D’un bel chiaro polito et vivo ghiaccio (Petrarca, RVF 202)

Antonio Garofano Antonio Garofano

Riassunto: «D'un bel chiaro polito et vivo ghiaccio»

Da un ghiaccio bello, limpido, lucido e vivo, cioè Laura, nasce la fiamma che consuma il poeta e gli prosciuga vene e cuore tanto che si disfa senza che nessuno se ne accorga. La Morte, con il braccio già alzato per colpire, insegue la sua vita che fugge, come il cielo che tuona o il leone che ruggisce, e lui trema e tace pieno di paura. La Pietà, unita ad Amore, potrebbe ancora mettersi come doppia colonna tra l’anima stanca e il colpo mortale. Ma lui non ci crede, perché non lo legge nel volto della sua dolce nemica. Non dà la colpa a lei, ma alla sua sorte.

Da ricordare

  • Sonetto, schema ABBA ABBA CDE CDE.
  • Paradosso iniziale: la fiamma nasce dal ghiaccio.
  • La Morte personificata con il braccio alzato.
  • Pietà e Amore come «doppia colonna» di sostegno.
  • La colpa attribuita alla sorte e non a Laura.

Parafrasi del componimento 202

Versi 1-4

Da un ghiaccio bello, chiaro, lucido e vivo nasce la fiamma che mi accende e mi consuma, e mi prosciuga e succhia tanto le vene e il cuore che mi disfaccio senza che si veda.

Versi 5-8

La Morte, con il braccio già alzato per ferire, come il cielo adirato tuona o il leone ruggisce, va inseguendo la mia vita che fugge; e io, pieno di paura, tremo e taccio.

Versi 9-11

La Pietà unita ad Amore potrebbe ancora mettersi come doppia colonna, per sostenermi, tra l’anima stanca e il colpo mortale;

Versi 12-14

ma io non lo credo, né lo riconosco nell’aspetto di quella mia dolce nemica e signora: e di questo non incolpo lei, ma la mia sorte.

Testo del componimento 202

D’un bel chiaro polito et vivo ghiaccio
move la fiamma che m’incende et strugge,
et sí le vene e ’l cor m’asciuga et sugge
che ’nvisibilemente i’ mi disfaccio.

Morte, già per ferire alzato ’l braccio,
come irato ciel tona o leon rugge,
va perseguendo mia vita che fugge;
et io, pien di paura, tremo et taccio.

Ben poria anchor Pietà con Amor mista,
per sostegno di me, doppia colonna
porsi fra l’alma stancha e ’l mortal colpo;

ma io nol credo, né ’l conosco in vista
di quella dolce mia nemica et donna:
né di ciò lei, ma mia ventura incolpo.

Testo del Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta) da Wikisource, disponibile con licenza CC BY-SA 3.0.

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