Il 6 aprile 1327, nella chiesa di Santa Chiara ad Avignone, un giovane di ventidue anni vede una donna e se ne innamora. Lei è Laura, lui Francesco Petrarca, e da quell’incontro nascerà il libro di poesia più imitato d’Europa. Conosciamo la data con tanta precisione perché è lui a fornircela, insieme a un’altra: Laura morì di peste esattamente ventun anni dopo, il 6 aprile 1348.
Petrarca nasce ad Arezzo il 20 luglio 1304. Il padre, il notaio fiorentino ser Petracco, era stato esiliato da Firenze nel 1302, come Dante, e il ragazzo cresce tra la Toscana e la Provenza. L’8 aprile 1341 viene incoronato poeta in Campidoglio, a Roma; muore ad Arquà, sui colli Euganei, nella notte tra il 18 e il 19 luglio 1374. Si studiano soprattutto il Canzoniere, che lui intitolava Rerum vulgarium fragmenta, i Trionfi, il Secretum, il poema latino Africa e le lettere delle Epistolae familiares. Ma per capire perché conta tanto bisogna tenere insieme due eredità: la lirica d’amore, copiata per secoli in tutta Europa, e un modo nuovo di leggere gli antichi che apre la strada all’Umanesimo.
Una vita sempre in viaggio
Nascita, infanzia e studi (1304-1326)
Petrarca nasce ad Arezzo, dove il padre, guelfo di parte bianca, si era rifugiato dopo l’esilio da Firenze. Dopo un’infanzia tra Incisa e Pisa, nel 1312 la famiglia si trasferisce in Provenza, ad Avignone, allora sede del papato: Francesco studia grammatica e retorica a Carpentras con il maestro Convenevole da Prato. Per volontà del padre studia diritto a Montpellier e poi a Bologna, ma lo attirano soprattutto i classici latini, Cicerone e Virgilio. Alla morte del padre, nel 1326, abbandona gli studi giuridici e torna ad Avignone.
Avignone, i Colonna e l’incontro con Laura (1326-1336)
Per mantenersi prende gli ordini minori, che gli permettono di godere di benefici ecclesiastici senza diventare sacerdote, ed entra al servizio della potente famiglia romana dei Colonna, prima con Giacomo, vescovo di Lombez, poi con il cardinale Giovanni. Il 6 aprile 1327, nella chiesa di Santa Chiara ad Avignone, vede per la prima volta Laura, la donna amata e cantata per tutta la vita, sulla cui identità storica non abbiamo certezze. Negli stessi anni viaggia in Francia, nelle Fiandre e in Germania alla ricerca di codici antichi: nel 1333 a Liegi scopre l’orazione di Cicerone Pro Archia.
Il Ventoso, Valchiusa e l’incoronazione (1336-1341)
Il 26 aprile 1336, secondo il racconto di una celebre lettera delle Familiari (IV, 1), sale sul monte Ventoso con il fratello Gherardo: in vetta apre a caso le Confessioni di sant’Agostino e trova un passo che lo invita a guardare dentro di sé invece di ammirare il paesaggio. La scalata diventa allegoria del cammino morale. Nel 1337 compie il primo viaggio a Roma e si stabilisce a Valchiusa (Vaucluse), vicino alla sorgente del Sorga, luogo di studio e di solitudine; nello stesso anno nasce il figlio Giovanni (nel 1343 nascerà la figlia Francesca). L’8 aprile 1341, dopo un esame sostenuto a Napoli davanti a re Roberto d’Angiò, riceve in Campidoglio la corona d’alloro come poeta: un gesto con cui intende far rivivere l’antica tradizione romana.
La crisi spirituale e la peste (1342-1353)
Nel 1343 il fratello Gherardo si fa monaco certosino: la scelta radicale del fratello accentua il senso di colpa di Petrarca per il proprio attaccamento alla gloria e all’amore terreno. Sono gli anni del Secretum, del De vita solitaria e del De otio religioso. Nel 1345 a Verona scopre le lettere di Cicerone ad Attico; nel 1347 sostiene con entusiasmo il tentativo di Cola di Rienzo di restaurare la repubblica a Roma, che fallisce poco dopo. Nel 1348 la peste nera gli porta via Laura e molti amici, tra cui il cardinale Giovanni Colonna. Nel 1350, in viaggio a Roma per il giubileo, conosce a Firenze Giovanni Boccaccio, con cui stringe un’amicizia che durerà fino alla morte.
Milano, Venezia, Padova e Arquà (1353-1374)
Nel 1353 lascia definitivamente la Provenza e accetta l’ospitalità dei Visconti a Milano, dove resta fino al 1361 svolgendo anche missioni diplomatiche; la scelta di servire i signori di Milano gli costa le critiche degli amici fiorentini. Dopo un soggiorno a Padova, vive a Venezia (1362-1368), alla quale promette in dono la propria biblioteca. Dal 1370 si ritira ad Arquà, sui colli Euganei, dove continua fino all’ultimo a correggere il Canzoniere e i Trionfi. Muore nella notte tra il 18 e il 19 luglio 1374; la tradizione vuole che sia stato trovato chino su un libro.
Tra latino e volgare: le opere
Petrarca scrisse soprattutto in latino, la lingua che riteneva destinata a dargli la gloria presso i posteri; presentava le rime volgari come opere minori, ma vi lavorò per tutta la vita, ed è a loro che deve la fama.
Il Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta)
Il titolo latino scelto dall’autore significa «frammenti di cose in volgare». È una raccolta di 366 componimenti: 317 sonetti, 29 canzoni, 9 sestine, 7 ballate e 4 madrigali, ordinati dall’autore stesso nel corso di decenni fino al manoscritto finale (il codice Vaticano latino 3195, in parte autografo). Il libro è diviso in due parti, tradizionalmente chiamate rime «in vita» e «in morte» di Laura; la seconda si apre con la canzone 264, I’ vo pensando. Più che un racconto d’amore, è la storia di un’anima divisa tra passione terrena e desiderio di Dio, che si chiude con la preghiera alla Vergine (Vergine bella, n. 366). Approfondimenti: Canzoniere: struttura, temi e analisi e l’io lirico di Petrarca.
I Trionfi
Poema allegorico in terzine dantesche, rimasto incompiuto, in cui sfilano sei trionfi: dell’Amore, della Pudicizia, della Morte, della Fama, del Tempo e dell’Eternità. Ogni forza viene vinta dalla successiva, fino all’eternità divina. Scheda: Trionfi; testo in Trionfi, testo integrale.
Il Secretum
Il De secreto conflictu curarum mearum («Sul segreto conflitto dei miei affanni») è un dialogo in tre libri tra Francesco e sant’Agostino, alla presenza silenziosa della Verità. Agostino rimprovera al poeta l’accidia, cioè la malinconia che paralizza la volontà, e le due «catene» che lo legano al mondo: l’amore per Laura e il desiderio di gloria. Francesco riconosce le colpe ma non riesce a rinunciarvi. Scheda: Secretum di Petrarca.
Le altre opere latine
- Africa: poema epico in esametri su Scipione l’Africano e la seconda guerra punica, rimasto incompiuto; era ancora in lavorazione nel 1341, ma fu la fama di quel poema annunciato a pesare sull’incoronazione.
- De viris illustribus: biografie di grandi uomini dell’antichità romana.
- De vita solitaria e De otio religioso: trattati sulla vita appartata dedicata allo studio e alla meditazione.
- De remediis utriusque fortunae: dialoghi morali su come affrontare la buona e la cattiva sorte.
- Le raccolte di lettere: Familiares (24 libri), Seniles, Sine nomine, e la lettera autobiografica Posteritati, «ai posteri».
- Le opere polemiche, come le Invective contra medicum e il De sui ipsius et multorum ignorantia.
Il pensiero di Petrarca: il conflitto interiore
Al centro dell’opera petrarchesca c’è un dissidio mai risolto: da un lato l’amore per Laura, la bellezza del mondo e la gloria letteraria; dall’altro l’aspirazione cristiana alla salvezza e il senso della fugacità di ogni cosa. A differenza di Dante, che nella Commedia compie un viaggio verso la certezza, Petrarca resta sospeso, consapevole delle proprie debolezze e incapace di superarle. Questo spazio dell’interiorità, con la sua analisi dei sentimenti, è la sua grande novità.
Il secondo tema è il tempo: la vita che fugge, la memoria che conserva e insieme tormenta, la morte che incombe. Il terzo è l’amore per l’antichità, che Petrarca non vede come un deposito di autorità ma come un dialogo con autori vivi (scrive lettere a Cicerone, a Livio, a Virgilio). In questa idea di una cultura capace di formare l’uomo, la humanitas, sta il seme dell’Umanesimo, approfondito nella pagina Umanesimo: classici, filologia e centralità dell’uomo.
La poetica e lo stile del Canzoniere
Laura
La Laura di Petrarca non è la donna-angelo dello Stilnovo, che guida verso Dio: è una donna terrena, descritta attraverso pochi elementi ricorrenti (i capelli d’oro, gli occhi, la mano, il velo), soggetta al tempo e alla morte. Il nome si presta a giochi di parole con l’aura (il vento), lauro (l’alloro, simbolo della gloria poetica) e l’oro.
La lingua: il monolinguismo
Il critico Gianfranco Contini ha contrapposto il monolinguismo di Petrarca al plurilinguismo di Dante: Petrarca seleziona un lessico ristretto, elegante, privo di termini bassi, tecnici o dialettali, e lo ripete con variazioni minime. La sua lingua è armoniosa, equilibrata, quasi senza tempo: per questo Pietro Bembo, nelle Prose della volgar lingua (1525), la indicherà come modello per la poesia italiana.
Le figure tipiche
Tipiche del Canzoniere sono l’antitesi e l’ossimoro, che esprimono la contraddizione interiore (il celebre sonetto Pace non trovo, et non ò da far guerra), le coppie di aggettivi e sostantivi, le strutture bimembri e simmetriche, la musicalità ottenuta con allitterazioni e parallelismi. Il sonetto diventa con lui la forma per eccellenza della lirica europea.
I testi del Canzoniere che si studiano
- Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono (n. 1): il sonetto proemiale, in cui il poeta chiede perdono per il «giovenile errore».
- Era il giorno ch’al sol si scoloraro (n. 3): l’innamoramento nel Venerdì santo.
- Solo et pensoso i più deserti campi (n. 35): la fuga dagli uomini e l’impossibilità di sfuggire ad Amore. Vedi parafrasi, analisi e analisi guidata.
- Erano i capei d’oro a l’aura sparsi (n. 90): il ricordo della donna giovane contro il tempo che passa. Vedi parafrasi ed esercitazione.
- Chiare, fresche et dolci acque (n. 126): la canzone del paesaggio di Valchiusa e della memoria.
- Italia mia, benché ’l parlar sia indarno (n. 128): la canzone politica contro le guerre tra i signori italiani.
- Pace non trovo (n. 134): il sonetto delle antitesi.
- La vita fugge, et non s’arresta una hora (n. 272) e Zephiro torna (n. 310): il tempo e il lutto dopo la morte dell’amata.
- Vergine bella (n. 366): la canzone finale, preghiera di salvezza.
Per esercitarti: Tipologia A svolta su Solo e pensoso.
Dopo Petrarca: il petrarchismo
Già nel Quattrocento le rime di Petrarca circolano in moltissimi manoscritti; nel Cinquecento, grazie a Bembo, diventano il modello obbligato della lirica in Italia e poi in Francia, Spagna e Inghilterra, da Ronsard a Shakespeare. Il fenomeno, chiamato petrarchismo, fissa un repertorio di temi, immagini e forme metriche che resterà vivo fino all’Ottocento. Sul versante latino, la sua idea di filologia e di dialogo con gli antichi sarà raccolta dagli umanisti del Quattrocento, da Coluccio Salutati in poi.
Ricapitolando
Arezzo, 1304, da una famiglia fiorentina in esilio; l’infanzia e la giovinezza ad Avignone, dove sta il papa. Il padre lo vuole giurista e lo manda a Montpellier e a Bologna, ma lui sceglie le lettere. Nel 1327 vede Laura. Al servizio dei Colonna gira l’Europa a caccia di codici antichi, nel 1337 si ritira a Valchiusa, nel 1341 riceve l’alloro in Campidoglio. Poi la crisi spirituale, che passa anche per la scelta del fratello Gherardo di farsi monaco e che trova voce nel Secretum, e nel 1348 la peste che porta via Laura. Dal 1353 resta in Italia: Milano con i Visconti, Venezia, Padova, infine Arquà, dove muore nel 1374.
In latino scrive l’Africa, il Secretum, trattati morali e centinaia di lettere; in volgare il Canzoniere, 366 componimenti, e i Trionfi. All’orale tenete pronta una frase sola: Petrarca è il poeta del dissidio fra l’amore terreno e il desiderio di Dio, raccontato con una lingua scelta parola per parola, ed è per questo che l’Europa lo ha imitato per tre secoli.
Domande da interrogazione
Quante poesie contiene il Canzoniere?
366: 317 sonetti, 29 canzoni, 9 sestine, 7 ballate e 4 madrigali.
Chi era Laura?
La donna amata da Petrarca, vista per la prima volta ad Avignone il 6 aprile 1327 e morta di peste nel 1348. La sua identità storica è incerta; la tradizione la identifica con Laura de Noves, ma non ci sono prove sicure.
Perché Petrarca è considerato il padre dell’Umanesimo?
Perché ricercò e studiò con metodo filologico i testi antichi, dialogò con gli autori classici come con dei contemporanei e propose una cultura fondata sulla formazione morale dell’uomo attraverso le lettere.
Che cos’è il dissidio interiore di Petrarca?
Il conflitto tra l’attaccamento ai beni terreni (l’amore per Laura e la gloria) e l’aspirazione alla salvezza religiosa: Petrarca ne è consapevole ma non riesce a risolverlo, come racconta il Secretum.
Dove è morto Petrarca?
Ad Arquà, sui colli Euganei vicino a Padova, nella notte tra il 18 e il 19 luglio 1374. Il paese oggi si chiama Arquà Petrarca.
Bibliografia essenziale
- Voce Petrarca, Francesco, Dizionario Biografico degli Italiani, Treccani.
- Voce Francesco Petrarca, Enciclopedia Treccani.
Per leggere le sue rime una per una, apri la guida al Canzoniere di Petrarca: ci sono i 366 componimenti con testo integrale, parafrasi e riassunto.