Tra quantunque leggiadre donne et belle (Petrarca, RVF 218)

Antonio Garofano Antonio Garofano

Riassunto: «Tra quantunque leggiadre donne et belle»

In mezzo a qualunque gruppo di donne belle ed eleganti arrivi Laura, che non ha pari al mondo, il suo viso fa con le altre ciò che il giorno fa con le stelle minori: le spegne. Amore sembra sussurrare all’orecchio del poeta che, finché lei resterà sulla terra, la vita sarà bella; poi si vedrà tutto turbarsi, morire le virtù e con loro il regno d’Amore. Se la Natura togliesse al cielo il sole e la luna, all’aria i venti, alla terra erbe e foglie, all’uomo intelligenza e parola, al mare pesci e onde, il mondo sarebbe meno buio di quanto sarà se la Morte chiuderà gli occhi di Laura.

Da ricordare

  • Sonetto, schema ABBA ABBA CDC DCD.
  • Laura che oscura le altre donne come il giorno le stelle.
  • Amore profetizza il declino del mondo dopo la morte di Laura.
  • Elenco di privazioni cosmiche nelle terzine.
  • Presagio della morte di Laura.

Parafrasi del componimento 218

Versi 1-4

In mezzo a donne graziose e belle, quante che siano, arrivi costei che non ha pari al mondo, col suo bel viso suole fare delle altre ciò che fa il giorno delle stelle minori.

Versi 5-8

Sembra che Amore mi parli all’orecchio, dicendo: finché costei sarà visibile in terra, la vita sarà bella; e poi la vedremo turbarsi, perire le virtù e con loro il mio regno.

Versi 9-11

Come se la Natura togliesse al cielo la luna e il sole, all’aria i venti, alla terra erbe e fronde, all’uomo l’intelletto e le parole,

Versi 12-14

e al mare i pesci e le onde: altrettanto e di più le cose saranno oscure e deserte, se la Morte chiude e nasconde i suoi occhi.

Testo del componimento 218

Tra quantunque leggiadre donne et belle
giunga costei ch’al mondo non à pare,
col suo bel viso suol dell’altre fare
quel che fa ’l dí de le minori stelle.

Amor par ch’a l’orecchie mi favelle,
dicendo: Quanto questa in terra appare,
fia ’l viver bello; et poi ’l vedrem turbare,
perir vertuti, e ’l mio regno con elle.

Come Natura al ciel la luna e ’l sole,
a l’aere i vènti, a la terra herbe et fronde,
a l’uomo et l’intellecto et le parole,

et al mar ritollesse i pesci et l’onde:
tanto et piú fien le cose oscure et sole,
se Morte li occhi suoi chiude et asconde.

Testo del Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta) da Wikisource, disponibile con licenza CC BY-SA 3.0.

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