Riassunto: Fresco e la nipote
Fresco da Celatico ha una nipote, chiamata con il vezzeggiativo Cesca, molto bella ma presuntuosa e insofferente: trova tutti gli uomini e le donne spiacevoli e noiosi e si lamenta continuamente della gente che incontra. Un giorno, tornando a casa, si siede accanto allo zio con aria sdegnata e dice di aver visto solo persone sgradevoli. Fresco, che non sopporta i suoi modi, le risponde con un consiglio: se le danno tanto fastidio le persone spiacevoli, non si guardi mai allo specchio. Lei, che si crede saggia, non capisce l’allusione e continua come prima. Emilia racconta la novella più breve della giornata, una battuta sulla vanità.
Scheda della novella
- Posizione: giornata sesta, novella ottava (VI, 8)
- Narratore: Emilia
- Tema della giornata: i motti di spirito con cui ci si difende o si evita un pericolo, sotto il regno di Elissa
- La rubrica di Boccaccio: «Fresco conforta la nepote che non si specchi, se gli spiacevoli,come diceva, l’erano a veder noiosi.»
Da ricordare
- Fresco da Celatico ha una nipote, la Cesca, che critica tutti e si lamenta di vedere persone sgradevoli.
- Un giorno torna a casa sdegnata dicendo di non voler vedere più nessuno.
- Lo zio le risponde che, se le dispiacciono gli spiacevoli, non si guardi mai allo specchio.
Testo della novella
Il testo integrale di Boccaccio, con le parole della brigata che introducono il racconto. La rubrica: «Fresco conforta la nepote che non si specchi, se gli spiacevoli,come diceva, l’erano a veder noiosi.»
La novella da Filostrato raccontata prima con un poco di vergogna punse li cuori delle donne ascoltanti, e con onesto rossore ne’ lor visi apparito ne dieder segno: e poi, l’una l’altra guardando, appena dal ridere potendosi astenere, sogghignando quella ascoltarono. Ma poi che esso alla fine ne fu venuto, la reina, ad Emilia voltatasi, che ella seguitasse le ’mpose; la quale, non altramenti che se da dormir si levasse, soffiando, incominciò:
Vaghe giovani, per ciò che un lungo pensiero molto di qui m’ha tenuta gran pezza lontana, per ubidire alla nostra reina, forse con molto minor novella che fatto non avrei se qui l’animo avessi avuto, mi passerò, lo sciocco error d’una giovane raccontandovi, con un piacevol motto corretto da un suo zio, se ella da tanto stata fosse, che inteso l’avesse.
Uno, adunque, che si chiamò Fresco da Celatico aveva una sua nepote chiamata per vezzi Cesca, la quale, ancora che bella persona avesse e viso, non però di quegli angelici che giá molte volte vedemmo, sé da tanto e sí nobile reputava, che per costume aveva preso di biasimare ed uomini e donne e ciascuna cosa che ella vedeva, senza avere alcun riguardo a se medesima la quale era tanto piú spiacevole, sazievole e stizzosa che alcuna altra, che a sua guisa niuna cosa si potea fare; e tanto, oltre a tutto questo, era altiera, che se stata fosse de’ reali di Francia, sarebbe stata di soperchio. E quando ella andava per via, sí forte le veniva del cencio, che altro che torcere il muso non faceva, quasi puzzo le venisse di chiunque vedesse o scontrasse. Ora, lasciando stare molti altri suoi modi spiacevoli e rincrescevoli, avvenne un giorno che, essendosi ella in casa tornata lá dove Fresco era, e tutta piena di smancerie postaglisi presso a sedere, altro non facea che soffiare; laonde Fresco domandando le disse:
— Cesca, che vuol dir questo, che, essendo oggi festa, tu te ne se’ cosí tosto tornata in casa? — Al quale ella tutta cascante di vezzi rispose: — Egli è il vero che io me ne sono venuta tosto, per ciò che io non credo che mai in questa terra fossero ed uomini e femine tanto spiacevoli e rincrescevoli quanto sono oggi: e non ne passa per via uno che non mi spiaccia come la mala ventura; ed io non credo che sia al mondo femina a cui piú sia noioso il vedere gli spiacevoli che è a me, e per non vedergli, cosí tosto me ne son venuta. — Alla qual Fresco, a cui li modi fecciosi della nepote dispiacevan fieramente, disse: — Figliuola, se cosí ti dispiaccion gli spiacevoli come tu di’, se tu vuoi viver lieta, non ti specchiar giá mai. — Ma ella, piú che una canna vana ed a cui di senno pareva pareggiar Salamone, non altramenti che un montone avrebbe fatto intese il vero motto di Fresco, anzi disse che ella si voleva specchiar come l’altre: e cosí nella sua grossezza si rimase, ed ancor vi si sta.
Testo del Decameron nell’edizione a cura di Aldo Francesco Massèra (Laterza, Bari 1927), trascritta su Wikisource, disponibile con licenza CC BY-SA 3.0.
Commento
Emilia racconta il motto più breve della giornata. La Cesca è giovane, piuttosto bella, ma così piena di sé che trova tutti sgradevoli e se ne lamenta continuamente.
Un giorno torna a casa sbuffando e dice allo zio Fresco che per strada ha visto tanta gente spiacevole da non voler più uscire. Fresco, che non sopporta i suoi modi, le dà un consiglio: se ti dispiacciono le persone spiacevoli, non specchiarti mai.
La Cesca, che è anche poco intelligente, non capisce la battuta. È un dettaglio comico in più: il motto colpisce, ma la vittima non se ne accorge. Emilia lo presenta come un esempio di quanto la vanità renda ciechi.
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