Giovanni Pascoli: biografia, opere principali e poetica

Giovanni Pascoli: biografia essenziale e opere principali per orientarsi nello studio della letteratura italiana.

Antonio Garofano Antonio Garofano 11 min di lettura

ORIENTAMENTO PER LO STUDIO

Profilo cronologico e opere nel catalogo

Nascita1855Morte1912
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Opere collegate

Il 10 agosto 1867 Ruggero Pascoli torna a casa in calesse e qualcuno gli spara. Il figlio Giovanni ha undici anni, e gli assassini non verranno mai puniti. Se della biografia di Pascoli dovete ricordare una data sola, ricordate questa: quasi tutta la sua poesia ci torna sopra, anche quando sembra parlare di uccelli, di siepi o di campane.

Era nato il 31 dicembre 1855 a San Mauro di Romagna, oggi San Mauro Pascoli, quarto dei dieci figli di Ruggero e di Caterina Vincenzi Alloccatelli. Morirà a Bologna il 6 aprile 1912, sulla cattedra che era stata del suo maestro Carducci. In mezzo ci sono Myricae (1891), i Poemetti (1897), il saggio Il fanciullino (1897), i Canti di Castelvecchio (1903) e i Poemi conviviali (1904). E c’è un’idea di poesia che allora era nuova: il poeta è un «fanciullino» che si stupisce delle cose, le piccole cose della campagna si caricano di simboli, e i suoni contano quanto le parole. I manuali lo collocano nel Decadentismo, nella sua versione simbolista; con D’Annunzio è la porta da cui si entra nella poesia del Novecento.

Dalla Romagna a Bologna

L’infanzia e la tragedia della famiglia (1855-1876)

Il padre Ruggero era amministratore della tenuta «La Torre» dei principi Torlonia. Il 10 agosto 1867, giorno di San Lorenzo, viene ucciso da sconosciuti mentre rientra da Cesena; la cavalla riporta a casa il calesse con il corpo. Il delitto resta impunito, anche se in famiglia si sospettò di un rivale che aspirava al posto di amministratore. A quel lutto ne seguono altri: nel 1868 muoiono la sorella maggiore Margherita e la madre, nel 1871 il fratello Luigi, nel 1876 il fratello Giacomo, che aveva fatto da capofamiglia. Giovanni, che studiava nel collegio degli Scolopi di Urbino, perde così in pochi anni il sostegno affettivo ed economico della famiglia. Questi eventi torneranno in molte poesie, da X Agosto alla Cavallina storna.

Gli studi a Bologna, il socialismo e la laurea (1873-1882)

Nel 1873 vince una borsa di studio all’Università di Bologna, dove è allievo di Giosuè Carducci. Perduta per un periodo la borsa, vive anni di povertà e si avvicina al movimento socialista e anarchico di Andrea Costa: nel 1879 viene arrestato dopo una manifestazione e trascorre alcuni mesi in carcere. L’esperienza segna la fine della militanza politica: Pascoli conserverà un socialismo umanitario e sentimentale, lontano dalla lotta di classe. Si laurea nel 1882 con una tesi sul poeta greco Alceo.

L’insegnamento nei licei e la ricostruzione del «nido» (1882-1895)

Insegna latino e greco nei licei di Matera, Massa e Livorno. A Massa chiama a vivere con sé le sorelle Ida e Maria, uscite dal collegio: è la ricostruzione del «nido» familiare distrutto, che diventerà un’idea centrale della sua vita e della sua poesia. Negli stessi anni comincia a pubblicare versi su riviste e nel 1891 esce la prima edizione di Myricae, dedicata alla memoria del padre. Inizia anche a partecipare al Certamen Hoeufftianum di Amsterdam, il concorso internazionale di poesia latina, in cui otterrà nel corso degli anni tredici medaglie d’oro.

Castelvecchio e la carriera universitaria (1895-1905)

Nel 1895 il matrimonio della sorella Ida è vissuto da Pascoli come un abbandono. Con Maria, la sorella che gli resterà accanto fino alla morte, si trasferisce a Castelvecchio di Barga, nella valle del Serchio, in provincia di Lucca, in una casa che acquisterà in seguito e che oggi è museo. Lo stesso anno ottiene un incarico all’Università di Bologna; insegna poi letteratura latina a Messina (1897-1903) e a Pisa (1903-1905). Sono gli anni dei Poemetti (1897), del saggio Il fanciullino (1897), degli studi danteschi (Minerva oscura, Sotto il velame, La mirabile visione), dei Canti di Castelvecchio (1903) e dei Poemi conviviali (1904).

La cattedra di Carducci e gli ultimi anni (1905-1912)

Nel 1905 succede a Carducci sulla cattedra di letteratura italiana a Bologna. Diventa una figura pubblica, poeta «nazionale» autore di Odi e inni (1906), dei Poemi italici (1911) e dei Poemi del Risorgimento (usciti postumi). Nel novembre 1911 pronuncia a Barga il discorso La grande Proletaria si è mossa, in favore della guerra di Libia, letta come colonizzazione destinata a dare terra ai contadini emigranti. Muore a Bologna il 6 aprile 1912 ed è sepolto nella cappella della casa di Castelvecchio.

Le raccolte, una per una

Myricae (1891-1903)

Il titolo viene da un verso delle Bucoliche di Virgilio (IV, 2), in cui si dice che non a tutti piacciono gli arbusti e le umili tamerici: le myricae sono il simbolo di una poesia umile, fatta di piccole cose della campagna. La prima edizione del 1891 comprendeva 22 poesie; le edizioni successive arrivarono a oltre 150. Sono testi brevi, spesso di impianto descrittivo, in cui un dettaglio naturale (un aratro abbandonato, un lampo, un suono nella notte) si carica di significati simbolici e di inquietudine. Tra i testi più noti: Lavandare, Novembre, Temporale, Il lampo, Il tuono, L’assiuolo, X Agosto. Scheda completa: Myricae.

Poemetti (1897), poi Primi e Nuovi poemetti

Composizioni più ampie, quasi sempre in terzine dantesche, che raccontano la vita della campagna toscana attraverso una famiglia contadina e affrontano temi morali e sociali, come l’emigrazione, al centro del poemetto Italy, dove una famiglia torna dall’America con una bambina malata che parla solo inglese. Vi appartiene anche Digitale purpurea. Dal 1904 la raccolta si divide in Primi poemetti e Nuovi poemetti (1909). Vedi la scheda Poemetti.

Il fanciullino (1897)

Uscito a puntate sulla rivista fiorentina «Il Marzocco» e poi rielaborato nel 1903, è il manifesto della poetica pascoliana. Scheda: Il fanciullino.

Canti di Castelvecchio (1903)

Presentati come continuazione di Myricae, seguono il ciclo delle stagioni e sono dedicati alla madre. Il tema del nido e dei morti si intreccia con il paesaggio di Barga. Vi si leggono Il gelsomino notturno, La mia sera, Nebbia e La cavallina storna. Scheda: Canti di Castelvecchio.

Poemi conviviali (1904)

Poemi di argomento classico, dedicati al mondo greco e romano, che reinterpretano miti ed eroi in chiave malinconica e moderna: il più celebre è L’ultimo viaggio, una riscrittura del mito di Ulisse. Il titolo richiama la rivista «Il Convito» di Adolfo De Bosis, dove molti testi apparvero. Scheda: Poemi conviviali; testo in Poemi conviviali, testo integrale.

Le altre opere

  • Odi e inni (1906), Canzoni di re Enzio (1908-1909), Poemi italici (1911) e Poemi del Risorgimento (1913): la poesia civile e celebrativa.
  • Carmina: le poesie latine, raccolte postume.
  • Saggi danteschi e antologie scolastiche di autori latini (Lyra, Epos), testimonianza del suo lavoro di insegnante.

La poetica del fanciullino

Nel Fanciullino Pascoli sostiene che in ogni uomo sopravvive un bambino interiore capace di stupirsi di fronte alle cose, di vederle come per la prima volta e di scoprire tra loro somiglianze e relazioni nascoste. Il poeta è colui che sa ascoltare questa voce: non inventa, ma scopre. Ne derivano alcune conseguenze:

  • la poesia è conoscenza intuitiva, alogica, più vicina alla meraviglia che al ragionamento;
  • le piccole cose hanno la stessa dignità poetica di quelle grandi: un nido, un fiore, un insetto;
  • la poesia ha una funzione morale e sociale: chi ascolta il fanciullino diventa più buono e solidale, e la «poesia pura» può affratellare gli uomini.

È una poetica di tipo simbolista: il mondo visibile rimanda a un mistero che il poeta intuisce senza spiegarlo. Per questo Pascoli viene collocato nel Decadentismo italiano, accanto e in contrasto con D’Annunzio, come spiega la pagina Pascoli e D’Annunzio: due forme del Decadentismo.

Temi della poesia di Pascoli

Il nido e i morti

Il nido è il simbolo della famiglia come rifugio caldo e chiuso contro un mondo esterno ostile. I morti della famiglia ritornano continuamente, come presenze che chiedono memoria e giustizia: il dolore privato diventa una visione dell’intera esistenza come esposta al male e all’ingiustizia.

La natura: idillio e inquietudine

La campagna di Pascoli sembra serena, ma è attraversata da segnali di angoscia: suoni nella notte, lampi, presagi di morte. Il paesaggio è descritto con precisione quasi scientifica (nomi esatti di piante e uccelli) e, insieme, è carico di simboli. Si veda la traccia Pascoli: il dettaglio e l’inquietudine.

Il cosmo e il mistero

In testi come X Agosto o Il bolide lo sguardo si allarga al cielo stellato e all’universo, che appare immenso e indifferente. Il dolore umano si colloca in uno spazio cosmico che lo rende insieme piccolo e universale.

L’eros e la vita negata

In poesie come Il gelsomino notturno e Digitale purpurea l’amore e la sessualità sono avvertiti come un mistero attraente e proibito, osservato dall’esterno del nido.

Lingua e stile: la rivoluzione di Pascoli

Lo stile è l’aspetto in cui Pascoli è più innovativo. Il critico Gianfranco Contini, nel saggio Il linguaggio di Pascoli (1955), ha mostrato che il poeta mescola registri diversi. Cesare Garboli, più tardi, ha spostato l’accento dal laboratorio delle parole al nido: non un idillio familiare, ma una casa chiusa sui morti. Da Contini a Garboli la domanda cambia. Il primo chiede come è fatta la lingua. Il secondo chiede che vita tiene insieme quella lingua.

  • lingua «pregrammaticale»: onomatopee e versi di animali (il chiù dell’assiuolo, il don… don… delle campane nella Mia sera);
  • lingua «grammaticale»: l’italiano letterario;
  • lingua «postgrammaticale»: termini tecnici della botanica e dell’ornitologia, parole dialettali e gergali, latinismi e perfino l’inglese storpiato degli emigrati tornati dall’America, che in Italy dicono «bisini» per business.

Sul piano del suono, Pascoli usa il fonosimbolismo: allitterazioni, onomatopee e rime interne creano un significato che va oltre le parole. La sintassi è spesso spezzata, paratattica, con frasi nominali senza verbo che fissano impressioni isolate (si pensi a Temporale e al Lampo). Le figure più frequenti sono analogia, sinestesia e metafora. Pur usando metri tradizionali (novenario, endecasillabo, terzina), li rinnova dall’interno con pause, enjambement e accenti insoliti. Sono queste scelte a fare di Pascoli un punto di partenza per i poeti del Novecento, dai crepuscolari a Montale.

Da quali poesie partire

  • X Agosto (Myricae): la morte del padre accostata a quella di una rondine; il cielo che piange stelle cadenti sul «male» del mondo. Vedi parafrasi e analisi e l’esercitazione su X Agosto.
  • Lavandare (Myricae): un aratro dimenticato nel campo e il canto delle lavandaie come immagini di abbandono.
  • Novembre (Myricae): l’illusione di una primavera in pieno autunno, smentita dall’immagine finale dell’estate fredda dei morti.
  • L’assiuolo (Myricae): il verso dell’uccello notturno come presagio di morte.
  • Il gelsomino notturno (Canti di Castelvecchio): la notte nuziale osservata attraverso i fiori che si aprono al buio.
  • La mia sera (Canti di Castelvecchio): la quiete dopo il temporale come immagine della vita del poeta.
  • La cavallina storna (Canti di Castelvecchio): la madre interroga la cavalla, unica testimone dell’assassinio.
  • Digitale purpurea (Primi poemetti): il fiore proibito del collegio come simbolo dell’eros e della morte.

Il ripasso della sera prima

Le date che reggono il discorso sono poche, e conviene averle davanti tutte insieme.

Anno Che cosa succede
1855 Nasce a San Mauro di Romagna.
1867 Il padre viene ucciso il 10 agosto; negli anni seguenti muoiono la madre e tre fratelli.
1879 Dopo la militanza socialista passa alcuni mesi in carcere.
1882 Si laurea a Bologna con Carducci e comincia a insegnare nei licei (Matera, Massa, Livorno), vivendo con le sorelle Ida e Maria.
1891 Esce la prima edizione di Myricae.
1895 Si stabilisce a Castelvecchio di Barga con Maria; inizia la carriera universitaria (Bologna, Messina, Pisa).
1897-1904 Poemetti, Il fanciullino, Canti di Castelvecchio, Poemi conviviali.
1905 Succede a Carducci sulla cattedra di Bologna.
1912 Muore a Bologna.

Il filo che tiene insieme tutto è il «nido» da ricostruire dopo il lutto; quello che ne fa un poeta moderno è la poetica del fanciullino, con il suo simbolismo delle piccole cose e la lingua sperimentale. Lo schema completo è in Pascoli in breve: mappa concettuale.

Qualche dubbio ricorrente

Che cos’è la poetica del fanciullino?
È l’idea che in ogni uomo viva un bambino interiore capace di meravigliarsi e di cogliere le relazioni segrete tra le cose; il poeta è chi sa dare voce a questo fanciullino.

A quale corrente appartiene Pascoli?
Al Decadentismo, nella sua forma simbolista: la realtà visibile è un insieme di segni che rimandano a un mistero più profondo.

Che cosa significa «Myricae»?
È il nome latino delle tamerici, arbusti umili citati da Virgilio nelle Bucoliche: il titolo indica una poesia semplice, legata alla campagna e alle piccole cose.

Come è morto il padre di Pascoli?
Ruggero Pascoli fu ucciso a fucilate il 10 agosto 1867 mentre tornava a casa in calesse; i colpevoli non furono mai condannati.

Che cos’è il «nido» in Pascoli?
È il simbolo della famiglia unita e protettiva, distrutta dai lutti e ricostruita dal poeta con le sorelle; rappresenta il rifugio degli affetti contro un mondo esterno minaccioso.

Bibliografia essenziale

Opere principali di Giovanni Pascoli

Consulta le schede di analisi e studio delle opere disponibili nel catalogo.

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