In dubbio di mio stato, or piango or canto: testo… (RVF 252)

Antonio Garofano Antonio Garofano

Riassunto: «In dubbio di mio stato, or piango or canto: testo e parafrasi»

Incerto della propria sorte, ora piange ora canta, teme e spera, e sfoga il suo peso in sospiri e rime, mentre Amore usa tutte le sue lime sul cuore afflitto. Si chiede se il bel viso santo renderà mai ai suoi occhi la luce di un tempo, o se li condannerà a un pianto eterno. Forse, per prendersi il cielo che gli spetta, quel viso non si curerà degli occhi rimasti sulla terra, per i quali è l’unico sole. In tanta paura e in una guerra così continua vive in modo da non essere più quello di prima, come chi sbaglia strada e teme.

Da ricordare

  • Sonetto, schema ABBA ABBA CDC DCD.
  • Incertezza totale sul destino di Laura.
  • Alternanza di opposti: piangere e cantare, temere e sperare.
  • Amore che lima il cuore.
  • Immagine finale del viandante smarrito.

Parafrasi del componimento 252

Versi 1-4

Incerto del mio stato, ora piango ora canto, temo e spero; e sfogo il mio peso in sospiri e in rime: Amore usa tutte le sue lime sopra il mio cuore così afflitto.

Versi 5-8

Accadrà mai che quel bel viso santo renda a questi occhi la loro luce di prima, povero me, non so che cosa pensare di me stesso, o li condanni a un pianto eterno;

Versi 9-11

e per prendersi il cielo, che gli è dovuto, non si curi di che cosa sarà di loro in terra, per i quali lui è il sole e che non vedono altri?

Versi 12-14

In tale paura e in una guerra così continua vivo, che non sono più quello che fui, come chi teme e si perde su una strada incerta.

Testo del componimento 252

In dubbio di mio stato, or piango or canto,
et temo et spero; et in sospiri e ’n rime
sfogo il mio incarco: Amor tutte sue lime
usa sopra ’l mio core, afflicto tanto.

Or fia già mai che quel bel viso santo
renda a quest’occhi le lor luci prime
(lasso, non so che di me stesso estime)?
o li condanni a sempiterno pianto;

et per prender il ciel, debito a lui,
non curi che si sia di loro in terra,
di ch’egli è ‘l sole, et non veggiono altrui?

In tal paura e ’n sí perpetua guerra
vivo ch’i’ non son piú quel che già fui,
qual chi per via dubbiosa teme et erra.

Testo del Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta) da Wikisource, disponibile con licenza CC BY-SA 3.0.

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