Son animali al mondo de sí altera (Petrarca, RVF 19)

Antonio Garofano Antonio Garofano

Riassunto: «Son animali al mondo de sí altera»

Petrarca prende spunto dai bestiari medievali. Esistono animali così forti di vista che reggono il sole, altri che la luce ferisce e che escono solo verso sera, e altri ancora che, attirati dal fuoco perché brilla, sperano di goderne e invece ne provano l’altra virtù, quella che brucia. Il poeta si mette, sconsolato, in quest’ultimo gruppo. Non è abbastanza forte da sostenere la luce di Laura e non sa nemmeno proteggersi con luoghi bui o ore tarde. Così il destino lo porta a guardarla con gli occhi malati di lacrime, sapendo bene che va dietro a ciò che lo consuma.

Da ricordare

  • Sonetto, schema ABBA ABBA CDE DCE.
  • Classificazione di tre tipi di animali davanti alla luce.
  • Il poeta è come la falena attratta dalla fiamma.
  • Consapevolezza lucida del proprio male.

Parafrasi del componimento 19

Versi 1-4

Ci sono al mondo animali di vista così potente che resiste anche al sole; altri, poiché la grande luce li ferisce, non escono se non verso sera;

Versi 5-8

e altri, con il desiderio folle che spera di godere forse nel fuoco perché splende, provano l’altra sua virtù, quella che brucia: povero me, il mio posto è in quest’ultima schiera.

Versi 9-11

Perché non sono forte abbastanza da sostenere la luce di questa donna, e non so ripararmi con luoghi oscuri o con le ore tarde:

Versi 12-14

perciò il mio destino mi porta a vederla con gli occhi pieni di lacrime e malati; e so bene che vado dietro a ciò che mi brucia.

Testo del componimento 19

Son animali al mondo de sí altera
vista che ’ncontra ’l sol pur si difende;
altri, però che ’l gran lume gli offende,
non escon fuor se non verso la sera;

et altri, col desio folle che spera
gioir forse nel foco, perché splende,
provan l’altra vertú, quella che ’ncende:
lasso, e ’l mio loco è ’n questa ultima schera.

Ch’i’ non son forte ad aspectar la luce
di questa donna, et non so fare schermi
di luoghi tenebrosi, o d’ ore tarde:

però con gli occhi lagrimosi e ’nfermi
mio destino a vederla mi conduce;
et so ben ch’i’ vo dietro a quel che m’arde.

Testo del Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta) da Wikisource, disponibile con licenza CC BY-SA 3.0.

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