Il sonetto In morte del fratello Giovanni di Ugo Foscolo è un testo di lutto familiare e di esilio: il poeta immagina di piangere sulla tomba del fratello, dialoga con il dolore della madre e sa di essere lontano. Qui trovate prima la parafrasi strofa per strofa, poi l’analisi.
Metodo: parafrasi come farla. Tenete vicini A Zacinto e i Sepolcri: lo stesso tema della tomba e della lontananza torna in tutti e due.
Testo di riferimento
Un dì, s’io non andrò sempre fuggendo / di gente in gente, me vedrai seduto / su la tua pietra, o fratel mio, gemendo / il fior de’ tuoi gentili anni caduto. // La Madre or sol suo dì tardo traendo / parla di me col tuo cenere muto, / ma io deluse a voi le palme tendo / e sol da lunge i miei tetti saluto. // Sento gli avversi numi, e le secrete / cure che al viver tuo furon tempesta, / e prego anch’io nel tuo porto quiete. // Questo di tanta speme oggi mi resta! / Straniere genti, almen le ossa rendete / allora al petto della madre mesta.
Parafrasi
Prima quartina. Un giorno, se non continuerò per sempre a fuggire da un popolo all’altro, mi vedrai seduto sulla tua tomba, fratello mio, a piangere la tua giovinezza nobile stroncata come un fiore.
Seconda quartina. Ora nostra madre, che trascina da sola i giorni della sua vecchiaia, parla di me alle tue ceneri mute; ma io tendo verso di voi le mani, inutilmente, e posso salutare la mia casa soltanto da lontano.
Prima terzina. Sento su di me gli stessi dèi ostili e gli stessi tormenti segreti che sconvolsero come una tempesta la tua vita, e anch’io prego di trovare pace nel porto in cui sei approdato tu, la morte.
Seconda terzina. Questo solo mi resta di tante speranze! Popoli stranieri, almeno restituite le mie ossa, quel giorno, all’abbraccio della madre addolorata.
Attenzione a tre passaggi
- «me vedrai»: il poeta si rivolge al fratello morto come se potesse vederlo. Il dialogo con i morti è già il tema dei Sepolcri.
- «deluse a voi le palme tendo»: «a voi» sono la madre e il fratello, «le palme» sono le mani, «deluse» perché non raggiungono nessuno. Nel testo non ci sono lacrime sparse sulla tomba: il poeta non può arrivarci, ed è questo il punto.
- «allora» (v. 14): quando sarò morto anch’io. La richiesta finale riguarda il futuro del poeta, non il fratello.
Per il metodo passo passo: come fare una parafrasi. Altri materiali nella sezione Per la scuola.
Analisi e commento di In morte del fratello Giovanni
Partiamo da Catullo, perché Foscolo parte da lì. Nel carme 101 il poeta latino arriva alla tomba del fratello, sepolto nella Troade, dopo aver viaggiato «per molte genti e per molti mari» (multas per gentes et multa per aequora vectus). Foscolo riprende l’attacco ma lo capovolge: Catullo davanti al sepolcro ci è arrivato, lui no. Il suo «sempre fuggendo / di gente in gente» non porta a nessuna tomba, ed è proprio l’esilio a negargli il rito del pianto. Il confronto con il modello antico misura la distanza tra un mondo in cui quel rito era possibile e la condizione moderna dell’esule.
Il fratello è Giovanni Dionigi, il minore, che si tolse la vita a Venezia nel dicembre 1801, a vent’anni, forse per debiti di gioco. Il sonetto entra nei Sonetti delle Poesie del 1803. Il metro è il sonetto di endecasillabi con schema ABAB ABAB CDC DCD.
Quattro strofe, tre tempi
La prima quartina guarda al futuro, ed è un futuro condizionato: «Un dì, s’io non andrò sempre fuggendo», il poeta siederà sulla pietra del fratello a piangere «il fior de’ tuoi gentili anni caduto». La seconda torna al presente. La madre, vecchia e sola, «parla di me col tuo cenere muto», cioè parla del figlio lontano davanti al figlio morto, mentre il poeta tende «deluse» le mani e saluta la casa solo «da lunge». Nella prima terzina sente pesare su di sé gli stessi «avversi numi» che hanno travolto Giovanni e invoca anche lui la pace di quel «porto». L’ultima terzina chiede alle «straniere genti» almeno una cosa: che restituiscano le sue ossa alla madre.
Che cosa tiene insieme il sonetto
Prima di tutto l’esilio, la stessa vita senza patria di A Zacinto. Poi la tomba come luogo dove vivi e morti continuano a parlarsi: la madre che si rivolge al «cenere muto» è il germe da cui nasceranno, nel 1807, i Sepolcri. C’è la morte vista come approdo, con la metafora marina delle «cure» che furono «tempesta» e del «porto quiete», la stessa pace desiderata in Alla sera. E c’è la madre, presente all’inizio e alla fine, che dà al dolore un tono familiare, quasi domestico.
Lo stile
La lingua è classica e latineggiante. In «deluse a voi le palme tendo» l’ordine delle parole è rovesciato e palme sta per mani; pietra e cenere indicano la tomba e il morto, tetti la casa e la patria, con una serie di metonimie che tengono il dolore a una certa distanza. A voler essere precisi, tetti per la casa è una sineddoche, la parte per il tutto: in un commento conta soprattutto spiegare bene il rapporto tra le due parole. Il verso 12, «Questo di tanta speme oggi mi resta!», è un’esclamazione secca che riassume la delusione di una vita intera, e cade subito prima della richiesta finale.
Foscolo, a ben guardare, non racconta la morte del fratello. Racconta di non poterla piangere, e il vero protagonista diventa l’esule che si scopre legato a Giovanni dallo stesso destino. La speranza si riduce a una richiesta minima, le ossa riportate «al petto della madre mesta», e in questa richiesta c’è già l’idea della «corrispondenza d’amorosi sensi» che i Sepolcri affideranno alla tomba. Sull’autore, la biografia di Foscolo.
In breve, per l’interrogazione
A quale testo latino si ispira?
Al carme 101 di Catullo, scritto sulla tomba del fratello.
Qual è il tema principale?
Il lutto per il fratello vissuto da esule, insieme al valore della tomba come luogo degli affetti.
Parafrasi Foscolo
In morte del fratello: tenete tomba lontana e affetti. Se diluite i versi in prosa lunga, perdete il tono elegiaco. Resa asciutta, poi commento.
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