Ugo Foscolo: vita, opere e riassunto

Ugo Foscolo: biografia essenziale e opere principali per orientarsi nello studio della letteratura italiana.

Antonio Garofano Antonio Garofano 8 min di lettura

ORIENTAMENTO PER LO STUDIO

Profilo cronologico e opere nel catalogo

Nascita1778Morte1827
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Opere collegate

«Né più mai toccherò le sacre sponde / ove il mio corpo fanciulletto giacque»: Foscolo scrive questi versi per Zacinto, l’isola dove era nato, sapendo che non ci tornerà. L’esilio è il filo della sua vita. Ugo Foscolo (1778-1827) sta tra Neoclassicismo e Romanticismo, e le sue opere principali sono il romanzo epistolare Ultime lettere di Jacopo Ortis, il carme Dei sepolcri, i sonetti (tra cui Alla sera, A Zacinto, In morte del fratello Giovanni), le due odi e il poema incompiuto Le Grazie. La sua vita è segnata dalle speranze e dalle delusioni dell’età napoleonica e da un lungo esilio.

Da Zacinto a Londra

Zante e Venezia

Nacque a Zante (Zacinto), allora territorio veneziano, il 6 febbraio 1778, da padre veneziano e madre greca. Dopo la morte del padre si trasferì con la famiglia a Venezia, dove completò gli studi e frequentò i salotti letterari. Crebbe tra le isole ionie e Venezia, e partecipò con entusiasmo alle speranze politiche accese dall’arrivo di Napoleone in Italia: nel 1797 fece rappresentare la tragedia Tieste e scrisse l’ode A Bonaparte liberatore.

Campoformio e l’età napoleonica

Con il trattato di Campoformio (ottobre 1797) Napoleone cedette Venezia all’Austria: per Foscolo fu un tradimento. Gli eventi successivi lo portarono a un lungo confronto con l’esilio e con la perdita della patria. Si trasferì a Milano, combatté nelle file dell’esercito francese e continuò a scrivere. Nel 1802 pubblicò l’Ortis, nel 1803 il volume delle Poesie, nel 1807 i Sepolcri. Nel 1808 ottenne la cattedra di eloquenza all’Università di Pavia, soppressa poco dopo.

L’esilio

Alla caduta di Napoleone, nel 1815, rifiutò di giurare fedeltà all’Austria e lasciò l’Italia: prima la Svizzera, poi dal 1816 l’Inghilterra, dove visse di lezioni e articoli, tra debiti e difficoltà. Morì a Turnham Green, presso Londra, il 10 settembre 1827. Nel 1871 i suoi resti furono traslati nella basilica di Santa Croce a Firenze, quella stessa chiesa delle «urne dei forti» celebrata nei Sepolcri.

Attività e contesto

Fu poeta, narratore, critico e uomo politico. La sua vicenda personale si intreccia con le guerre rivoluzionarie e napoleoniche e con la nascita del sentimento nazionale italiano. Sul piano culturale Foscolo unisce la formazione classica (Omero, i lirici greci, Virgilio) a una sensibilità già romantica: passioni forti, senso della morte, conflitto tra individuo e storia. Per questo i manuali lo collocano tra Neoclassicismo e Preromanticismo.

Ortis, sonetti, Sepolcri

Ultime lettere di Jacopo Ortis

Romanzo epistolare modellato sul Werther di Goethe: Jacopo, giovane patriota deluso da Campoformio, si rifugia sui Colli Euganei, si innamora di Teresa, promessa sposa a Odoardo, e alla fine si toglie la vita. Delusione politica e amorosa si intrecciano. Scheda sull’Ortis.

Sonetti e odi

Le Poesie del 1803 comprendono due odi di gusto neoclassico (A Luigia Pallavicini caduta da cavallo e All’amica risanata) e dodici sonetti. I più studiati sono Alla sera, sulla sera come immagine della morte che porta pace; A Zacinto, sull’isola natale e sull’esilio, con il confronto con Ulisse; In morte del fratello Giovanni, sul lutto e sulla lontananza dalla tomba dei cari.

Dei sepolcri

Carme in endecasillabi sciolti dedicato a Ippolito Pindemonte, nato dal dibattito sull’editto di Saint-Cloud, che imponeva sepolture fuori dalle città e lapidi uniformi. Foscolo riconosce che per i morti la tomba non ha valore, ma la difende per i vivi: le tombe conservano la memoria degli affetti e, quelle dei grandi, ispirano azioni nobili e tengono vivo il senso di una civiltà. Riassunto dei Sepolcri.

Le Grazie

Poema in tre inni rimasto incompiuto, dedicato allo scultore Antonio Canova: le Grazie sono le divinità che ingentiliscono l’animo umano attraverso la bellezza e l’arte. Scheda sulle Grazie.

Altri scritti

Foscolo tradusse il Viaggio sentimentale di Sterne, attribuendolo al personaggio ironico di Didimo Chierico, e lavorò a lungo su una traduzione dell’Iliade. Negli anni inglesi scrisse saggi critici su Dante, Petrarca e Boccaccio.

Temi da ricordare

  • Esilio e patria perduta: Zante, Venezia, l’Italia.
  • Morte e memoria: la tomba come legame tra vivi e morti.
  • Illusioni: amore, gloria, patria, bellezza danno senso a una vita materialisticamente destinata al nulla.
  • Funzione civile della poesia: la poesia eterna la memoria dei grandi.

Tre sonetti da saper leggere

I sonetti maggiori di Foscolo sono pochi, ma ognuno è un piccolo capolavoro. A Zacinto comincia con una negazione: «Né più mai toccherò le sacre sponde / ove il mio corpo fanciulletto giacque». Il poeta pensa all’isola natale, Zante, che non rivedrà più, e la collega a Venere, nata dal mare greco, e a Omero, che cantò l’esilio di Ulisse. Ma c’è una differenza amara: Ulisse alla fine tornò a Itaca; Foscolo sa che morirà lontano, e alla sua patria lascerà solo il canto. La poesia si chiude con un verso secco: «a noi prescrisse / il fato illacrimata sepoltura».

Alla sera apre la raccolta delle poesie: «Forse perché della fatal quiete / tu sei l’immago a me sì cara vieni / o sera!». La sera è cara al poeta perché è l’immagine della morte, della quiete eterna, e calma per un momento lo spirito guerriero che gli ruggisce dentro. È uno dei testi in cui si sente meglio la tensione tra la passione romantica e la compostezza classica.

In morte del fratello Giovanni, scritto dopo il suicidio del fratello nel 1801, riprende un carme di Catullo. Il poeta immagina di sedere un giorno sulla tomba del fratello, se smetterà di fuggire «di gente in gente», e di piangere con la madre, che ora parla di lui alle ceneri mute del figlio. Esilio, tomba, affetti familiari: i temi dei Sepolcri sono già tutti qui, compressi in quattordici versi.

Jacopo e la patria tradita

Il romanzo ebbe una storia editoriale complicata, con edizioni diverse tra il 1798 e il 1817, e Foscolo continuò a correggerlo per anni.

L’Ortis si apre con una lettera datata 11 ottobre 1797, pochi giorni prima del trattato di Campoformio, con cui Napoleone cede Venezia all’Austria: «Il sacrificio della patria nostra è consumato: tutto è perduto». Jacopo, giovane patriota, si rifugia sui Colli Euganei per sfuggire alle persecuzioni. Lì si innamora di Teresa, promessa sposa a un altro, il ricco e freddo Odoardo. Patria e amore sono entrambi impossibili. Dopo un viaggio attraverso l’Italia, durante il quale incontra Parini a Milano e medita sulla decadenza della nazione, Jacopo torna, rivede Teresa per l’ultima volta e si uccide.

Il modello è il Werther di Goethe, che Foscolo conosceva bene, ma la novità è il legame tra la delusione amorosa e quella politica. Il suicidio di Jacopo è la protesta estrema di un giovane che non accetta di vivere in una patria schiava. Per generazioni di lettori del Risorgimento l’Ortis fu un libro di formazione civile, oltre che sentimentale. La forma epistolare, con le lettere di Jacopo all’amico Lorenzo Alderani, dà al racconto un tono di confessione immediata: il lettore entra nei pensieri del protagonista giorno per giorno, senza la mediazione di un narratore. E alcune lettere, come quella dell’incontro con Parini, sono veri e propri saggi sulla condizione dell’Italia del tempo.

Domande frequenti

Qual è l’opera più importante di Foscolo?

Per la scuola sono centrali i Sepolcri (1807), l’Ortis (1802) e i tre sonetti maggiori: Alla sera, A Zacinto, In morte del fratello Giovanni.

Foscolo è neoclassico o romantico?

È una figura di passaggio: le forme e i modelli sono classici, ma le passioni, il senso della morte e il tema dell’esilio anticipano il Romanticismo.

Che cosa ne ha detto la critica

Francesco De Sanctis, nella Storia della letteratura italiana (1870-71), mette Foscolo all’inizio della letteratura nuova. Non perché sia il più romantico dei tre grandi del primo Ottocento, ma perché nell’Ortis la delusione politica e il disastro privato diventano la stessa storia, e nei Sepolcri la tomba smette di essere un motivo elegiaco e diventa un’idea civile. È una lettura ottocentesca, forte, e a scuola ci si arriva quasi sempre.

Nel Novecento il baricentro si sposta. Mario Fubini, nei suoi studi su Foscolo, ha chiesto di tornare ai testi, alla lingua, al modo in cui il carme è costruito, invece di usare la biografia come spiegazione di ogni verso. Non è un rifiuto di De Sanctis. È un altro strumento. Se all’orale vi chiedono «la critica», non rispondete con un elenco di cognomi: dite che De Sanctis legge Foscolo come inizio, e che la critica successiva ha voluto verificare quell’inizio sui versi.

Una scheda biografica affidabile, da cui partire per le date, è la voce di Ugo Foscolo nel Dizionario biografico della Treccani. Queste pagine stanno nell’indice del primo Ottocento.

Per ripassare Foscolo

Per lo studio è utile distinguere le informazioni biografiche dalla lettura diretta dei testi, seguendo l’ordine cronologico delle opere: 1802 Ortis, 1803 Poesie, 1807 Sepolcri, poi Le Grazie. Collega ogni opera a un momento della vita (Campoformio, età napoleonica, esilio). Una guida più ampia è in Ugo Foscolo: vita, opere e metodo di studio; per il carme vedi anche la scheda sui Sepolcri.

Opere principali di Ugo Foscolo: vita, opere e riassunto

Consulta le schede di analisi e studio delle opere disponibili nel catalogo.

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