Mille piagge in un giorno et mille rivi (Petrarca, RVF 177)

Antonio Garofano Antonio Garofano

Riassunto: «Mille piagge in un giorno et mille rivi»

In un solo giorno, attraversando la famosa Ardenna, Amore ha mostrato al poeta mille pianure e mille fiumi: Amore mette le ali ai piedi e ai cuori dei suoi, per farli salire vivi fino al terzo cielo. Gli è stato dolce passare da solo e disarmato in un luogo dove Marte colpisce armato senza preavviso, come una nave senza timone e senza albero, carico di pensieri pesanti. Arrivato alla fine della giornata buia, ripensando da dove viene e con quali ali, sente nascere la paura per tanta audacia. Ma il bel paese e il fiume piacevole lo accolgono sereni.

Da ricordare

  • Sonetto, schema ABBA ABBA CDC DCD.
  • Prosegue il viaggio nelle Ardenne del sonetto 176.
  • Amore che dà le ali per salire al terzo cielo, quello di Venere.
  • La nave senza governo, immagine ricorrente nel Canzoniere.
  • Arrivo rassicurante, secondo la lettura più diffusa nella valle del Reno.

Parafrasi del componimento 177

Versi 1-4

In un giorno Amore mi ha mostrato mille pendii e mille ruscelli attraverso la famosa Ardenna, Amore che mette le ali ai piedi e ai cuori dei suoi per farli andare vivi, volando, al terzo cielo.

Versi 5-8

Mi è dolce soltanto esserci stato solo e senza armi, dove Marte colpisce armato e non avverte, come una nave in mare quasi senza timone e senza antenna, pieno di pensieri gravi e schivi.

Versi 9-11

Eppure, giunto alla fine della giornata oscura, ricordando da dove vengo e con quali ali, sento nascere la paura del troppo ardire.

Versi 12-14

Ma il bel paese e il fiume piacevole rassicurano con un’accoglienza serena il cuore già rivolto dove abita la sua luce.

Testo del componimento 177

Mille piagge in un giorno et mille rivi
mostrato m’à per la famosa Ardenna
Amor, ch’a’ suoi le piante e i cori impenna
per fargli al terzo ciel volando ir vivi.

Dolce m’è sol senz’arme esser stato ivi,
dove armato fier Marte, et non acenna,
quasi senza governo et senza antenna
legno in mar, pien di penser’ gravi et schivi.

Pur giunto al fin de la giornata oscura,
rimembrando ond’io vegno, et con quai piume,
sento di troppo ardir nascer paura.

Ma ’l bel paese e ’l dilectoso fiume
con serena accoglienza rassecura
il cor già vòlto ov’abita il suo lume.

Testo del Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta) da Wikisource, disponibile con licenza CC BY-SA 3.0.

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