Giuseppe Parini: biografia e opere principali

Giuseppe Parini: biografia essenziale e opere principali per orientarsi nello studio della letteratura italiana.

Antonio Garofano Antonio Garofano 11 min di lettura

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Opere collegate

Giuseppe Parini (1729-1799) è il principale poeta dell’Illuminismo lombardo: la sua opera più importante è Il Giorno, poemetto satirico sulla giornata di un giovane aristocratico, accanto alle Odi, al Dialogo sopra la nobiltà e alla raccolta giovanile Alcune poesie di Ripano Eupilino. Prete di umili origini, precettore nelle case dei nobili milanesi, quel mondo lo conosceva da vicino, e lo mise alla berlina con un’ironia tanto più feroce quanto più è cortese.

Giuseppe Parini: chi è e che cosa ha scritto

Di Giuseppe Parini conviene fissare subito tre dati. Nasce a Bosisio, in Brianza, il 23 maggio 1729. Muore a Milano il 15 agosto 1799. È il poeta con cui l’Illuminismo lombardo entra nei versi: non un trattatista, un autore che usa l’endecasillabo sciolto e l’ode per parlare di nobili oziosi, di aria irrespirabile e di vaiolo.

L’opera da dire per prima è Il Giorno. Mentre era vivo ne uscirono due parti: Il Mattino nel 1763 e Il Mezzogiorno nel 1765. Il Vespro e La Notte restarono incompiuti e comparvero nell’edizione postuma curata dall’allievo Francesco Reina, tra il 1801 e il 1804. Accanto al poemetto stanno le Odi, raccolte nel 1791, e il Dialogo sopra la nobiltà, scritto intorno al 1757 e pubblicato dopo la morte. Non va scambiato con Goldoni. Goldoni mette in scena la borghesia veneziana. Parini, da precettore, descrive una giornata di palazzo a Milano, e la loda con uno stile da poema eroico proprio perché non c’è niente di eroico da lodare. Il verso che apre il gioco è quello del giovin signore: «Giovin Signore, o a te scenda per lungo / di magnanimi lombi ordine il sangue».

Le opere di Giuseppe Parini in ordine

Se vi serve il quadro rapido, le opere di Parini da sapere sono poche, ma vanno collocate bene nel tempo. Le date dicono già una cosa importante: Il Giorno lo ha accompagnato per quasi quarant’anni senza essere mai finito.

  • Alcune poesie di Ripano Eupilino (1752), la raccolta giovanile di gusto arcadico
  • Dialogo sopra la nobiltà (scritto intorno al 1757, pubblicato dopo la morte)
  • le prime Odi «illuministe»: La vita rustica (1758), La salubrità dell’aria (1759), L’innesto del vaiuolo e Il bisogno (1765)
  • Il Mattino (1763) e Il Mezzogiorno (1765), le due parti del Giorno uscite mentre era vivo
  • le odi della maturità, come La caduta (1785), e la raccolta delle Odi del 1791
  • Il Vespro e La Notte, rimasti incompiuti e pubblicati postumi nell’edizione delle opere curata dall’allievo Francesco Reina (1801-1804)

Il tono del Giorno si capisce già dai primi versi, quando il poeta si rivolge al suo allievo con finta reverenza: «Giovin Signore, o a te scenda per lungo / di magnanimi lombi ordine il sangue». Tanta solennità per insegnare a un nobile come alzarsi tardi e farsi pettinare: è lì che nasce l’ironia.

Un prete tra i nobili

Dalla Brianza a Milano

Nacque a Bosisio, in Brianza, il 23 maggio 1729, in una famiglia modesta, e si trasferì giovane a Milano, dove studiò presso i padri Barnabiti. Per poter godere di una piccola rendita lasciatagli da una parente scelse la carriera ecclesiastica e fu ordinato sacerdote nel 1754. Nel 1752 pubblicò con lo pseudonimo arcadico di Ripano Eupilino la sua prima raccolta di versi, che gli aprì le porte dell’Accademia dei Trasformati, uno dei luoghi di incontro della cultura milanese.

Precettore nelle case nobili

Lavorò come precettore presso famiglie aristocratiche, in particolare i Serbelloni e poi gli Imbonati, conoscendo dall’interno l’ambiente che avrebbe spesso rappresentato nei suoi testi. Questa esperienza fu decisiva per Il Giorno: Parini osserva da vicino l’ozio, i riti e le vanità della nobiltà, ma anche la distanza tra quel mondo e la fatica del popolo.

Professore e intellettuale pubblico

Fu professore alle Scuole Palatine e poi a Brera, dove dal 1769 insegnò eloquenza e belle lettere, e partecipò con prudenza alla vita culturale della Milano riformatrice di Maria Teresa e Giuseppe II. Diresse per un periodo la «Gazzetta di Milano». Nel 1796, con l’arrivo dei Francesi, fece parte per breve tempo della municipalità, ma ne fu presto allontanato per la sua moderazione. Morì a Milano il 15 agosto 1799.

Il contesto: l’Illuminismo lombardo

La sua attività si sviluppò in un’epoca attraversata da riforme, nuovi luoghi di discussione culturale e una crescente circolazione di testi e idee. Nella Milano del «Caffè» dei fratelli Verri e di Cesare Beccaria, la letteratura doveva essere utile alla società. Parini condivide questo programma, ma lo realizza con gli strumenti della poesia classica: la sua figura lega la poesia alla riflessione civile e all’esperienza delle istituzioni culturali milanesi del Settecento.

Il Giorno e le Odi

Il Giorno

Poemetto in endecasillabi sciolti, diviso in quattro parti: Il Mattino (1763), Il Mezzogiorno (1765), Il Vespro e La Notte, queste ultime rimaste incompiute e pubblicate dopo la morte. Il poeta si finge precettore del «giovin signore» e gli insegna, con tono solenne e ammirato, come trascorrere la giornata: il risveglio a tarda mattina, la toeletta, il pranzo, la passeggiata in carrozza, le visite e le feste. La tecnica è quella dell’antifrasi: si loda ciò che in realtà si condanna, e l’ironia nasce dal contrasto tra lo stile epico e la futilità delle azioni. Celebri episodi sono la «vergine cuccia», la cagnolina della dama che morde un servo, il quale viene licenziato e ridotto alla miseria. Scheda su Il Giorno.

Le Odi

Scritte in diversi decenni, le Odi affrontano temi di utilità civile: La salubrità dell’aria denuncia l’inquinamento e le risaie vicino a Milano; L’innesto del vaiuolo difende la vaccinazione contro il vaiolo; Il bisogno riflette sulle cause sociali del delitto, in sintonia con Beccaria. Le odi della maturità, come La caduta, delineano la figura del poeta onesto e indipendente, che non si piega ai potenti.

Dialogo sopra la nobiltà

Nel Dialogo sopra la nobiltà un nobile e un poeta, sepolti nella stessa tomba, discutono: la morte rende tutti uguali e il vero valore non dipende dalla nascita ma dal merito e dalla virtù.

Alcune poesie di Ripano Eupilino

La raccolta del 1752 mostra un Parini ancora legato ai modi dell’Arcadia, ma già attento alla precisione della lingua e a toni satirici. Scheda sulla raccolta.

Satira e decoro

  • Critica della nobiltà oziosa: non contro la nobiltà in sé, ma contro chi ne tradisce i doveri.
  • Utilità sociale della poesia: la letteratura deve migliorare i costumi.
  • Dignità del lavoro: contadini e artigiani sono il fondamento della società.
  • Classicismo: lingua elevata, modelli latini (Orazio, Virgilio), cura formale.

Il giovin signore

Il Giorno racconta, in endecasillabi sciolti, la giornata di un giovane aristocratico milanese, il «giovin signore», dal risveglio a tarda mattina fino alla notte. Il narratore si presenta come il suo «precettore d’amabil rito», cioè un maestro di buone maniere che gli insegna come trascorrere il tempo. Lo fa con un tono solenne, epico, degno di un poema classico. Ma il contenuto è futile: la colazione con cioccolata o caffè, la toletta, la visita alla dama, il pranzo, la passeggiata in carrozza. È l’ironia dell’antifrasi: l’autore loda ciò che in realtà condanna.

Le prime due parti, il Mattino (1763) e il Mezzogiorno (1765), uscirono in vita. Il Vespro e la Notte restarono incompiuti e furono pubblicati dopo la morte del poeta.

La vergine cuccia

L’episodio più famoso è nel Mezzogiorno. Durante il pranzo, un commensale racconta un fatto accaduto anni prima. La «vergine cuccia», la cagnolina prediletta della dama, aveva morso il piede di un servo, che d’istinto le aveva dato un calcio. La dama, sconvolta, lo aveva licenziato su due piedi. Dopo vent’anni di servizio, l’uomo si era ritrovato in strada con la moglie e i figli, senza che nessun’altra casa nobile volesse assumerlo. La cagnolina, invece, era stata coccolata e vendicata.

Parini racconta la scena con apparente leggerezza, ma l’effetto è terribile: nella società aristocratica un animale vale più di un uomo, e la sensibilità della dama per la bestiola è il rovescio della sua crudeltà verso i poveri. È la critica illuminista più efficace dell’opera, perché non predica: mostra.

Le Odi civili

Nelle Odi Parini affronta direttamente i problemi della società. La Salubrità dell’aria denuncia l’inquinamento di Milano, con le risaie, le marcite e i rifiuti che rendono malsana l’aria della città, e contrappone la vita sana della campagna brianzola. Il Bisogno sostiene che molti delitti nascono dalla miseria, e che le leggi dovrebbero prevenirli più che punirli, un’idea vicina a quelle di Beccaria. Nella Caduta il poeta, vecchio e zoppo, scivola in una strada di Milano e rifiuta l’offerta di chi gli consiglia di adulare i potenti per ottenere favori: la dignità vale più del vantaggio.

I primi versi del Giorno, spiegati

Il Mattino si apre con un’apostrofe al giovane allievo: «Giovin Signore, o a te scenda per lungo / di magnanimi lombi ordine il sangue». In italiano di oggi: giovane signore, sia che il sangue ti arrivi da una lunga fila di antenati illustri… Ed ecco l’alternativa, che arriva subito dopo: oppure sia che i titoli comprati rimedino a un sangue meno nobile. Parini, nei primi versi, ha già messo in scena le due aristocrazie della Milano di allora, quella antica e quella che si è pagata il blasone. Al precettore va bene tutto, purché il signore lo ascolti.

È qui che bisogna fermarsi a guardare il tono. Lessico alto, latinismi («lombi», «magnanimi»), la sintassi lunga dell’epica. La materia, nei versi successivi, sarà un risveglio a mezzogiorno. L’ironia non sta in una battuta. Sta nella sproporzione tra lo stile e l’oggetto, ed è questo che si chiama antifrasi. Chi deve fare la parafrasi di un brano del Giorno ricordi che tradurre le parole non basta: va detto anche che il poeta sta fingendo di ammirare.

Una giornata del giovin signore, in ordine

Serve averla in testa come una sequenza, perché le domande spesso partono da un momento preciso.

Il Mattino comincia quando il resto della città lavora da ore: il contadino è nei campi, il fabbro alla forgia, e il signore si sveglia tardi, dopo una notte di feste. Arrivano la colazione (caffè o cioccolata, a scelta), i maestri di danza, di canto e di francese, poi la lunga toeletta. Il Mezzogiorno è il pranzo in casa della dama di cui il giovane è cavalier servente: si chiacchiera, si discute di moda e di filosofia orecchiata, e qui un commensale racconta la storia della «vergine cuccia». Il Vespro e la Notte, incompiuti, portano il signore in giro per visite, alla passeggiata in carrozza, infine alla festa notturna e al gioco.

La sequenza ha un senso. Dal sonno al gioco, nessun momento della giornata produce niente. È questo il capo d’accusa.

Un’ode da saper citare

La salubrità dell’aria comincia con un saluto alla terra natale: «Oh beato terreno / del vago Eupili mio». Eupili è il nome latino del lago di Pusiano, in Brianza, vicino a Bosisio. Il poeta contrappone quell’aria pulita alla Milano del Settecento, con le risaie e le marcite che arrivano fino alle mura, gli scoli a cielo aperto, il fetore. Non è nostalgia campestre di maniera. È una denuncia sanitaria in versi, e per questo l’ode si cita quando si parla di letteratura «utile», uno dei principi dell’Illuminismo lombardo.

Parini e Foscolo: la tomba che non c’è

Parini fu sepolto in un cimitero fuori Milano senza un monumento, e il punto preciso andò perduto. Foscolo, pochi anni dopo, nei Sepolcri, ne fa un caso esemplare: il poeta civile più alto della città finisce senza una pietra che lo ricordi, e forse, immagina Foscolo, con le ossa mescolate a quelle di un ladro giustiziato. Se vi chiedono un collegamento fra Settecento e primo Ottocento, questo è il più concreto. Accanto a lui mettete Vittorio Alfieri: il nobile ribelle che Parini, il prete borghese, non avrebbe mai potuto essere. E per il teatro dello stesso secolo c’è Carlo Goldoni.

Attenzione a queste confusioni

Il «giovin signore» non è una persona reale: è un tipo, un modello costruito mettendo insieme i giovani nobili che Parini aveva visto da precettore. Non va confuso nemmeno il narratore con l’autore. Chi parla nel poemetto è il precettore che lo ammira; Parini, dietro, lo smonta.

Altro errore frequente: dire che Parini voleva abolire la nobiltà. Voleva una nobiltà che si meritasse i propri privilegi. È una posizione riformista, non rivoluzionaria, e spiega anche perché nel 1796 durò poco nella municipalità filofrancese.

Domande frequenti

Parini è un poeta illuminista o neoclassico?

Entrambe le cose: i contenuti sono illuministi (riforme, utilità, critica sociale), la forma è classica e prepara il Neoclassicismo delle ultime odi.

Perché Il Giorno è incompiuto?

Parini lavorò a lungo al Vespro e alla Notte senza portarli a termine; le parti furono pubblicate postume, dopo il 1799.

Per la verifica

Per lo studio è utile distinguere le informazioni biografiche dalla lettura diretta dei testi. Ricorda le date del Mattino e del Mezzogiorno, sappi spiegare l’antifrasi con l’episodio della «vergine cuccia» e collega Parini a Goldoni e Alfieri nella lezione su Goldoni, Parini e Alfieri nell’Illuminismo italiano.

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