Giovanni Boccaccio: vita, opere e riassunto

Giovanni Boccaccio: biografia essenziale e opere principali per orientarsi nello studio della letteratura italiana.

Antonio Garofano Antonio Garofano 11 min di lettura

ORIENTAMENTO PER LO STUDIO

Profilo cronologico e opere nel catalogo

Nascita1313Morte1375
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Opere collegate

Nel 1348 la peste nera svuota Firenze, e proprio da lì Boccaccio fa partire il Decameron: sette ragazze e tre giovani lasciano la città e per dieci giorni si raccontano novelle, cento in tutto. Prima di quel libro c’erano stati gli anni napoletani e le opere giovanili; dopo verranno l’amicizia con Petrarca e il lavoro su Dante. Per collocarlo nel suo tempo potete partire dai periodi della letteratura italiana.

Chi era Boccaccio

Per molti studenti Boccaccio è «quello delle novelle», e il Decameron basta a garantirgli un posto tra i grandi. Ma ridurlo a quel libro è un torto. Boccaccio è stato anche poeta, autore di romanzi in prosa e in versi, biografo e primo commentatore pubblico di Dante, erudito latino, amico e discepolo di Petrarca. Ha inventato forme che la letteratura italiana userà per secoli, come l’ottava narrativa, e ha dato alla prosa volgare un modello paragonabile a quello che Petrarca darà alla lirica. Ed era, prima di tutto, un uomo cresciuto tra i mercanti, curioso di tutto ciò che è umano.

Tra Napoli e Firenze

Giovanni Boccaccio nasce nel 1313, a Firenze o a Certaldo, figlio naturale di un mercante, Boccaccino di Chellino, che lavorava per la potente compagnia dei Bardi. La leggenda di una nascita parigina, figlio di una nobildonna francese, se la inventò probabilmente lui stesso. Intorno al 1327 il padre lo porta con sé a Napoli, perché impari il mestiere in una filiale dei Bardi; ma il ragazzo detesta i conti, e dopo qualche anno passa allo studio del diritto canonico, che ama altrettanto poco.

Gli anni napoletani sono però decisivi. Napoli è la capitale del regno angioino, e la corte di re Roberto è una delle più colte d’Europa. Boccaccio frequenta la biblioteca reale, conosce astronomi e studiosi, ascolta forse le lezioni di diritto di Cino da Pistoia, e vive da vicino la vita elegante dei giovani nobili, con le feste, le gite al mare di Baia, gli amori. Lì nascono le prime opere, e lì nasce anche il mito di Fiammetta, la donna amata che secondo la leggenda sarebbe stata una figlia illegittima del re.

Verso il 1340, quando le banche fiorentine entrano in crisi, Boccaccio deve tornare a Firenze. Per lui è quasi un esilio: la città gli pare grigia rispetto a Napoli, e la famiglia è in difficoltà economiche. Nel 1348 vive la peste, che l’anno dopo si porta via il padre. Diventa un cittadino stimato, a cui il comune affida ambascerie in Romagna, ad Avignone, presso l’imperatore. Nel 1350 accoglie a Firenze Petrarca, ed è l’inizio di un’amicizia durata venticinque anni.

Gli ultimi anni sono segnati da una crisi religiosa. Nel 1362 un monaco gli fa arrivare la profezia di una morte vicina, e Boccaccio pensa di bruciare i suoi libri: è Petrarca, con una lettera famosa, a convincerlo a non farlo. Si ritira sempre più spesso a Certaldo, si dedica alle opere erudite in latino e alla diffusione di Dante. Nel 1373 il comune di Firenze lo incarica di spiegare in pubblico la Commedia, ma la malattia lo costringe a interrompere le letture al canto XVII dell’Inferno. Muore a Certaldo il 21 dicembre 1375, un anno e mezzo dopo Petrarca.

Dalle opere giovanili al Decameron

Prima del Decameron Boccaccio ha già scritto molto, e quasi sempre sperimentando. Conviene guardare queste opere come un laboratorio: in ognuna prova un genere, un metro, un modo di raccontare che poi confluirà nel capolavoro.

Filocolo e Filostrato

Il Filostrato, scritto a Napoli verso la metà degli anni Trenta, racconta in ottave la storia di Troiolo, figlio del re di Troia, tradito dalla bella Criseida. Ha un primato importante: è il primo poema colto in ottava rima, il metro che diventerà quello dei cantari e poi di Ariosto e Tasso. Il Filocolo è invece un lungo romanzo in prosa, la storia avventurosa di Florio e Biancifiore, due innamorati separati e infine riuniti; nel quarto libro contiene una serie di «questioni d’amore» discusse da una brigata di giovani, che anticipa la cornice del Decameron.

Teseida

Il Teseida delle nozze d’Emilia, ancora in ottave, vuole essere il primo poema epico in volgare, sul modello di Virgilio e di Stazio: dodici libri, come l’Eneide. Al centro c’è la rivalità di due amici tebani, Arcita e Palemone, innamorati della stessa donna. Geoffrey Chaucer ne trasse il Racconto del Cavaliere dei Racconti di Canterbury.

Elegia di madonna Fiammetta e Ninfale fiesolano

Tornato a Firenze, Boccaccio scrive l’Elegia di madonna Fiammetta, un romanzo in prosa in cui a parlare è una donna, abbandonata dall’amante Panfilo, che analizza il proprio dolore. È un esperimento sorprendente di narrazione in prima persona e di psicologia. Il Ninfale fiesolano, in ottave, racconta invece con freschezza popolare l’amore tragico del pastore Africo per la ninfa Mensola, e spiega in forma di mito l’origine dei due torrenti vicino a Fiesole.

Decameron

Scritto probabilmente tra il 1349 e il 1353, subito dopo la peste, raccoglie cento novelle raccontate in dieci giornate da sette ragazze e tre giovani rifugiati fuori Firenze. È il punto d’arrivo di tutte le esperienze precedenti: la cornice dei giovani che discutono, la varietà dei registri, l’attenzione alla psicologia, la conoscenza diretta del mondo dei mercanti e di quello delle corti. Tutto il necessario è nella scheda sul Decameron.

Corbaccio, opere latine e Genealogia deorum gentilium

Dopo il capolavoro Boccaccio scrive ancora in volgare il Corbaccio, una violenta satira contro le donne, che sorprende chi ha letto il Decameron e che la critica discute ancora: sfogo personale, esercizio letterario, parodia? Poi, sotto l’influenza di Petrarca, si dedica soprattutto al latino: la Genealogia deorum gentilium, un’enciclopedia della mitologia antica che si chiude con una difesa della poesia; il De mulieribus claris, biografie di donne famose; il De casibus virorum illustrium, sulle cadute degli uomini potenti. E il Trattatello in laude di Dante, la prima vera biografia del poeta.

Come racconta Boccaccio

La cosa che colpisce di più, leggendo Boccaccio, è la varietà. Nella stessa giornata del Decameron si passa da una tragedia d’amore a una beffa da osteria, e la lingua cambia con la materia: periodi lunghi e solenni, costruiti sul modello di Cicerone, con il verbo in fondo, per le storie nobili e per la cornice; dialoghi rapidi, battute, modi di dire popolari, perfino parlate dialettali per le storie comiche. Boccaccio è anche un regista attento: prepara la scena, dosa le attese, chiude spesso con una battuta che risolve tutto. E ha un dono raro, quello di far parlare i personaggi in modo che li riconosciamo dalla voce.

Fortuna, amore, ingegno

Sono le tre forze che muovono il mondo del Decameron, e conviene saperle spiegare con qualche esempio. La Fortuna è il caso, che può innalzare e abbattere senza motivo: lo sperimenta Andreuccio da Perugia, che in una sola notte napoletana perde tutto, finisce in una latrina, viene chiuso in una tomba e ne esce con un rubino. In Dante la Fortuna era una ministra di Dio; in Boccaccio è una forza terrena con cui fare i conti.

L’Amore è una forza naturale, e opporsi alla natura è inutile o crudele. Lo dice lo stesso Boccaccio nell’introduzione alla quarta giornata, raccontando la novelletta delle «papere»: un padre cresce il figlio lontano dalle donne, ma alla prima occasione il ragazzo le preferisce a ogni altra meraviglia della città. E lo dicono le novelle tragiche, come quella di Ghismonda, che difende davanti al padre il diritto di amare un uomo di umili origini.

L’Ingegno è la risposta umana alla Fortuna: l’intelligenza pronta, la parola giusta al momento giusto. Chichibìo, il cuoco veneziano che ha regalato una coscia di gru alla sua innamorata, si salva dall’ira del padrone sostenendo che le gru hanno una sola zampa, e alla fine lo dimostra con una battuta. Frate Cipolla, quando scopre che al posto della penna dell’arcangelo Gabriele gli hanno messo dei carboni, improvvisa una predica così abile da trasformarli nei carboni di san Lorenzo. Nel mondo di Boccaccio chi sa usare la testa e la lingua sopravvive; chi è sciocco, come Calandrino, diventa vittima delle beffe.

Il Decameron dopo Boccaccio

Il libro ebbe successo subito, soprattutto tra i mercanti, che lo copiavano per sé in grafie poco eleganti. Petrarca lo lesse da anziano e tradusse in latino l’ultima novella, quella di Griselda, facendola conoscere in tutta Europa. Nel Cinquecento Pietro Bembo, nelle Prose della volgar lingua del 1525, indicò Boccaccio come il modello della prosa italiana. Ma la Chiesa della Controriforma non poteva accettare un libro così pieno di frati corrotti e di amori illeciti: nel 1559 il Decameron finì nell’Indice dei libri proibiti, e circolò per anni in versioni «rassettate», cioè censurate, come quella curata da Lionardo Salviati nel 1582, in cui i religiosi diventavano laici.

Nell’Ottocento Francesco De Sanctis lo lesse come l’opposto della Commedia: dove Dante guardava al cielo, Boccaccio guarda la terra, ed è il primo a rappresentare un mondo senza più tensione verso l’alto. Un’idea potente, che però rischiava di farne un autore anticristiano e già rinascimentale.

Il Novecento ha corretto il tiro. Vittore Branca, nel Boccaccio medievale del 1956, ha mostrato quanto il libro sia radicato nella cultura del suo tempo, nella retorica, negli exempla dei predicatori, nella struttura che sale dal vizio di Ciappelletto alla virtù di Griselda; e ha definito il Decameron «l’epopea dei mercanti». Erich Auerbach, in Mimesis, ha studiato la novella di frate Alberto come esempio di un nuovo realismo. Giovanni Getto e Mario Baratto hanno analizzato le forme del racconto e i diversi livelli di stile. Oggi il libro si legge anche come una riflessione sul raccontare stesso: dieci giovani che, davanti alla morte, scelgono le parole per ricostruire un ordine.

Ripassare Boccaccio

Percorso per il liceo

  • Leggere selettivamente alcune novelle del Decameron (scelte dal docente) per cogliere la varietà tematica e i meccanismi della cornice; confrontare due novelle con registri diversi (es. comico vs tragico) e commentare le tecniche narrative.
  • Analizzare il profilo linguistico di un passo in volgare per evidenziare lessico, uso della frase e strategie dialogiche; discutere in che modo il linguaggio contribuisce alla caratterizzazione dei personaggi.
  • Problemi di studio: in che senso la cornice del Decameron organizza e influenza il senso delle novelle? Come la rappresentazione della peste influisce sulla tematica della temporalità e del racconto?

Approfondimento universitario

  • Confrontare la rappresentazione della soggettività in Elegia di madonna Fiammetta e in alcune novelle del Decameron, valutando le tecniche interiorizzanti e la costruzione della voce narrante.
  • Studiare la Teseida e il Filocolo alla luce delle fonti classiche e cavalleresche: indagare i processi di rielaborazione e i modelli intertestuali.
  • Problemi di ricerca: quale ruolo gioca la mercatura (intesa come economia e come codice culturale) nella composizione dei personaggi e nelle dinamiche narrative del Decameron? In che modo la Genealogia deorum gentilium testimonia la relazione tra erudizione e invenzione narrativa?
  • Si suggerisce l’approccio filologico-critico: esaminare varianti testuali, confrontare le edizioni critiche e discutere le implicazioni teoriche delle scelte editoriali sulla lettura dei testi.

Per lavorare sul testo, la guida al Decameron raccoglie le dieci giornate e tutte le cento novelle, ciascuna con testo integrale e commento: da ser Ciappelletto fino a Griselda.

Collegamenti per lo studio

Boccaccio biografia: cosa fissare prima dell’orale

Per «giovanni boccaccio» e «boccaccio biografia» tenete questa linea. Nascita a Certaldo o Firenze intorno al 1313; giovinezza a Napoli presso i Bardi, dove legge i classici e frequenta la corte angioina; ritorno a Firenze; l’esperienza della peste del 1348 sullo sfondo del Decameron; amicizia e poi discepolato intellettuale rispetto a Petrarca; ultimi anni tra Firenze e Certaldo, morte nel 1375.

Opere da non confondere: le giovanili (Filocolo, Teseida, Filostrato, Ninfale) preparano la lingua narrativa; il Decameron (cento novelle, dieci giornate) è il capolavoro; le opere erudite latine (Genealogie degli dèi gentili, De mulieribus claris) mostrano l’altro Boccaccio, quello umanistico. In interrogazione, una novella “da saper raccontare” (per esempio IV, 1 Tancredi e Ghismunda, o V, 9 Federigo degli Alberighi) vale più di dieci titoli a vuoto.

Collegamenti: Petrarca, Dante, indice del Trecento in Per la scuola.

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