Qui dove mezzo son, Sennuccio mio (Petrarca, RVF 113)

Antonio Garofano Antonio Garofano

Riassunto: «Qui dove mezzo son, Sennuccio mio»

Ancora una volta il destinatario è Sennuccio. Il poeta scrive da Valchiusa, dove si trova solo in parte, perché il cuore è altrove, e augura all’amico di stare bene. Racconta di essere arrivato lì fuggendo una tempesta improvvisa, e spiega perché ora non teme più i fulmini come al solito, e perché il suo desiderio non si è affatto calmato. Appena giunto nella reggia d’amore ha visto il luogo dove nacque l’aura dolce che placa il cielo e scaccia i tuoni. Amore gli ha riacceso il fuoco e spento la paura. Che cosa succederebbe, allora, guardando gli occhi di lei?

Da ricordare

  • Sonetto, schema ABBA ABBA CDE CDE.
  • Secondo sonetto a Sennuccio del Bene, legato al precedente.
  • Il luogo natale di Laura protegge dalla tempesta, come l’alloro dal fulmine.
  • Chiusa con una domanda retorica.
  • Il fuoco d’amore si riaccende appena il poeta vede i luoghi di Laura.

Parafrasi del componimento 113

Versi 1-4

Qui dove sono solo a metà, mio Sennuccio (magari ci fossi tutto intero e voi foste contento), venni fuggendo la tempesta e il vento che hanno reso il tempo cattivo all’improvviso.

Versi 5-8

Qui sono al sicuro, e voglio dirvi perché non temo il fulmine come faccio di solito, e perché non trovo affatto calmato, e tanto meno spento, il mio desiderio ardente.

Versi 9-11

Appena arrivato alla reggia dell’amore vidi il luogo dove nacque l’aura dolce e pura che rasserena l’aria e mette in fuga i tuoni,

Versi 12-14

e Amore, nell’anima dove lei regna, riaccese il fuoco e spense la paura: che cosa farei, dunque, guardando i suoi occhi?

Testo del componimento 113

Qui dove mezzo son, Sennuccio mio,
(cosí ci foss’io intero, et voi contento),
venni fuggendo la tempesta e ’l vento
c’ànno súbito fatto il tempo rio.

Qui son securo: et vo’ vi dir perch’io
non come soglio il folgorar pavento,
et perché mitigato, nonché spento,
né-micha trovo il mio ardente desio.

Tosto che giunto a l’amorosa reggia
vidi onde nacque l’aura dolce et pura
ch’acqueta l’aere, et mette i tuoni in bando,

Amor ne l’alma, ov’ella signoreggia,
raccese ’l foco, et spense la paura:
che farrei dunque gli occhi suoi guardando?

Testo del Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta) da Wikisource, disponibile con licenza CC BY-SA 3.0.

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