Riassunto: «A qualunque animale alberga in terra»
È la prima sestina del Canzoniere, una delle forme metriche più rigide che esistano. Le sei parole in rima, terra, sole, giorno, stelle, selva e alba, tornano in ogni stanza in un ordine diverso. Il contenuto nasce da un confronto. Tutti gli animali lavorano di giorno e la notte riposano, mentre il poeta sospira dall’alba al tramonto e di notte piange aspettando il giorno. Maledice le stelle e il giorno in cui ha visto Laura, la fiera più crudele che abbia mai abitato i boschi. Poi sogna una sola notte con lei, senza che lei fugga trasformandosi in alloro come Dafne. Il congedo rimanda tutto a un tempo impossibile.
Da ricordare
- Sestina: sei stanze di sei versi e congedo di tre, con le stesse sei parole-rima.
- Contrasto tra il riposo degli animali e l’insonnia dell’amante.
- Allusione al mito di Apollo e Dafne.
- Gli adynata finali: prima finirà il mondo che arrivi quell’alba.
Parafrasi del componimento 22
Stanza 1 (versi 1-6)
Per ogni animale che vive sulla terra, tranne alcuni che odiano il sole, il tempo della fatica dura quanto il giorno; ma quando il cielo accende le sue stelle, chi torna a casa e chi fa il nido nel bosco, per riposare almeno fino all’alba.
Stanza 2 (versi 7-12)
E io, da quando la bella alba comincia a scuotere l’ombra intorno alla terra svegliando gli animali in ogni bosco, non ho mai tregua dai sospiri finché c’è il sole; poi, quando vedo brillare le stelle, vado piangendo e desiderando il giorno.
Stanza 3 (versi 13-18)
Quando la sera scaccia il giorno luminoso e le nostre tenebre fanno l’alba per altri popoli, guardo pensieroso le stelle crudeli che mi hanno fatto di carne sensibile; e maledico il giorno in cui vidi il sole, e che mi fa sembrare un uomo cresciuto nei boschi.
Stanza 4 (versi 19-24)
Non credo che sia mai vissuta in un bosco, né di notte né di giorno, una fiera così crudele come costei che piango all’ombra e al sole; e non mi ferma né il primo sonno né l’alba: perché, anche se sono un corpo mortale fatto di terra, il mio desiderio costante viene dalle stelle.
Stanza 5 (versi 25-30)
Prima di tornare a voi, stelle luminose, o di cadere giù nella selva d’amore, lasciando il corpo ridotto in polvere, vorrei vedere in lei pietà, che in un solo giorno può compensare molti anni e, prima dell’alba, può arricchirmi dal tramonto.
Stanza 6 (versi 31-36)
Potessi stare con lei dal momento in cui il sole se ne va, senza che ci veda nessuno se non le stelle, per una sola notte, e non arrivasse mai l’alba; e lei non si trasformasse in un bosco verde per sfuggirmi dalle braccia, come il giorno in cui Apollo la inseguiva quaggiù sulla terra.
Congedo (versi 37-39)
Ma io sarò sottoterra, in un bosco di legno secco, e il giorno sarà pieno di piccole stelle, prima che il sole arrivi a un’alba così dolce.
Testo del componimento 22
A qualunque animale alberga in terra,
se non se alquanti ch’ànno in odio il sole,
tempo da travagliare è quanto è ’l giorno;
ma poi che ’l ciel accende le sue stelle,
qual torna a casa et qual s’anida in selva
per aver posa almeno infin a l’alba.
Et io, da che comincia la bella alba
a scuoter l’ombra intorno de la terra
svegliando gli animali in ogni selva,
non ò mai triegua di sospir’ col sole;
poi quand’io veggio fiammeggiar le stelle
vo lagrimando, et disïando il giorno.
Quando la sera scaccia il chiaro giorno,
et le tenebre nostre altrui fanno alba,
miro pensoso le crudeli stelle,
che m’ànno facto di sensibil terra;
et maledico il dí ch’i’ vidi ’l sole,
e che mi fa in vista un huom nudrito in selva.
Non credo che pascesse mai per selva
sí aspra fera, o di nocte o di giorno,
come costei ch’i ’piango a l’ombra e al sole;
et non mi stancha primo sonno od alba:
ché, bench’i’ sia mortal corpo di terra,
lo mio fermo desir vien da le stelle.
Prima ch’i’ torni a voi, lucenti stelle,
o tomi giú ne l’amorosa selva,
lassando il corpo che fia trita terra,
vedess’io in lei pietà, che ’n un sol giorno
può ristorar molt’anni, e ’nanzi l’alba
puommi arichir dal tramontar del sole.
Con lei foss’io da che si parte il sole,
et non ci vedess’altri che le stelle,
sol una nocte, et mai non fosse l’alba;
et non se transformasse in verde selva
per uscirmi di braccia, come il giorno
ch’Apollo la seguia qua giú per terra.
Ma io sarò sotterra in secca selva
e ’l giorno andrà pien di minute stelle
prima ch’a sí dolce alba arrivi il sole.
Testo del Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta) da Wikisource, disponibile con licenza CC BY-SA 3.0.
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