Riassunto: «Persequendomi Amor al luogo usato»
Inseguito da Amore nel solito luogo, il poeta si era chiuso in se stesso come un soldato che aspetta l’attacco, armato dei suoi vecchi pensieri. Si voltò e vide un’ombra proiettata dal sole al suo fianco, e riconobbe a terra la figura di lei, degna, a suo giudizio, di una condizione immortale. Dentro di sé si diceva di non aver paura. Ma il pensiero non era ancora arrivato dentro che già erano lì i raggi in cui si strugge. Come il tuono arriva insieme al lampo, così nello stesso istante fu raggiunto dagli occhi luminosi e da un dolce saluto. Bastò un’ombra a far cadere ogni difesa.
Da ricordare
- Sonetto, schema ABBA ABBA CDC DCD.
- Metafora militare: il poeta si prepara alla guerra.
- L’apparizione indiretta di Laura attraverso la sua ombra.
- Similitudine del lampo e del tuono simultanei.
Parafrasi del componimento 110
Versi 1-4
Mentre Amore mi inseguiva nel solito luogo, chiuso in me stesso come un uomo che aspetta la guerra, che si prepara e sbarra i passaggi intorno, stavo armato dei miei antichi pensieri.
Versi 5-8
Mi voltai e vidi un’ombra che il sole stampava al mio fianco, e riconobbi a terra colei che, se il mio giudizio non sbaglia, era più degna di una condizione immortale.
Versi 9-11
Dicevo nel mio cuore: perché hai paura? Ma il pensiero non era ancora arrivato dentro che i raggi in cui mi consumo erano già presenti.
Versi 12-14
Come insieme al lampo tuona nello stesso istante, così io fui raggiunto insieme dai begli occhi luminosi e da un dolce saluto.
Testo del componimento 110
Persequendomi Amor al luogo usato,
ristretto in guisa d’uom ch’aspetta guerra,
che si provede, e i passi intorno serra,
de’ miei antichi pensier’ mi stava armato.
Volsimi, et vidi un’ombra che da lato
stampava il sole, et riconobbi in terra
quella che, se ’l giudicio mio non erra,
era piú degna d’immortale stato.
I’ dicea fra mio cor: Perché paventi?
Ma non fu prima dentro il penser giunto
che i raggi, ov’io mi struggo, eran presenti.
Come col balenar tona in un punto,
cosí fu’ io de’ begli occhi lucenti
et d’un dolce saluto inseme aggiunto.
Testo del Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta) da Wikisource, disponibile con licenza CC BY-SA 3.0.
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