Riassunto: «Discolorato ài, Morte, il piú bel volto»
Apostrofe alla Morte, che ha tolto il colore al volto più bello e ha spento gli occhi più belli mai visti, sciogliendo lo spirito più acceso di virtù dal nodo più leggiadro. In un momento gli ha portato via ogni bene, ha messo a tacere la voce più soave e ha lasciato lui pieno di lamenti: tutto ciò che vede e sente gli dà fastidio. Unico conforto è Laura stessa, che la Pietà riconduce da lui. Se potesse riferire come parla e come splende, accenderebbe d’amore anche il cuore di una tigre o di un orso.
Da ricordare
- Sonetto, schema ABBA ABBA CDE DCE.
- Apostrofe alla Morte e catalogo di ciò che ha distrutto.
- Superlativi in serie: «il piú bel volto», «i piú begli occhi».
- La Pietà che riporta Laura a consolare il poeta.
- Iperbole finale: commuovere «un cor di tigre o d’orso».
Parafrasi del componimento 283
Versi 1-4
Morte, hai tolto il colore al volto più bello che si sia mai visto e hai spento gli occhi più belli; hai sciolto lo spirito più acceso di virtù ardenti dal nodo più leggiadro e più bello.
Versi 5-8
In un momento mi hai tolto ogni mio bene, hai messo a tacere la voce più soave che si sia mai udita, e hai lasciato me pieno di lamenti: tutto ciò che vedo e ciò che ascolto mi dà fastidio.
Versi 9-11
Ma madonna torna a consolare tanto dolore, là dove la Pietà la riconduce: né trovo in questa vita altro soccorso.
Versi 12-14
E se potessi ripetere come lei parla e come risplende, accenderei d’amore, non dirò il cuore di un uomo, ma quello di una tigre o di un orso.
Testo del componimento 283
Discolorato ài, Morte, il piú bel volto
che mai si vide, e i piú begli occhi spenti;
spirto piú acceso di vertuti ardenti
del piú leggiadro et più bel nodo ài sciolto.
In un momento ogni mio ben m’ài tolto,
post’ài silenzio a’ piú soavi accenti
che mai s’udiro, et me pien di lamenti:
quant’io veggio m’è noia, et quand’io ascolto.
Ben torna a consolar tanto dolore
madonna, ove Pietà la riconduce:
né trovo in questa vita altro soccorso.
Et se come ella parla, et come luce,
ridir potessi, accenderei d’amore,
non dirò d’uom, un cor di tigre o d’orso.
Testo del Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta) da Wikisource, disponibile con licenza CC BY-SA 3.0.
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