Cercato ò sempre solitaria vita (RVF 259): testo e parafrasi

Antonio Garofano Antonio Garofano

Riassunto: «Cercato ò sempre solitaria vita»

Da sempre cerca la vita solitaria, e lo sanno le rive, i campi e i boschi, per fuggire gli ingegni sordi e miopi che hanno perso la strada del cielo. Se avesse potuto scegliere, lontano dall’aria dolce della Toscana lo avrebbe accolto Valchiusa, tra i colli ombrosi della Sorga, che lo aiuta a piangere e a cantare. Ma la sorte, sempre nemica, lo riporta nel luogo dove si indigna di vedere il suo tesoro nel fango, cioè, secondo la lettura più diffusa, Avignone. La chiusa resta oscura: qualcosa è diventato amico della mano che scrive, e lo sanno Amore, madonna e lui.

Da ricordare

  • Sonetto, schema ABBA ABBA CDE CDE.
  • Ideale della «solitaria vita», tema caro a Petrarca.
  • Valchiusa e la Sorga come rifugio poetico.
  • Polemica contro gli «ingegni sordi et loschi».
  • Il «fango»: probabilmente Avignone e la curia papale.

Parafrasi del componimento 259

Versi 1-4

Ho sempre cercato una vita solitaria (lo sanno le rive, le campagne e i boschi) per fuggire questi ingegni sordi e miopi, che hanno smarrito la strada del cielo;

Versi 5-8

e se in questo il mio desiderio fosse stato esaudito, fuori dall’aria dolce dei paesi toscani mi avrebbe ancora tra i suoi bei colli ombrosi la Sorga, che mi aiuta a piangere e a cantare.

Versi 9-11

Ma la mia sorte, sempre nemica, mi spinge di nuovo nel luogo dove mi sdegno di vedere nel fango il mio bel tesoro.

Versi 12-14

Alla mano con cui scrivo si è fatta amica questa volta, e forse non è indegno: Amore lo vide, e lo sanno madonna e io.

Testo del componimento 259

Cercato ò sempre solitaria vita
(le rive il sanno, et le campagne e i boschi)
per fuggir questi ingegni sordi et loschi,
che la strada del cielo ànno smarrita;

et se mia voglia in ciò fusse compita,
fuor del dolce aere de’ paesi toschi
anchor m’avria tra’ suoi bei colli foschi
Sorga, ch’a pianger et cantar m’aita.

Ma mia fortuna, a me sempre nemica,
mi risospigne al loco ov’io mi sdegno
veder nel fango il bel tesoro mio.

A la man ond’io scrivo è fatta amica
a questa volta, et non è forse indegno:
Amor sel vide, et sa ’l madonna et io.

Testo del Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta) da Wikisource, disponibile con licenza CC BY-SA 3.0.

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