Riassunto: «Che fai alma? che pensi? avrem mai pace?»
Botta e risposta tra il poeta e la sua anima. Lui chiede che cosa pensa, se avranno mai pace o tregua o se la guerra sarà eterna. L’anima non sa che cosa accadrà, ma le sembra che ai begli occhi di Laura il loro male non piaccia. A che serve, ribatte lui, se con quegli occhi lei li gela d’estate e li brucia d’inverno? Non è lei, risponde l’anima, ma Amore che li governa. A volte la lingua tace e il cuore piange forte dietro un volto sereno. Il poeta però non si calma: un infelice non crede a una grande speranza.
Da ricordare
- Sonetto, schema ABBA ABBA CDE DCE.
- Struttura dialogica: battute alternate tra il poeta e l’anima.
- Laura forse soffre in segreto: «’n vista asciutta et lieta / piange».
- La colpa attribuita ad Amore e non alla donna.
- Sentenza finale sulla diffidenza dell’infelice verso la speranza.
Parafrasi del componimento 150
Versi 1-4
«Che fai, anima? A che pensi? Avremo mai pace? Avremo mai tregua, o avremo guerra eterna?» «Che sarà di noi non lo so; ma per quanto vedo, ai suoi begli occhi il nostro male non piace.»
Versi 5-8
«A che serve, se con quegli occhi ci rende ghiaccio d’estate e fuoco d’inverno?» «Non è lei, ma chi li governa.» «Che ci importa, se lei lo vede e tace?»
Versi 9-11
«A volte la lingua tace e il cuore si lamenta ad alta voce, e con un aspetto asciutto e lieto piange dove chi guarda non lo vede.»
Versi 12-14
«Nonostante tutto, la mente non si calma né rompe il dolore che si raccoglie e ristagna in lei, perché l’uomo infelice non crede a una grande speranza.»
Testo del componimento 150
– Che fai alma? che pensi? avrem mai pace?
avrem mai tregua? od avrem guerra eterna? –
– Che fia di noi, non so; ma, in quel ch’io scerna,
a’ suoi begli occhi il mal nostro non piace. –
– Che pro, se con quelli occhi ella ne face
di state un ghiaccio, un foco quando iverna? –
– Ella non, ma colui che gli governa. –
– Questo ch’è a noi, s’ella s’el vede, et tace? –
– Talor tace la lingua, e ’l cor si lagna
ad alta voce, e ’n vista asciutta et lieta,
piange dove mirando altri non ’l vede. –
– Per tutto ciò la mente non s’acqueta,
rompendo il duol che ’n lei s’accoglie et stagna,
ch’a gran speranza huom misero non crede.
Testo del Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta) da Wikisource, disponibile con licenza CC BY-SA 3.0.
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