Riassunto: «Orso, e' non furon mai fiumi né stagni»
Petrarca scrive a un amico, Orso, secondo la lettura più diffusa Orso dell’Anguillara, il signore romano legato ai Colonna. Gli spiega che nessun ostacolo, fiumi, stagni, mare, ombra di muri o di colline, nebbia, gli ha mai dato tanto dolore quanto un velo che copre due begli occhi e sembra dirgli di consumarsi nel pianto. Poi c’è il gesto di abbassare lo sguardo, per umiltà o per orgoglio, che spegne ogni sua gioia e lo farà morire prima del tempo. E c’è una mano bianca, sempre pronta a dargli fastidio, che si mette come uno scoglio davanti ai suoi occhi.
Da ricordare
- Sonetto, schema ABBA ABBA CDC DCD.
- Lunga enumerazione di ostacoli naturali nelle quartine.
- Torna il motivo del velo di Laura, già nella ballata 11.
- La mano bianca è insieme bella e nemica.
Parafrasi del componimento 38
Versi 1-4
Orso, non ci furono mai fiumi né stagni, né il mare in cui si scarica ogni corso d’acqua, né l’ombra di un muro, di un colle o di un ramo, né la nebbia che copre il cielo e bagna il mondo,
Versi 5-8
né altro ostacolo di cui io mi lamenti, per quanto blocchi la vista umana, quanto un velo che oscura due begli occhi e sembra dire: ora consumati e piangi.
Versi 9-11
E quel loro abbassarsi, che spegne ogni mia gioia per umiltà o per orgoglio, sarà la causa per cui morirò prima del tempo.
Versi 12-14
E mi lamento anche di una mano bianca, che è stata sempre attenta a darmi fastidio e si è fatta scoglio contro i miei occhi.
Testo del componimento 38
Orso, e’ non furon mai fiumi né stagni,
né mare, ov’ogni rivo si disgombra,
né di muro o di poggio o di ramo ombra,
né nebbia che ’l ciel copra e ’l mondo bagni,
né altro impedimento, ond’io mi lagni,
qualunque piú l’umana vista ingombra,
quanto d’un vel che due begli occhi adombra,
et par che dica: Or ti consuma et piagni.
Et quel lor inchinar ch’ogni mia gioia
spegne o per humiltate o per argoglio,
cagion sarà che ’nanzi tempo i’ moia.
Et d’una bianca mano ancho mi doglio,
ch’è stata sempre accorta a farmi noia,
et contra gli occhi miei s’è fatta scoglio.
Testo del Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta) da Wikisource, disponibile con licenza CC BY-SA 3.0.
Torna alla guida al Canzoniere o alla pagina su Francesco Petrarca.