Aspro core et selvaggio, et cruda voglia (Petrarca, RVF 265)

Antonio Garofano Antonio Garofano

Riassunto: «Aspro core et selvaggio, et cruda voglia»

Lamento contro la durezza di Laura, che dentro un aspetto dolce, umile e angelico nasconde un cuore aspro e selvatico e una volontà crudele. Se questo rigore durerà a lungo, avranno del poeta una spoglia poco onorata, cioè lo faranno morire. Piange in ogni stagione e a ogni ora, e ha motivo di lamentarsi della sorte, della donna e di Amore. Vive solo di speranza, ricordando che l’acqua, cadendo in continuazione, riesce a consumare anche il marmo. Non c’è cuore così duro che non si commuova davanti a lacrime, preghiere e amore.

Da ricordare

  • Sonetto, schema ABBA ABBA CDE CDE.
  • Contrasto tra il «core aspro» e la «angelica figura».
  • Proverbio della goccia che scava la pietra.
  • Pianto continuo in ogni stagione e ora.
  • Speranza finale nella perseveranza amorosa.

Parafrasi del componimento 265

Versi 1-4

Un cuore aspro e selvaggio e una volontà crudele dentro un aspetto dolce, umile e angelico, se il rigore intrapreso dura a lungo, avranno di me una spoglia poco onorata;

Versi 5-8

perché quando nascono e muoiono fiori, erba e foglie, quando il giorno è luminoso e quando la notte è scura, piango sempre: ho ben motivo di dolermi della mia sorte, di madonna e d’Amore.

Versi 9-11

Vivo solo di speranza, ricordando di aver visto un po’ d’acqua, a forza di prove continue, consumare marmi e pietre salde.

Versi 12-14

Non c’è cuore così duro che, piangendo, pregando, amando, a volte non si smuova, né volontà così fredda che non si scaldi.

Testo del componimento 265

Aspro core et selvaggio, et cruda voglia
in dolce, humile, angelica figura,
se l’impreso rigor gran tempo dura,
avran di me poco honorata spoglia;

ché quando nasce et mor fior, herba et foglia,
quando è ’l dí chiaro, et quando è notte oscura,
piango ad ognor: ben ò di mia ventura,
di madonna et d’Amore onde mi doglia.

Vivo sol di speranza, rimembrando
che poco humor già per continua prova
consumar vidi marmi et pietre salde.

Non è sí duro cor che, lagrimando,
pregando, amando, talor non si smova,
né sí freddo voler, che non si scalde.

Testo del Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta) da Wikisource, disponibile con licenza CC BY-SA 3.0.

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