Riassunto: «L'alto et novo miracol ch'a' dí nostri»
Laura viene definita un miracolo alto e nuovo, apparso al mondo ai nostri giorni ma che non volle restarci: il cielo lo mostrò soltanto, poi se lo riprese per adornare le sue stelle. Amore, che per primo sciolse la lingua del poeta, vuole che lo descriva a chi non l’ha visto, e mille volte ha messo al lavoro ingegno, tempo, penne, carta e inchiostro, inutilmente. Le rime non sono arrivate all’altezza dell’argomento, e lo sa chiunque abbia scritto d’amore finora. Chi sa pensare immagini in silenzio la verità, che supera ogni stile, e poi sospiri: beati gli occhi che la videro viva.
Da ricordare
- Sonetto, schema ABBA ABBA CDE CDE.
- Laura «alto et novo miracol».
- Lo sforzo inutile di «ingegno, tempo, penne, carte, e ‘nchiostri».
- Tema dell’ineffabilità della bellezza di Laura.
- Chiusa memorabile: «beati gli occhi che la vider viva».
Parafrasi del componimento 309
Versi 1-4
L’alto e nuovo miracolo che ai nostri giorni apparve al mondo e non volle restarci, che il cielo ci mostrò soltanto e poi si riprese per adornarne i suoi chiostri stellati,
Versi 5-8
Amore vuole che io lo dipinga e lo mostri a chi non l’ha visto, Amore che prima mi sciolse la lingua, e poi mille volte invano fece lavorare ingegno, tempo, penne, carte e inchiostri.
Versi 9-11
Le rime non sono ancora arrivate alla cima: lo riconosco in me, e lo sperimenta bene chiunque fino a oggi parli o scriva d’amore.
Versi 12-14
Chi sa pensare valuti in silenzio la verità, che supera ogni stile, e poi sospiri: «Dunque beati gli occhi che la videro viva».
Testo del componimento 309
L’alto et novo miracol ch’a’ dí nostri
apparve al mondo, et star seco non volse,
che sol ne mostrò ’l ciel poi sel ritolse,
per adornarne i suoi stellanti chiostri,
vuol ch’i’ depinga a chi nol vide, e ’l mostri,
Amor, che ’n prima la mia lingua sciolse,
poi mille volte indarno a l’opra volse
ingegno, tempo, penne, carte, e ’nchiostri.
Non son al sommo anchor giunte le rime:
in me il conosco; et proval ben chiunque
è ’nfin a qui, che d’amor parli o scriva.
Chi sa pensare, il ver tacito estime,
ch’ogni stil vince, et poi sospire: – Adunque
beati gli occhi che la vider viva. –
Testo del Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta) da Wikisource, disponibile con licenza CC BY-SA 3.0.
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