O giorno, o hora, o ultimo momento (Petrarca, RVF 329)

Antonio Garofano Antonio Garofano

Riassunto: «O giorno, o hora, o ultimo momento»

Esclamazioni contro il giorno, l’ora, l’ultimo istante e le stelle che si sono messe d’accordo per impoverirlo. Il poeta si chiede che cosa volesse dirgli quello sguardo fedele mentre partiva. Ora capisce i suoi danni: credeva di perdere una parte, non tutto, separandosi da lei, e invece il vento si è portato via tutte le speranze. In cielo era già deciso il contrario, spegnere la luce di cui viveva, ed era scritto nel suo sguardo dolce e amaro. Ma un velo davanti agli occhi gli impediva di vedere quello che vedeva, per rendere la sua vita più triste.

Da ricordare

  • Sonetto, schema ABBA ABBA CDE CDE.
  • Serie di apostrofi: «O giorno, o hora, o ultimo momento».
  • Le «stelle congiurate» contro il poeta.
  • Illusione di perdere «parte, non tutto».
  • Il velo che impedisce di capire ciò che si vede.

Parafrasi del componimento 329

Versi 1-4

O giorno, o ora, o ultimo istante, o stelle alleate per impoverirmi! O sguardo fedele, che cosa volevi dirmi mentre partivo per non essere mai più contento?

Versi 5-8

Ora conosco i miei danni, ora mi risveglio: perché credevo (ahi, convinzioni vane e deboli) di perdere una parte, non tutto, separandomi; quante speranze si porta via il vento!

Versi 9-11

Perché in cielo era già stabilito il contrario, spegnere la mia luce vitale di cui vivevo, ed era scritto nel suo sguardo dolce e amaro;

Versi 12-14

ma davanti agli occhi mi era stato messo un velo che mi faceva non vedere quello che vedevo, per rendere subito più triste la mia vita.

Testo del componimento 329

O giorno, o hora, o ultimo momento,
o stelle congiurate a ’mpoverirme!
O fido sguardo, or che volei tu dirme,
partend’io per non esser mai contento?

Or conosco i miei danni, or mi risento:
ch’i’ credeva (ahi, credenze vane e ’nfirme)
perder parte, non tutto, al dipartirme;
quante speranze se ne porta il vento!

Ché già ’l contrario era ordinato in cielo,
spegner l’almo mio lume ond’io vivea,
et scritto era in sua dolce amara vista;

ma ’nnanzi agli occhi m’era post’un velo
che mi fea non veder quel ch’i’ vedea,
per far mia vita súbito piú trista.

Testo del Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta) da Wikisource, disponibile con licenza CC BY-SA 3.0.

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