Non fur ma’ Giove et Cesare sí mossi (Petrarca, RVF 155)

Antonio Garofano Antonio Garofano

Riassunto: «Non fur ma' Giove et Cesare sí mossi»

Laura piange, e questo pianto apre un piccolo ciclo di sonetti. Giove e Cesare non furono mai così infuriati, uno pronto a colpire con il fulmine e l’altro con la spada, da non lasciarsi disarmare dalla pietà. Amore ha voluto che il poeta vedesse Laura in lacrime e sentisse i suoi lamenti, per riempirlo di dolore e di desiderio e scavargli fino al midollo. Quel pianto Amore non lo ha dipinto ma scolpito, e le parole soavi le ha scritte su un diamante in mezzo al cuore. Con chiavi salde torna spesso a tirarne fuori lacrime rare e sospiri lunghi.

Da ricordare

  • Sonetto, schema ABBA ABBA CDC DCD.
  • Primo dei sonetti sul pianto di Laura, insieme ai 156-158.
  • Esempi di Giove e Cesare disarmati dalla pietà.
  • Il ricordo scolpito in un diamante nel cuore.
  • Amore come artista che dipinge, scolpisce e scrive.

Parafrasi del componimento 155

Versi 1-4

Giove e Cesare non furono mai così spinti, l’uno a fulminare e l’altro a ferire, che la Pietà non spegnesse la loro ira e non togliesse a entrambi le armi abituali.

Versi 5-8

La mia donna piangeva, e il mio signore volle che io fossi lì a vederla e a udire i suoi lamenti, per colmarmi di dolore e di desiderio e scavarmi fino al midollo e alle ossa.

Versi 9-11

Amore mi dipinse quel dolce pianto, anzi lo scolpì, e quelle parole soavi me le scrisse dentro un diamante in mezzo al cuore;

Versi 12-14

dove, con chiavi salde e ingegnose, torna ancora spesso a tirarne fuori lacrime rare e sospiri lunghi e gravi.

Testo del componimento 155

Non fur ma’ Giove et Cesare sí mossi,
a folminar collui, questo a ferire,
che Pietà non avesse spente l’ire,
e lor de l’usate arme ambeduo scossi.

Piangea madonna, e ’l mio signor ch’i’ fossi
volse a vederla, et suoi lamenti a udire,
per colmarmi di doglia et di desire,
et ricercarmi le medolle et gli ossi.

Quel dolce pianto mi depinse Amore,
anzi scolpío, et que’ detti soavi
mi scrisse entro un diamante in mezzo ’l core;

ove con salde ed ingegnose chiavi
ancor torna sovente a trarne fore
lagrime rare et sospir’ lunghi et gravi.

Testo del Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta) da Wikisource, disponibile con licenza CC BY-SA 3.0.

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