Quando io movo i sospiri a chiamar voi (Petrarca, RVF 5)

Antonio Garofano Antonio Garofano

Riassunto: «Quando io movo i sospiri a chiamar voi»

Questo è un sonetto giocato sul nome. Petrarca nasconde tra le maiuscole le sillabe LAU, RE e TA, che insieme danno LAURETA, cioè Laura. Quando il poeta comincia a chiamarla, la prima sillaba suona come un invito a lodare, la seconda ricorda la sua condizione regale e gli raddoppia il coraggio. L’ultima però gli grida di tacere, perché onorarla è un peso per spalle più forti delle sue. Così il nome stesso insegna a lodare e a riverire. Alla fine compare Apollo, che forse si sdegna se una lingua mortale osa parlare del suo alloro sempre verde.

Da ricordare

  • Sonetto, schema ABBA ABBA CDC DCD.
  • Gioco onomastico: LAU-RE-TA, una forma del nome di Laura.
  • Il lauro di Apollo lega la donna amata alla gloria poetica.
  • Tema della modestia: la lode supera le forze del poeta.

Parafrasi del componimento 5

Versi 1-4

Quando muovo i miei sospiri per chiamarvi, insieme al nome che Amore mi ha scritto nel cuore, fuori si comincia a sentire LODANDO il suono dei suoi primi dolci accenti.

Versi 5-8

La vostra condizione REGALE, che incontro subito dopo, raddoppia le mie forze per l’alta impresa; ma la fine del nome grida: TACI, perché renderle onore è un peso per spalle diverse dalle tue.

Versi 9-11

Così la voce stessa, ogni volta che qualcuno vi chiama, insegna a LODARE e a RIVERIRE voi, che siete degna di ogni rispetto e di ogni onore,

Versi 12-14

a meno che Apollo non si sdegni che una lingua mortale osi presuntuosa parlare dei suoi rami sempre verdi.

Testo del componimento 5

Quando io movo i sospiri a chiamar voi,
e ‘l nome che nel cor mi scrisse Amore,
LAUdando s’incomincia udir di fore
il suon de’ primi dolci accenti suoi.

Vostro stato REal, che ‘ncontro poi,
raddoppia a l’alta impresa il mio valore;
ma: TAci, grida il fin, ché farle honore
è d’altri homeri soma che da’ tuoi.

Cosí LAUdare et REverire insegna
la voce stessa, pur ch’altri vi chiami,
o d’ogni reverenza et d’onor degna:

se non che forse Apollo si disdegna
ch’a parlar de’ suoi sempre verdi rami
lingua mortal presumptüosa vegna.

Testo del Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta) da Wikisource, disponibile con licenza CC BY-SA 3.0.

Torna alla guida al Canzoniere o alla pagina su Francesco Petrarca.