Quand’io son tutto vòlto in quella parte (Petrarca, RVF 18)

Antonio Garofano Antonio Garofano

Riassunto: «Quand'io son tutto vòlto in quella parte»

Si nota subito un esercizio di bravura: le rime sono sempre le stesse parole usate con significati diversi, parte, luce, morte, desio, sole. Il poeta, quando si volta verso il luogo dove splende il viso di Laura, porta nella mente quella luce che lo brucia a poco a poco. Teme che il cuore lo abbandoni, sente vicina la fine della propria vita, e si allontana come un cieco che non sa dove va, ma parte lo stesso. Così fugge dai colpi della morte, anche se il desiderio lo segue sempre. Cammina in silenzio, perché le sue parole farebbero piangere la gente e preferisce piangere da solo.

Da ricordare

  • Sonetto, schema ABBA ABBA CDE CDE, tutto su rime equivoche.
  • «Luce» vale di volta in volta splendore del viso, ricordo e vista.
  • Immagine del cieco che si allontana a tentoni.
  • Il poeta sceglie un dolore muto e solitario.

Parafrasi del componimento 18

Versi 1-4

Quando sono tutto rivolto verso quella parte dove risplende il bel viso della mia donna, e mi è rimasta nel pensiero la luce che mi brucia e mi distrugge dentro a poco a poco,

Versi 5-8

io, che temo per il cuore che mi abbandona e vedo vicina la fine della mia vita, me ne vado come un cieco, senza vista, che non sa dove andare eppure parte.

Versi 9-11

Così fuggo davanti ai colpi della morte: ma non così in fretta che il desiderio non venga con me, come fa di solito.

Versi 12-14

Vado in silenzio, perché le mie parole di morte farebbero piangere la gente; e io desidero che le mie lacrime si versino in solitudine.

Testo del componimento 18

Quand’io son tutto vòlto in quella parte
ove ’l bel viso di madonna luce,
et m’è rimasa nel pensier la luce
che m’arde et strugge dentro a parte a parte,

i’ che temo del cor che mi si parte,
et veggio presso il fin de la mia luce,
vommene in guisa d’orbo, senza luce,
che non sa ove si vada et pur si parte.

Cosí davanti ai colpi de la morte
fuggo: ma non sí ratto che ’l desio
meco non venga come venir sòle.

Tacito vo, ché le parole morte
farian pianger la gente; et i’ desio
che le lagrime mie si spargan sole.

Testo del Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta) da Wikisource, disponibile con licenza CC BY-SA 3.0.

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