A Zacinto è un sonetto, ma non si legge come un sonetto qualsiasi: i primi undici versi sono un unico periodo, che scavalca le quartine e arriva fino alla prima terzina. Per fare la parafrasi bisogna quindi seguire la sintassi, non la divisione in strofe. Foscolo lo scrive tra il 1802 e il 1803, lontano dall’isola greca dove era nato nel 1778 e dove sa che non tornerà più.
Il testo
Né più mai toccherò le sacre sponde
ove il mio corpo fanciulletto giacque,
Zacinto mia, che te specchi nell’onde
del greco mar da cui vergine nacqueVenere, e fea quelle isole feconde
col suo primo sorriso, onde non tacque
le tue limpide nubi e le tue fronde
l’inclito verso di colui che l’acquecantò fatali, ed il diverso esiglio
per cui bello di fama e di sventura
baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.Tu non altro che il canto avrai del figlio,
o materna mia terra; a noi prescrisse
il fato illacrimata sepoltura.
Parafrasi
Versi 1-4: la patria perduta
Non toccherò mai più le sacre rive dove da bambino è cresciuto il mio corpo, o mia Zacinto, che ti specchi nelle onde del mare greco da cui nacque, vergine, Venere…
Da sapere. «Né più mai»: la negazione apre il sonetto e chiude ogni speranza di ritorno. «Giacque» qui vuol dire «visse, riposò», riferito all’infanzia. Il verbo «nacque» resta in fondo al verso e il soggetto, Venere, arriva solo all’inizio della strofa successiva: è il primo dei tanti enjambement. Anche «sponde» merita una nota: la riva sta per l’isola intera, ed è una sineddoche, la parte per il tutto.
Versi 5-11: Venere, Omero, Ulisse
…che rese fertili quelle isole con il suo primo sorriso, tanto che non poté tacere delle tue nubi limpide e dei tuoi boschi il verso illustre di colui che cantò le peregrinazioni per mare volute dal fato e l’esilio in terre diverse grazie al quale Ulisse, reso glorioso dalla fama e dalla sventura, poté infine baciare la sua Itaca rocciosa.
Da sapere. «Fea» significa «faceva, rendeva». «Onde» è un nesso conclusivo, «per cui». «Colui» è Omero, che nell’Odissea nomina Zacinto. Le «acque fatali» sono i viaggi imposti dal destino, il «diverso esiglio» è l’esilio vissuto in luoghi diversi. L’ultimo verso del periodo è costruito con il soggetto in fondo, «Ulisse», come un’epigrafe.
Versi 12-14: il destino del poeta
Tu, mia terra materna, non avrai da tuo figlio altro che la sua poesia; a me il destino ha imposto una sepoltura senza il pianto dei miei cari.
Da sapere. «A noi» è un plurale con valore singolare, riferito al poeta. «Illacrimata» è un latinismo: una tomba su cui nessuno piangerà, perché lontana dalla patria e dalla famiglia.
Il confronto con Ulisse
Il punto da capire per l’interrogazione è il parallelo tra Foscolo e Ulisse. Entrambi sono esuli, entrambi sono legati a un’isola greca. Ma Ulisse alla fine torna e bacia la sua terra; Foscolo sa che non tornerà. L’unica cosa che può dare a Zacinto è «il canto», la poesia, e in questo si avvicina a Omero, che con i suoi versi ha reso immortale l’isola. È una prima forma dell’idea che svilupperà nei Sepolcri: la poesia vince il tempo e conserva la memoria anche quando il corpo è perduto.
Per l’analisi completa vedete A Zacinto, analisi; gli altri sonetti maggiori sono Alla sera e In morte del fratello Giovanni, che chiude anch’esso sul tema della tomba lontana.
Per il metodo passo passo: come fare una parafrasi. Altri materiali nella sezione Per la scuola.
Come non sbagliare la parafrasi
Il periodo lungo dei primi undici versi vuole che teniate insieme isola, mito di Venere e destino di Ulisse. Se spezzate tutto in frasi isolate, perdete il confronto: Foscolo non tornerà, Ulisse tornò. Nella parafrasi fate sentire questa differenza, anche con una sola relativa ben piazzata. Poi, e solo poi, aprite il commento sul sepolcro e sull’esilio.
Analisi in breve
A Zacinto è un sonetto, due quartine e due terzine di endecasillabi, ma Foscolo lo scrive quasi tutto con un unico periodo che scavalca la divisione delle strofe: la frase parte da «Né più mai toccherò le sacre sponde» e arriva fino al verso 11. È un modo per far sentire, anche nella sintassi, il flusso dei ricordi.
Dentro ci sono tre temi che tornano in tutta l’opera di Foscolo: l’esilio, la bellezza classica (Zacinto è l’isola dove nacque Venere, cantata da Omero) e la morte senza una tomba su cui piangere. Il confronto con Ulisse è il punto decisivo: l’eroe dopo tanto errare tornò a Itaca, il poeta invece avrà solo «illacrimata sepoltura». A Zacinto resterà soltanto il suo canto, che è l’unica cosa che il poeta può darle.
Per il commento c’è A Zacinto: analisi del testo. Altri sonetti di Foscolo: Alla sera e In morte del fratello Giovanni.
Domande frequenti
Quando Foscolo scrive A Zacinto?
Tra il 1802 e il 1803. Il sonetto esce nell’edizione delle Poesie del 1803.
Che cos’è Zacinto?
È l’isola greca dello Ionio, oggi Zante, dove Foscolo nacque nel 1778. Per lui è la patria perduta e insieme la terra della bellezza classica.
Perché Foscolo si paragona a Ulisse?
Perché anche Ulisse fu esule e soffrì a lungo, ma alla fine tornò a Itaca. Foscolo invece sa che non tornerà più nella sua isola e che morirà in terra straniera.
Che cosa significa «illacrimata sepoltura»?
Una tomba su cui nessuno verserà lacrime, lontana dalla patria e dagli affetti. È il destino che il poeta prevede per sé.
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