la pietà del suo factore», cioè per la morte di Cristo, quando secondo il Vangelo il sole si oscurò. Nella tradizione di Petrarca quel giorno è il 6 aprile 1327, nella chiesa di Santa Chiara ad Avignone. Sappiamo dalla nota che il poeta scrisse sul suo Virgilio che Laura morì, ventun anni dopo, anch’essa il 6 aprile.

La scelta della data è audace. Nel giorno in cui tutti i fedeli piangono la Passione, il poeta si innamora. Petrarca si giustifica: non gli pareva tempo di difendersi dai colpi d’Amore, perché era un giorno di lutto, e camminava «secur, senza sospetto». Così, dice, i suoi guai privati cominciarono «nel commune dolor». Il dolore di tutti diventa l’inizio di un dolore tutto suo.

Le terzine sviluppano la metafora della guerra d’amore, comune nella poesia provenzale e stilnovista. Amore trova il poeta «del tutto disarmato», con la via aperta dagli occhi al cuore. Gli occhi, aggiunge, sono diventati «uscio et varco» delle lacrime: la stessa porta da cui è entrato l’amore è quella da cui esce il pianto. È una simmetria che Petrarca costruisce con cura.

La conclusione ha un tono di rimprovero, quasi ironico. Non è stato un grande onore per Amore colpire un uomo indifeso, mentre a Laura, che era «armata», non ha mostrato «pur l’arco», neanche l’arco. Il dio ha scelto il bersaglio facile. Laura resta intatta, il poeta ferito: è l’asimmetria su cui si regge tutto il Canzoniere.

Ci sono dunque due piani. Uno è religioso: l’amore nasce in un giorno sacro, e questo lo carica di colpa ma anche di solennità. L’altro è cortese: la schermaglia con Amore, gli occhi, le frecce, sono immagini che Petrarca riceve dalla tradizione e che rende più precise e più personali. Il giorno, il luogo, il gesto di camminare senza sospetto, sono dettagli di un’esperienza vissuta.

In classe si discute spesso se il Venerdì santo sia una data reale o simbolica. Probabilmente è tutte e due le cose: il 6 aprile 1327 non era un Venerdì santo secondo il calendario, ma Petrarca poteva seguire una tradizione che faceva cadere la morte di Cristo il 6 aprile. Quello che conta è la volontà di legare l’amore per Laura a un momento di passione e di morte. È un amore nato sotto il segno della croce, e il libro si concluderà con una preghiera alla Vergine.

Lo schema delle rime è ABBA ABBA CDE DCE. Notate le parole in rima delle quartine: «scoloraro», «legaro», «riparo», e poi «rai», «guardai», «andai», «guai». La rima tra «guardai» e «guai» è particolarmente eloquente: non essersi guardato ha prodotto i guai.

Per ricordare il sonetto, partite dalla domanda: quando e come è nato l’amore? La risposta è: nel giorno della Passione, mentre il poeta era indifeso, attraverso gli occhi. Poi aggiungete il rimprovero finale ad Amore, che dice molto del rapporto tra il poeta e Laura. È uno dei sonetti più adatti per un’interrogazione, perché in quattordici versi contiene il mito d’origine di tutto il libro.

Un’ultima osservazione riguarda il «voi» del verso 4. Laura è chiamata direttamente, «donna», e i suoi occhi sono «be’ vostr’occhi»: il poeta le parla come se fosse presente. Nel resto del sonetto però si rivolge ad Amore e al lettore. Questo passaggio da un interlocutore all’altro è frequente in Petrarca, e rende il componimento più mobile di quanto sembri a una prima lettura.

Chi prepara un confronto può accostare questo sonetto a quello di Dante che racconta il primo incontro con Beatrice nella Vita nova. In Dante l’apparizione della donna produce subito un tremito e una rivelazione; in Petrarca il poeta non se ne accorge nemmeno, cammina «senza sospetto», e capisce di essere ferito solo dopo. È un innamoramento raccontato come un incidente, non come un miracolo. Anche questo dice qualcosa sul carattere del libro: Petrarca è più interessato alle conseguenze dentro di sé che all’evento in sé.

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