Zephiro torna, e ‘l bel tempo rimena (Petrarca, RVF 310)

Antonio Garofano Antonio Garofano

Riassunto: «Zephiro torna, e 'l bel tempo rimena»

Torna Zefiro, il vento di primavera, e riporta il bel tempo, i fiori, l’erba, il garrire della rondine e il canto dell’usignolo, le figure mitiche di Progne e Filomela. I prati ridono, il cielo si rasserena, Giove si rallegra guardando Venere, l’aria, l’acqua e la terra sono piene d’amore e ogni animale torna ad amare. Per il poeta, invece, tornano i sospiri più pesanti, tirati fuori dal fondo del cuore da colei che si è portata in cielo le chiavi. Il canto degli uccelli, i pendii fioriti, i gesti gentili delle donne gli sembrano un deserto popolato di belve.

Da ricordare

  • Sonetto, schema ABAB ABAB CDC DCD.
  • Celebre quadro della primavera, ripreso da molti poeti successivi.
  • Riferimenti mitologici: Progne, Filomela, Giove e Venere.
  • Contrasto tra la natura in festa e il lutto del poeta.
  • Chiusa: la bellezza del mondo diventa «un deserto».

Parafrasi del componimento 310

Versi 1-4

Torna Zefiro e riporta il bel tempo, i fiori e le erbe, sua dolce famiglia, e il garrire di Progne e il pianto di Filomela, e la primavera bianca e rossa.

Versi 5-8

Ridono i prati e il cielo si rasserena; Giove si rallegra di guardare sua figlia; l’aria, l’acqua e la terra sono piene d’amore; ogni animale torna a decidersi ad amare.

Versi 9-11

Ma per me, povero me, tornano i sospiri più pesanti, che tira fuori dal profondo del cuore colei che si è portata in cielo le chiavi;

Versi 12-14

e il canto degli uccellini, i pendii fioriti e i gesti soavi di belle donne oneste sono per me un deserto e belve aspre e selvagge.

Testo del componimento 310

Zephiro torna, e ’l bel tempo rimena,
e i fiori et l’erbe, sua dolce famiglia,
et garrir Progne et pianger Philomena,
et primavera candida et vermiglia.

Ridono i prati, e ’l ciel si rasserena;
Giove s’allegra di mirar sua figlia;
l’aria et l’acqua et la terra è d’amor piena;
ogni animal d’amar si riconsiglia.

Ma per me, lasso, tornano i piú gravi
sospiri, che del cor profondo tragge
quella ch’al ciel se ne portò le chiavi;

et cantar augelletti, et fiorir piagge,
e ’n belle donne honeste atti soavi
sono un deserto, et fere aspre et selvagge.

Testo del Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta) da Wikisource, disponibile con licenza CC BY-SA 3.0.

Analisi e commento

«Zephiro torna, e ’l bel tempo rimena» è un sonetto costruito su un contrasto netto. Le quartine descrivono il ritorno della primavera, con tutta la sua gioia; le terzine dicono che per il poeta non c’è nessuna primavera, perché Laura è morta. Il paesaggio rinasce, l’animo no.

Le quartine sono piene di immagini mitologiche. Zefiro è il vento di primavera, che riporta il bel tempo e i fiori, «sua dolce famiglia». Progne e Filomena sono le due sorelle del mito trasformate in rondine e usignolo: la rondine garrisce, l’usignolo piange. Giove si rallegra guardando sua figlia, Venere: in termini astronomici, i due pianeti sono in congiunzione favorevole. Tutto il cosmo partecipa alla rinascita.

Il ritmo delle quartine è leggero e luminoso. «Ridono i prati, e ’l ciel si rasserena» è uno dei versi più musicali del libro. Poi una generalizzazione: l’aria, l’acqua e la terra sono piene d’amore, e ogni animale torna a desiderare l’amore. Il verbo «si riconsiglia» suggerisce una decisione, quasi una scelta naturale.

Con «Ma per me, lasso» tutto si rovescia. Per il poeta tornano i sospiri più gravi, che tira fuori dal profondo del cuore colei che se ne è portata in cielo «le chiavi». L’immagine delle chiavi è bellissima: Laura ha chiuso il cuore del poeta e ha portato via la chiave. Nessuna primavera può riaprirlo.

L’ultima terzina riprende gli elementi delle quartine per negarli. Il canto degli uccelli, il fiorire delle piagge, perfino i gesti gentili delle belle donne, sono per lui «un deserto, et fere aspre et selvagge». Il paesaggio primaverile si trasforma nel suo contrario. È la stessa natura, ma vista con occhi in lutto.

Il sonetto ha avuto una grande fortuna anche perché riprende un modello della poesia provenzale, l’apertura primaverile. Molti trovatori cominciavano le loro canzoni con la descrizione della primavera. Petrarca la usa per creare un contrasto, e questo rende il dolore più forte.

Il componimento si presta bene a un esercizio di confronto con il sonetto 35, «Solo et pensoso». Lì il poeta cercava luoghi deserti per nascondere il suo amore; qui anche i luoghi più belli diventano un deserto. La parola chiave «deserto» unisce i due sonetti a distanza di molte pagine.

Le rime sono ABAB ABAB CDC DCD. Nelle quartine le rime alternate «rimena» / «famiglia» / «Philomena» / «vermiglia» danno un ritmo di danza; nelle terzine le rime «gravi», «chiavi», «tragge», «piagge» sono più dure. La differenza di suono accompagna la differenza di tono.

Un’osservazione sul mito di Progne e Filomena. Nella leggenda raccontata da Ovidio, le due sorelle sono protagoniste di una storia terribile di violenza e vendetta, e la loro trasformazione in uccelli è la fine di una tragedia. Petrarca richiama il loro canto come segno della primavera, ma per chi conosce il mito c’è già, nella prima quartina, un’ombra di dolore. Il pianto di Filomena anticipa il pianto del poeta.

Il sonetto mostra bene anche il modo in cui Petrarca usa la natura. La natura non è mai neutra: o partecipa al sentimento del poeta, come in «Solo et pensoso», o lo contraddice, come qui. In entrambi i casi è uno specchio, positivo o negativo, del suo stato interiore.

Per un’interrogazione, ricordate la struttura in due tempi: otto versi di festa, sei versi di lutto. È uno degli schemi più chiari del Canzoniere, ed è facile da spiegare.

Un ultimo spunto per la discussione: la primavera, nel sonetto, è descritta da chi non può più goderne. Il poeta vede tutta la bellezza del mondo e la elenca con precisione, ma la vive come un’esclusione. È un’esperienza che chi ha vissuto un lutto conosce bene.

Il contrasto è tanto più forte se si ricorda che Laura era morta in aprile, cioè proprio in primavera.

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