Quel vago impallidir che ‘l dolce riso (Petrarca, RVF 123)

Antonio Garofano Antonio Garofano

Riassunto: «Quel vago impallidir che 'l dolce riso»

Basta un pallore improvviso sul volto di Laura a riempire tutto il sonetto. Quel colore che copre il dolce sorriso come una nebbia amorosa si presenta al cuore del poeta con tanta maestà che il cuore gli corre incontro fino al viso. In quell’istante lui capisce il pensiero pietoso di lei, come in paradiso le anime si vedono l’una nell’altra: nessun altro se ne accorge, ma lui sì, perché non guarda altrove. Ogni sguardo angelico apparso in una donna innamorata sarebbe niente a confronto. Lei abbassava gli occhi e, tacendo, sembrava dire: chi mi porta via il mio amico fedele?

Da ricordare

  • Sonetto, schema ABBA ABBA CDE DCE.
  • Occasione: secondo la lettura più diffusa, un congedo prima di una partenza del poeta.
  • Il pallore di Laura come segno di affetto nascosto.
  • Paragone con la visione reciproca delle anime in paradiso.
  • Chiusa con le parole silenziose di Laura.

Parafrasi del componimento 123

Versi 1-4

Quel grazioso impallidire che coprì il dolce sorriso come una nebbia amorosa si presentò al mio cuore con tanta maestà che il cuore gli andò incontro fino in mezzo al viso.

Versi 5-8

Allora capii, come in paradiso ci si vede l’un l’altro, che in quel modo si apriva un pensiero pietoso che nessun altro notò; ma io lo vidi, perché non fisso lo sguardo altrove.

Versi 9-11

Ogni aspetto angelico, ogni gesto umile mai apparso in una donna innamorata sarebbe un atto sdegnoso accanto a quello di cui parlo.

Versi 12-14

Abbassava a terra il bello sguardo gentile, e tacendo diceva, come mi parve: chi mi allontana il mio amico fedele?

Testo del componimento 123

Quel vago impallidir che ’l dolce riso
d’un’amorosa nebbia ricoperse,
con tanta maiestade al cor s’offerse
che li si fece incontr’a mezzo ’l viso.

Conobbi allor sí come in paradiso
vede l’un l’altro, in tal guisa s’aperse
quel pietoso penser ch’altri non scerse:
ma vidil’ io, ch’altrove non m’affiso.

Ogni angelica vista, ogni atto humile
che già mai in donna ov’amor fosse apparve,
fôra uno sdegno a lato a quel ch’i’ dico.

Chinava a terra il bel guardo gentile,
et tacendo dicea, come a me parve:
Chi m’allontana il mio fedele amico?

Testo del Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta) da Wikisource, disponibile con licenza CC BY-SA 3.0.

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