Qual donna attende a glorïosa fama (Petrarca, RVF 261)

Antonio Garofano Antonio Garofano

Riassunto: «Qual donna attende a glorïosa fama»

Consiglio rivolto alle donne. Chi desidera una fama gloriosa di saggezza, valore e cortesia guardi bene negli occhi la nemica del poeta, quella che il mondo chiama sua donna. Lì si impara come si acquista onore, come si ama Dio, come l’onestà si unisce alla grazia, e qual è la strada giusta per arrivare al cielo, che la aspetta. Si imparano il parlare che nessuno stile uguaglia, il bel tacere, i comportamenti che nessuna penna sa descrivere. Una cosa sola non si impara: la bellezza infinita che abbaglia, perché quegli occhi dolci si hanno per fortuna e non per arte.

Da ricordare

  • Sonetto, schema ABBA ABBA CDE CDE.
  • Laura modello di virtù per tutte le donne.
  • Gli occhi come scuola di onore e di fede.
  • Elogio del «bel tacere» accanto al parlare.
  • La bellezza come dono di natura, non imparabile.

Parafrasi del componimento 261

Versi 1-4

La donna che aspira a una fama gloriosa di senno, di valore e di cortesia guardi fisso negli occhi quella mia nemica che il mondo chiama mia donna.

Versi 5-8

Lì si impara come si acquista onore, come si ama Dio, come l’onestà si è unita alla leggiadria, e qual è la strada giusta per andare al cielo, che la aspetta e la desidera.

Versi 9-11

Lì si imparano il parlare che nessuno stile eguaglia, il bel tacere e quei cari costumi che l’ingegno umano non può spiegare sulla carta;

Versi 12-14

la bellezza infinita che abbaglia gli altri, invece, lì non si impara: perché quei dolci occhi si ottengono per sorte e non per arte.

Testo del componimento 261

Qual donna attende a glorïosa fama
di senno, di valor, di cortesia,
miri fiso negli occhi a quella mia
nemica, che mia donna il mondo chiama.

Come s’acquista honor, come Dio s’ama,
come è giunta honestà con leggiadria,
ivi s’impara, et qual è dritta via
di gir al ciel, che lei aspetta et brama.

Ivi ’l parlar che nullo stile aguaglia,
e ’l bel tacere, et quei cari costumi,
che ’ngegno human non pò spiegar in carte;

l’infinita belleza ch’altrui abbaglia,
non vi s’impara: ché quei dolci lumi
s’acquistan per ventura et non per arte.

Testo del Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta) da Wikisource, disponibile con licenza CC BY-SA 3.0.

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