Alla sera di Foscolo: parafrasi e analisi del sonetto

Antonio Garofano Antonio Garofano 6 min di lettura

C’è un momento della giornata che Foscolo aspetta sempre, d’estate e d’inverno: la sera. In Alla sera le parla come a una persona, e cerca di capire perché gli sia così cara. La risposta arriva nel primo verso, ed è sorprendente: forse perché somiglia alla morte. Qui sotto trovate il testo, la parafrasi strofa per strofa e le parole da chiarire; più in basso l’analisi completa.

Un avvertimento prima di cominciare. Se riassumete il sonetto con «Foscolo ama il tramonto», avete perso tutto quello che conta. Per il metodo c’è la pagina su come fare una parafrasi.

Il testo

Forse perché della fatal quïete
tu sei l’immago a me sì cara vieni
o Sera! E quando ti corteggian liete
le nubi estive e i zeffiri sereni,

e quando dal nevoso aere inquïete
tenebre e lunghe all’universo meni
sempre scendi invocata, e le secrete
vie del mio cor soavemente tieni.

Vagar mi fai co’ miei pensier su l’orme
che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
questo reo tempo, e van con lui le torme

delle cure onde meco egli si strugge;
e mentre io guardo la tua pace, dorme
quello spirto guerrier ch’entro mi rugge.

Parafrasi

Prima quartina (vv. 1-4)

Parafrasi. O Sera, forse perché sei l’immagine della quiete definitiva, cioè della morte, quando arrivi mi sei così cara. E sia quando ti accompagnano, come un corteo festoso, le nuvole d’estate e i venti leggeri…

Note. Fatal quïete: la quiete stabilita dal fato, la morte. Immago è la forma latineggiante di «immagine». Ti corteggian: ti fanno corteo, ti stanno intorno come cortigiani. Zeffiri: venti miti di ponente.

Seconda quartina (vv. 5-8)

Parafrasi. …sia quando dal cielo carico di neve porti sul mondo notti lunghe e tempestose, scendi sempre desiderata e occupi con dolcezza le parti più nascoste del mio cuore.

Note. Il periodo cominciato al v. 3 si chiude solo al v. 8: le due stagioni sono messe in parallelo con e quando… e quando. Aere è l’aria, il cielo; meni vale «conduci». Tieni qui significa «possiedi, governi»: la sera prende possesso del cuore.

Prima terzina (vv. 9-11)

Parafrasi. Mi fai vagare con i pensieri sulle tracce che portano al nulla eterno; e intanto passa questo tempo malvagio, e con lui se ne vanno le schiere degli affanni…

Note. Nulla eterno: per il materialista Foscolo la morte è dissoluzione, non passaggio a un’altra vita. Reo tempo ha due sensi: il tempo che scorre e l’epoca storica, piena di delusioni politiche. Torme sono schiere, folle disordinate.

Seconda terzina (vv. 12-14)

Parafrasi. …per i quali il tempo si consuma insieme a me; e mentre contemplo la tua pace, si addormenta quello spirito combattivo che dentro di me ruggisce.

Note. Cure sono le preoccupazioni, come il latino curae. Onde meco egli si strugge: «a causa delle quali esso (il tempo) si consuma con me». Notate l’enjambement le torme // delle cure, che scavalca addirittura lo stacco tra le due terzine. Spirto guerrier: l’animo inquieto, sempre in lotta, che rugge come una belva.

In due righe

La sera piace al poeta perché è un’immagine della morte, intesa come pace; per un po’ lo fa pensare al nulla, porta via gli affanni e addormenta la sua inquietudine. Tre piani, insomma: la morte, il tempo che fugge, la tregua. Se all’interrogazione li nominate tutti e tre, con una citazione ciascuno, siete a posto.

Per il metodo passo passo: come fare una parafrasi. Altri materiali nella sezione Per la scuola.

Analisi di Alla sera

  • Autore: Ugo Foscolo (1778-1827).
  • Raccolta: Sonetti; nelle Poesie del 1803 apre la serie dei dodici sonetti.
  • Metro: sonetto di endecasillabi, schema ABAB ABAB CDC DCD.

Leggiamolo da vicino

Il sonetto comincia con un «Forse», e quella parola dice già molto. Foscolo non è sicuro del motivo per cui la sera gli è così cara, e avanza un’ipotesi: forse perché della «fatal quiete», cioè della morte, è l’immagine. Le quartine sono tutte un’apostrofe alla Sera, che è gradita in ogni stagione: d’estate, quando la «corteggian liete / le nubi estive e i zeffiri sereni», e d’inverno, quando porta sul mondo «inquiete / tenebre e lunghe». La sintassi corre oltre la fine dei versi in un’unica lunga onda, finché la sera «le secrete / vie» del cuore «soavemente tiene».

Con le terzine lo sguardo si sposta dentro il poeta. La sera fa vagare i suoi pensieri «su l’orme / che vanno al nulla eterno»; intanto fugge «questo reo tempo» e con lui le «torme / delle cure», gli affanni che lo consumano. L’ultimo verso è il più famoso: mentre il poeta contempla la pace della sera, «dorme / quello spirto guerrier ch’entro mi rugge».

Un nulla che non fa paura

Foscolo è materialista: dopo la morte, per lui, non c’è un aldilà ma il «nulla eterno». Eppure qui il nulla non spaventa, perché coincide con la fine dell’inquietudine. La sera ne è un piccolo anticipo, che per qualche momento addormenta un animo diviso tra passioni politiche e amorose, le stesse che agitano Jacopo nelle Ultime lettere di Jacopo Ortis. Quel «reo tempo» si può leggere in due modi, e a un’interrogazione conviene citarli entrambi: è il tempo che scorre, ed è anche il tempo storico, malvagio, delle delusioni seguite a Campoformio.

Le figure, verso per verso

  • La Sera è personificata e chiamata direttamente, «o Sera!»: viene, conduce le tenebre, tiene le vie del cuore.
  • «La fatal quiete» è una perifrasi per la morte.
  • L’anafora «e quando… e quando» scandisce le due stagioni.
  • Gli enjambement sono continui, e uno («le torme // delle cure») scavalca addirittura il confine tra le due terzine.
  • Nell’ultima terzina dorme e rugge si oppongono in fine di verso: l’animo è una belva che ruggisce, una metafora rafforzata dall’allitterazione della r.

Il bello del sonetto è questo contrasto: si parla di inquietudine con un ritmo lento e solenne, come la sera stessa, ma l’ultima parola è violenta e lascia la tensione aperta. Leggetelo insieme ad A Zacinto e a In morte del fratello Giovanni: sono i tre sonetti maggiori, e i loro temi (esilio, morte, memoria) confluiranno nei Sepolcri.

Perché la sera è cara a Foscolo? Perché è immagine della morte intesa come quiete definitiva, e perché per un momento placa le passioni che lo tormentano.

Alla sera

In parafrasi tenete morte come riposo e tono solenne senza diluire. Il commento filosofico viene dopo la resa, non al posto suo.

Alla sera: cosa non dimenticare nell’analisi

Dopo la parafrasi, tre punti tornano quasi sempre in verifica. Uno: la sera è personificata (le si parla con il «tu»). Due: l’equazione sera/morte apre il sonetto e ne guida il lessico («quiete», «ombra», «sepolcro» nell’orizzonte semantico). Tre: la struttura del sonetto (due quartine, due terzine) organizza il passaggio dall’immagine alla meditazione sul tempo e sulla fama.

Se vi chiedono le figure, non fate l’elenco telefonico: sceglietene due e dite la funzione. La personificazione crea intimità; il lessico della quiete attenua la paura della morte. Foscolo non celebra la sera come paesaggio idillico: la usa come pensiero sul limite.

Per il contesto: vita e opere di Foscolo; per la figura, personificazione.

Aggiornato il
Condividi:

Join the discussion

Ask questions, share your stack, or drop feedback for the next article.

0 comments