Riassunto: «Benedetto sia 'l giorno, e 'l mese, e l'anno: testo e parafrasi»
Chi ha studiato Petrarca a scuola lo conosce: è il sonetto delle benedizioni. Il poeta benedice ogni dettaglio del momento in cui è stato catturato dagli occhi di Laura: il giorno, il mese, l’anno, la stagione, l’ora, l’attimo, il paese, il luogo preciso. Benedice anche il primo dolce affanno, l’arco, le frecce e le ferite che gli arrivano fino al cuore. Poi le parole sparse a chiamare il suo nome, i sospiri, le lacrime e il desiderio. Infine le pagine che le danno fama e il pensiero, che appartiene solo a lei. Il dolore diventa materia di gratitudine.
Da ricordare
- Sonetto, schema ABBA ABBA CDC DCD.
- Anafora di «benedetto» e polisindeto con la congiunzione «e».
- Rovescia il modello della maledizione, come quella del sonetto 60.
- Le «carte» sono le rime stesse del Canzoniere, che danno fama a Laura.
Parafrasi del componimento 61
Versi 1-4
Sia benedetto il giorno, e il mese, e l’anno, e la stagione, e il tempo, e l’ora, e l’attimo, e il bel paese, e il luogo dove fui raggiunto dai due begli occhi che mi hanno legato;
Versi 5-8
e sia benedetto il primo dolce affanno che ho provato quando mi sono unito ad Amore, e l’arco, e le frecce che mi hanno colpito, e le ferite che mi arrivano fino al cuore.
Versi 9-11
Benedette le tante parole che ho sparso chiamando il nome della mia donna, e i sospiri, e le lacrime, e il desiderio;
Versi 12-14
e siano benedette tutte le pagine in cui le procuro fama, e il mio pensiero, che è soltanto suo, tanto che nessun’altra vi ha parte.
Testo del componimento 61
Benedetto sia ’l giorno, e ’l mese, e l’anno,
e la stagione, e ’l tempo, e l’ora, e ’l punto,
e ’l bel paese, e ’l loco ov’io fui giunto
da’ duo begli occhi che legato m’hanno;
e benedetto il primo dolce affanno
ch’i’ebbi ad esser con Amor congiunto,
e l’arco, e le saette ond’i’ fui punto,
e le piaghe che ’nfin al cor mi vanno.
Benedette le voci tante ch’io
chiamando il nome de mia donna ho sparte,
e i sospiri, e le lagrime, e ’l desio;
e benedette sian tutte le carte
ov’io fama l’acquisto, e ’l pensier mio,
ch’è sol di lei, sì ch’altra non v’ha parte.
Testo del Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta) da Wikisource, disponibile con licenza CC BY-SA 3.0.
Analisi e commento
«Benedetto sia ’l giorno» è un sonetto di gioia, cosa non frequente nel Canzoniere. Il poeta benedice tutto ciò che ha a che fare con il suo innamoramento: il tempo, il luogo, la ferita, le parole e perfino le carte su cui ha scritto. È un elenco che cresce di verso in verso, e che trasforma il dolore d’amore in qualcosa da ringraziare.
La prima quartina è una cascata di tempi: «’l giorno, e ’l mese, e l’anno, / e la stagione, e ’l tempo, e l’ora, e ’l punto». È un polisindeto, la ripetizione della congiunzione «e», e insieme una climax discendente. Si parte dall’anno e si arriva al punto, all’istante. Il movimento va dal grande al piccolo, come se il poeta stringesse lo sguardo fino al momento esatto in cui gli occhi di Laura lo hanno «legato». Poi l’elenco passa allo spazio, «’l bel paese, e ’l loco».
La seconda quartina benedice la ferita: il «primo dolce affanno», l’arco, le frecce, le piaghe che arrivano fino al cuore. Sono le immagini tradizionali dell’amore come guerra, che nel sonetto 3 servivano a lamentarsi. Qui le stesse immagini vengono benedette. Il confronto tra i due sonetti è utile: lo stesso armamentario serve a due stati d’animo opposti.
Le terzine fanno un passo ulteriore e benedicono la poesia. Prima le «voci tante» con cui il poeta ha sparso il nome della sua donna, poi i sospiri, le lacrime, il desiderio. Infine le «carte» in cui ha acquistato fama a Laura, e il pensiero che è soltanto di lei. Il sonetto parte dall’amore e arriva alla scrittura: l’esperienza vale perché è diventata poesia.
C’è anche un gioco sul nome. Le «carte / ov’io fama l’acquisto» ricordano che il nome di Laura, nel Canzoniere, è sempre legato al lauro e quindi alla gloria poetica. Petrarca fu incoronato poeta in Campidoglio nel 1341, e l’intreccio tra Laura e il lauro è uno dei fili del libro. Celebrare Laura significa anche celebrare la propria poesia.
Come leggere questo sonetto accanto al proemio? Nel sonetto 1 l’amore è un «giovenile errore» che produce vergogna; qui è una benedizione. Le due posizioni convivono nel libro, perché il Canzoniere non è una storia lineare dal peccato al pentimento, ma un’alternanza continua di stati d’animo. È un buon esempio da portare quando si spiega che il libro è fatto di «frammenti».
Formalmente il sonetto si regge sull’anafora di «benedetto», ripresa all’inizio della seconda quartina e di entrambe le terzine con lievi variazioni («benedetto», «Benedette», «benedette sian»). Le rime sono ABBA ABBA CDC DCD. L’insistenza su poche parole chiave e le lunghe serie di sostantivi danno un tono quasi liturgico, da litania: anche questo è un modo per sacralizzare l’amore.
Un esercizio utile è contare gli elementi benedetti: sono più di venti. Un altro è chiedersi cosa manca. Laura, come persona, non è descritta: ci sono soltanto i suoi occhi e il suo nome. Il centro del sonetto è l’esperienza del poeta.
Un’osservazione sul ritmo. Il sonetto è quasi tutto costruito per accumulo, e questo rischierebbe la monotonia. Petrarca la evita variando la lunghezza degli elenchi: sette elementi nel verso 2, due nel verso 3, poi quattro nella seconda quartina, tre nel verso 11. Chi legge ad alta voce sente che il respiro cambia di verso in verso.
Il sonetto 61 è anche un buon punto di partenza per parlare della fortuna di Petrarca nel Cinquecento. I petrarchisti lo imitarono moltissimo, a volte riprendendo soltanto lo schema dell’elenco. Ma l’originale ha una progressione che le imitazioni spesso perdono: dal tempo al luogo, dalla ferita alla parola, dalla parola alla scrittura. È un percorso che porta il lettore dall’esperienza alla poesia.
Torna alla guida al Canzoniere o alla pagina su Francesco Petrarca.