Riassunto: «Se col cieco desir che 'l cor distrugge»
Il poeta ha contato le ore. Se il desiderio cieco non lo inganna, proprio mentre parla sta passando il tempo che gli era stato promesso, insieme alla pietà di Laura. Ma qualcosa si è messo in mezzo. Arrivano quattro domande, una dietro l’altra: quale ombra crudele fa seccare il seme quando il frutto era vicino? Quale belva ruggisce dentro il suo ovile? Quale muro si è alzato tra la spiga e la mano? Lui non lo sa. Sa solo che Amore gli ha dato una speranza così lieta per rendergli la vita più dolorosa. E ricorda una massima letta nei libri: nessuno si può dire felice prima del giorno della morte.
Da ricordare
- Sonetto, schema ABAB ABAB CDC CDC.
- Serie di domande con immagini agricole e pastorali: seme, frutto, ovile, spiga.
- Tema della speranza delusa all’ultimo momento.
- Massima antica: nessuno è felice prima della morte, che si legge in Ovidio e in Erodoto.
Parafrasi del componimento 56
Versi 1-4
Se, contando le ore con il desiderio cieco che distrugge il cuore, non mi inganno da solo, proprio adesso, mentre parlo, fugge il tempo che mi era stato promesso insieme alla pietà.
Versi 5-8
Quale ombra è così crudele da far seccare il seme che era così vicino al frutto desiderato? E quale belva ruggisce dentro il mio ovile? Quale muro è stato messo tra la spiga e la mano?
Versi 9-11
Povero me, non lo so; ma so bene che, per rendere più dolorosa la mia vita, Amore mi portò a una speranza così gioiosa.
Versi 12-14
E ora mi ricordo di quello che ho letto: che prima del giorno dell’ultima partenza non si deve chiamare beato nessun uomo.
Testo del componimento 56
Se col cieco desir che ’l cor distrugge
contando l’ore no m’inganno io stesso,
ora mentre ch’io parlo il tempo fugge
ch’a me fu inseme et a mercé promesso.
Qual ombra è sí crudel che ’l seme adugge,
ch’al disïato frutto era sí presso?
et dentro dal mio ovil qual fera rugge?
tra la spiga et la man qual muro è messo?
Lasso, nol so; ma sí conosco io bene
che per far piú dogliosa la mia vita
amor m’addusse in sí gioiosa spene.
Et or di quel ch’i’ ò lecto mi sovene,
che ’nanzi al dí de l’ultima partita
huom beato chiamar non si convene.
Testo del Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta) da Wikisource, disponibile con licenza CC BY-SA 3.0.
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