Riassunto: «Una candida cerva sopra l'erba»
Una visione all’alba, in primavera. Una cerva bianca con due corna d’oro appare al poeta su un prato verde, tra due fiumi, all’ombra di un alloro. Il suo aspetto è così dolce e fiero che lui abbandona ogni lavoro per seguirla, come l’avaro che si diverte nella fatica di cercare il tesoro. Intorno al collo la cerva porta scritto con diamanti e topazi: nessuno mi tocchi, il mio Cesare ha voluto farmi libera. Il sole era già a mezzogiorno, gli occhi stanchi ma non sazi di guardare, quando il poeta cadde nell’acqua e la cerva scomparve.
Da ricordare
- Sonetto, schema ABBA ABBA CDE CDE.
- Visione allegorica della cerva bianca, cioè Laura.
- Il motto «Nessun mi tocchi» richiama le cerve di Cesare, secondo la lettura più diffusa simbolo della castità protetta da Dio.
- Il mezzogiorno come metà della vita.
- La caduta nell’acqua e la sparizione presagiscono la morte di Laura.
Parafrasi del componimento 190
Versi 1-4
Una cerva bianca mi apparve sull’erba verde, con due corna d’oro, tra due fiumi, all’ombra di un alloro, mentre sorgeva il sole nella stagione giovane.
Versi 5-8
Il suo aspetto era così dolcemente superbo che lasciai ogni lavoro per seguirla, come l’avaro che, cercando il tesoro, addolcisce la fatica con il piacere.
Versi 9-11
«Nessuno mi tocchi», aveva scritto intorno al bel collo con diamanti e topazi, «al mio Cesare è piaciuto farmi libera».
Versi 12-14
E il sole era già volto al mezzogiorno, i miei occhi stanchi di guardare ma non sazi, quando caddi nell’acqua, e lei sparì.
Testo del componimento 190
Una candida cerva sopra l’erba
verde m’apparve, con duo corna d’oro,
fra due riviere, all’ombra d’un alloro,
levando ’l sole a la stagione acerba.
Era sua vista sí dolce superba,
ch’i’ lasciai per seguirla ogni lavoro:
come l’avaro che ’n cercar tesoro
con diletto l’affanno disacerba.
” Nessun mi tocchi – al bel collo d’intorno
scritto avea di diamanti et di topazi – :
libera farmi al mio Cesare parve “.
Et era ’l sol già vòlto al mezzo giorno,
gli occhi miei stanchi di mirar, non sazi,
quand’io caddi ne l’acqua, et ella sparve.
Testo del Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta) da Wikisource, disponibile con licenza CC BY-SA 3.0.
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