L’aura serena che fra verdi fronde (Petrarca, RVF 196)

Antonio Garofano Antonio Garofano

Riassunto: «L'aura serena che fra verdi fronde»

La brezza serena che mormora tra le fronde verdi e gli colpisce il volto riporta alla memoria il giorno delle prime ferite d’amore, dolci e profonde. Gli fa rivedere il bel viso che ora qualcuno gli nasconde, per sdegno o per gelosia, e i capelli, oggi raccolti con perle e gemme, allora sciolti e più biondi dell’oro. Lei li spargeva e li raccoglieva con tanta grazia che ripensarci fa ancora tremare la mente. Poi il tempo li ha stretti in nodi più saldi, e quel laccio ha legato il cuore in modo così forte che solo la Morte potrà scioglierlo.

Da ricordare

  • Sonetto, schema ABBA ABBA CDC DCD.
  • Secondo sonetto del ciclo dell’aura.
  • Contrasto tra i capelli sciolti di un tempo e quelli raccolti di oggi.
  • Laura nascosta da «sdegno o gelosia».
  • I capelli come laccio che solo la Morte scioglierà.

Parafrasi del componimento 196

Versi 1-4

La brezza serena che, mormorando tra le fronde verdi, viene a colpirmi il volto mi fa ricordare quando Amore mi diede le prime ferite, così dolci e profonde;

Versi 5-8

e mi fa vedere il bel viso che altri mi nasconde, che lo sdegno o la gelosia mi tiene celato; e i capelli ora avvolti in perle e gemme, allora sciolti e più biondi dell’oro lucido:

Versi 9-11

lei li spargeva così dolcemente e li raccoglieva in modi così graziosi che ripensandoci la mente trema ancora;

Versi 12-14

poi il tempo li attorse in nodi più saldi, e strinse il cuore con un laccio così potente che solo la Morte potrà scioglierlo.

Testo del componimento 196

L’aura serena che fra verdi fronde
mormorando a ferir nel volto viemme,
fammi risovenir quand’Amor diemme
le prime piaghe, sí dolci profonde;

e ’l bel viso veder, ch’altri m’asconde,
che sdegno o gelosia celato tiemme;
et le chiome or avolte in perle e ’n gemme,
allora sciolte, et sovra òr terso bionde:

le quali ella spargea sí dolcemente,
et raccogliea con sí leggiadri modi,
che ripensando ancor trema la mente;

torsele il tempo poi in piú saldi nodi,
et strinse ’l cor d’un laccio sí possente,
che Morte sola fia ch’indi lo snodi.

Testo del Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta) da Wikisource, disponibile con licenza CC BY-SA 3.0.

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